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Scritto Martedì 11 gennaio 2022 alle 16:00

Valsassina: chiesti 8 mesi per un padre accusato di stalking

Ha descritto le condotte dell’imputato quali “cicatrici” che faranno parte delle due bambine per sempre l’avvocato Alessandra Carsana, concludendo la sua discussione per il procedimento a carico dell’ex compagno della sua assistita, accusato di stalking. Durante la sua requisitoria, anticipata quest’oggi solo dalla richiesta della pubblica accusa -rappresentata dal Vpo Mattia Mascaro- di condanna dell’imputato ad una pena di 8 mesi di reclusione, la toga lecchese ha ripercorso quanto acquisito nel corso della lunga istruttoria, che ha visto sfilare al cospetto del giudice Giulia Barazzetta diversi testimoni. Una persona irosa che non sa contenersi: è così che l’avvocato Carsana ha descritto l’imputato, un 50enne dell'Alto Lago; secondo la toga infatti le condotte che avrebbe perpetrato nei confronti della sua assistita non sono da ricondurre ad una “pazzia” legata alla possibilità negata di tenere le figlie ma anzi sono frutto di un disegno preciso e ben calcolato. L’avvocato ha ricordato al giudice come i due -all’epoca residenti in un paesino della Valsassina- abbiano deciso di interrompere la convivenza nel 2011, quando le due bambine avevano rispettivamente quattro anni e un anno e mezzo. All’inizio i rapporti tra gli ex conviventi erano pacifici ma poi nel 2013 l’imputato ha iniziato a porre in essere condotte -tra quali ingiurie, minacce e insulti- che hanno costretto la donna a rivolgersi alle autorità penali, tanto da ricevere a fine anno un richiamo da parte del Questore che tuttavia non ha sortito alcun effetto, anzi ha peggiorato la situazione. Credendo di trovarsi in un “complotto” organizzato da Istituzioni, servizi sociali, scuola, Autorità e Tribunale, l’uomo ha - nella ricostruzione del legale di parte civile - iniziato a perseguitare famigliari e contatti della donna, presentandosi al lavoro di questi o sotto la loro abitazione per chiedere loro aiuto. Con gli anni la situazione è degenerata, tanto che nel 2015 l’imputato ha iniziato a presentarsi davanti alla scuola frequentata dalle figlie; lì, diverse mattine all’ingresso in aula, l’uomo avrebbe insultato e minacciato la ex compagna alla presenza non solo delle figlie ma anche degli altri bambini, genitori e insegnanti. Un altro episodio richiamato dall’avvocato Carsana ha riguardato la prima comunione della primogenita, quando l’uomo si era presentato in chiesa insultando anche la madre della sua ex. Ma, sempre secondo quanto riferito al giudice dalla parte civile, le condotte dell’imputato non si sarebbero concentrate solo sugli adulti ma anzi avrebbe accusato la figlia maggiore, di soli otto anni, “di essere la causa di tutto perchè sei come tua madre, in te non c’è niente di buono”. Una bambina, secondo l’avvocato Carsana, che non è mai stata bambina perchè il padre non gliel’ha permesso. Non avrebbe risparmiato nemmeno la figlia minore, alla quale avrebbe raccontato -tanto quanto alla sorella- che il nuovo compagno della madre avesse qualche malattia venerea perchè era solito frequentare prostitute. Per questi motivi l’avvocato ha chiesto al giudice la condanna dell’uomo. La parola è poi successivamente passata alla difesa dell’uomo, l’avvocato Marco Rigamonti del foro di Lecco, che nella sua lunga requisitoria durata circa 3 ore ha innanzitutto ricondotto le condotte del suo assistito al dolore provato per non poter vedere più le figliolette. L’avvocato ha parlato di un dolore autentico dell’uomo, affranto dalla mancanza delle due bimbe. Ha descritto poi una serie di ombre, da una parte e dall’altra, descrivendo il suo assistito come una persona esuberante che si esprime in modo concitato perchè gli è stato negato il diritto di fare visita alle figlie. La difesa si è poi concentrata sulle dichiarazioni rese dai testimoni che hanno sfilato in aula, definendole “autoreferenziali” in quanto, secondo la tesi dell’avvocato Rigamonti, riconducibili tutte alla persona offesa: sarebbe stata lei la fonte delle frasi pronunciate dalle figlie, così come dalle decisioni prese da assistenti sociali e dal tribunale per l’affidamento delle bambine. Per questi motivi la toga ha chiesto l’assoluzione del suo assistito.
Il giudice, dopo una lunga udienza -iniziata alle 12.30 e terminata dopo le 17- ha rinviato per repliche ai primi di marzo.
B.F.
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