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Scritto Giovedì 24 febbraio 2022 alle 14:22

Tre Medaglie d'Onore anche a Primaluna e Taceno, 'perché non ci sia più guerra'

Il Prefetto Castrese De Rosa ha consegnato questa mattina in Valsassina le ultime tre Medaglie d’Onore concesse in occasione dell'ultima Giornata della Memoria ai cittadini che durante il secondo conflitto mondiale sono stati deportati e internati nei lager nazisti.
“Una bella esperienza portare questi riconoscimenti sul territorio" ha esordito Sua Eccellenza a Primaluna. "Le storie dei famigliari di cui oggi voi siete a ritirare la Medaglia sono belle nel senso che con la loro testimonianza possiamo dire ai giovani che la guerra deve essere un insegnamento perché non accada più, anche se proprio questa notte ne è scoppiata un’altra in Ucraina”. Una cerimonia semplice e sobria, come nello stile del Prefetto, ma che ha portato l’attenzione sul fatto che “dobbiamo continuare a non darci per vinti per non dimenticare”.


La consegna delle medaglie a Primaluna

Il primo cittadino Mauro Artusi ha quindi ringraziato De Rosa "per la sua presenza sul territorio" e il signor Augusto Amanti per la ricerca "che ci ha fatto conoscere le storie di persone che hanno dato tanto a tutti noi, a partire dall'ex sindaco Giuseppe Manzoni, un maestro per tante generazioni, che con i suoi insegnamenti ha permesso di avere delle comunità solide con valori importanti. Grazie alla loro difficile esperienza sono riusciti a trasmettere dei grandi ideali”.


La medaglia attribuita a Giuseppe Manzoni

Meritevole della Medaglia d'Oro proprio Giuseppe Manzoni, maestro elementare: nato a Cortabbio il 19 novembre 1919, conosce le atrocità della guerra quando viene chiamato alle armi nel dicembre del 1941 presso l’89° Reggimento Fanteria. Promosso Caporale nel febbraio 1942, viene trasferito come Sergente ad Avellino nel luglio dello stesso anno per frequentare il corso allievi ufficiali. A dicembre è poi nominato Sottotenente di completamento e inviato sul fronte greco-albanese nella primavera del 1943. Viene fatto prigioniero dai tedeschi in Grecia e internato in diversi campi insieme a personaggi destinati a diventare famosi nel dopoguerra come lo scrittore Giovanni Guareschi, Giuseppe Lazzati, futuro rettore dell’Università Cattolica di Milano, Alessandro Natta – poi segretario generale del PCI - e l’attore Gianrico Tedeschi. Viene liberato dalle truppe alleate nell’aprile del 1945 e rimpatriato nell’agosto di quello stesso anno presso il Centro alloggio di Como. Il 6 ottobre del 1958 gli viene conferita la Croce al merito di guerra per il periodo bellico e per l’internamento in Germania.
A ritirare il riconoscimento alla sua memoria i figli Celestina e Adolfo Manzoni, a cui si è unita anche la figlioccia di battesimo.


Costanza Selva con la medaglia per lo zio Francesco

La seconda Medaglia è stata invece conferita a Francesco Selva, nato a Barcone di Primaluna il 27 marzo 1923, chiamato alle armi il 10 settembre 1942 nell’89° Reggimento Fanteria Genova. Fabbro di professione, partecipa alle operazioni in diversi territori dichiarati in stato di guerra come Ordine Pubblico. Viene fatto prigioniero dai tedeschi il 12 settembre 1943 a Milano e internato in Germania. Viene liberato dalle truppe alleate a fine guerra e rimpatriato nel mese di luglio del 1945 presso il centro alloggio di Como.


La cerimonia di Taceno

A Taceno, la Medaglia è stata invece assegnata ad Antonio Aldè, nato a Blevio il 30 marzo 1924: anch'egli fabbro, viene chiamato alle armi il 10 maggio 1943, nel 5° Reggimento alpini, Battaglione Morbegno. Fatto prigioniero dai tedeschi il 9 settembre 1943 a San Candido (BZ), viene internato nello Stammlager IV B di Muhlberg (Brandeburgo) per poi essere liberato dall’Armata rossa il 23 aprile 1945 e rimpatriato il 22 agosto dello stesso anno presso il centro alloggio di Bolzano. Il 28 maggio 1960 gli viene conferita la croce al merito di guerra per l’internamento in Germania.
Il riconoscimento è stato ritirato dai figli Felice ed Augusta.


I figli di Antonio Aldè

“Per Primaluna ci sono stati 39 deportati e cinque sono morti, due all’interno dei lager e altri tre di tubercolosi appena rientrati" ha spiegato Augusto Amanti. "Vogliamo ricordare questi avvenimenti per far sì che non ci dimentichiamo di quanto successo, che non si ripeta più. Il nominativo di Aldè è stato dato dai famigliari, poi grazie al passaparola e alla presenza del Prefetto sul territorio sono state fatte ulteriori ricerche e sono riuscito a risalire a lui”.
Dopo i ringraziamenti ai presenti, il sindaco di Taceno Alberto Nogara ha ricordato Antonio Aldè che “con il suo sacrificio ha permesso di costruire un pezzo di storia", per poi citare Primo Levi. "Il Giorno della memoria deve fungere da monito a tutti noi per non dimenticare, perché solo così possiamo realizzare qualcosa di positivo”.
M.A.
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