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Scritto Sabato 23 ottobre 2021 alle 09:37

L’ultimo saluto ad un amico vero

Stefano Galli
Ho saputo ora della scomparsa di Stefano Galli, un amico vero che per me ha significato molto, soprattutto a livello di  vicinanza umana, ma anche professionalmente  per la mia lunga presenza nella sanità pubblica lombarda.

Lo conobbi a Lecco nel 1994, quando ero Amministratore Unico della Italgru Spa in Concordato Preventivo, una delle tante partecipate della Holding Finanziaria Pafi SpA, Gruppo industriale dove lavoravo da tempo.

Me lo presentò un comune amico, l’allora Vice Sindaco Felice Tavola, e nacque fra noi subito quel rapporto di stima e simpatia, forse per il fatto che io svolgevo il mio compito non per liquidare semplicemente quell’Azienda, ma per salvarla  mantenendo intatti i posti di lavoro ed il suo prezioso know how.

Fu Stefano a proporre la mia candidatura a Bossi, come Manager che avrebbe portato anche nel pubblico il piglio e l’entusiasmo prodotto per salvare e vendere Italgru ad una Società che lavorava nel settore.

Fu grazie a Lui se venni nominato prima a Gardone Val Trompia (Asl) e poi a Como e a Melegnano (Aziende Ospedaliere). E fu sempre Lui a volermi a Sondrio (Asl) e poi a Lecco, anche dopo la prima vicenda giudiziaria che mi tenne al palo per lunghi anni risolvendosi, ovviamente,  in un’assoluzione piena.

Fu Lui ad accogliermi al Manzoni il primo giorno di investitura, prendendomi sotto braccio per indicarmi i problemi da risolvere per primi: l’attenzione da riservare a Merate e Bellano, i piccoli grandi problemi da affrontare a Lecco, mettendo per primi quelli dei PS, dei parcheggi, dell’asilo aziendale, tutte cose che interessavano più ai pazienti ed ai dipendenti che a Regione Lombardia.

Fu lui, però, a garantire i finanziamenti mancanti nei due lotti che avrebbero cambiato il volto al Mandic, ma che lo avrebbero azzoppato se i soldi per le nuove sale operatorie e la nuova rianimazione non fossero stati aggiunti al finanziamento dei lavori di ristrutturazione del Presidio tanto caro sia a me che a Lui.

Io ho patito nel 2014 un’ingiusta sospensione durata un anno, misura che mi ha anticipatamente privato del mio impegno nell’Azienda Ospedaliera della Provincia di Lecco,  in una vicenda poi risoltasi, ovviamente, con l’archiviazione da parte del Tribunale di Lecco. Poca cosa rispetto a tutto quello che ha patito Lui nella vicenda “spese pazze”, con al centro il Consiglio Regionale della Lombardia.

Niente più carica, niente più lavoro, niente più stipendio, indennità o altro, ancora troppo giovane per percepire la pensione. Casa pignorata , conti correnti bloccati, richiesta astronomica di indennizzo richiesta dal Giudice anche per conto dei Consiglieri indagati di cui era Capo Gruppo, molto prima di una sentenza definitiva di condanna.

Condannato a una vita grama e disperante, ancor prima di essere condannato da una sentenza definitiva, così come dovrebbe essere in un Paese sviluppato e a democrazia avanzata.

Davvero una brutta fine per uno come Stefano, che al Direttore Generale della Sua Lecco non ha mai chiesto favori che non fossero di utilità agli Ospedali ed ai Poliambulatori, e che mai ha proposto nominativi da far avanzare in carriera, rispettoso dei ruoli di ciascuno di noi.

Oltre ad essere un amico che rimpiangerò, si è dimostrato con me un gentiluomo ed un politico serio,  impegnato per i suoi Ospedali senza chiedere favori, ma sempre disponibile ad aiutare le Aziende Sanitarie lecchesi ed i cittadini che ad esse si rivolgevano per essere curati e guariti.

Ciao Stefano, amico vero.
Dr. Mauro Lovisari - Ex direttore generale azienda ospedaliera lecchese
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