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Scritto Martedì 22 marzo 2022 alle 18:38

Giornata mondiale dell’acqua (che non c’è). I numeri parlano chiaro: è allarme siccità

“Piove su i nostri volti silvani”. Chi non ha mai sentito o letto questi versi, almeno una volta? Era il 1902 quando Gabriele D’Annunzio componeva La pioggia nel pineto, una delle liriche più belle e struggenti della poesia italiana. Un secolo e due decadi dopo, non possiamo fare a meno di chiederci cosa avrebbe potuto scrivere il Vate se fosse vissuto oggi. Già, perché quello che è finito domenica scorsa, 20 marzo, è stato uno degli inverni più secchi degli ultimi anni. E di pioggia se n’è vista ben poca, né nel pineto né altrove.
Poco male, potrebbe pensare chi non ama particolarmente l’acqua scrosciante e avrebbe piacere a vivere in un’estate perenne. Ma la pioggia è essenziale, per tante ragioni: come ricorda Legambiente, la sola Lombardia consuma 1,42 miliardi di litri d’acqua in un anno e le colture della Pianura Padana, specialmente riso e mais, sono molto esigenti in fatto di irrigazione. Oggi, 22 marzo, ironicamente cade proprio la Giornata Mondiale dell’Acqua. Vale allora la pena di andare a vedere più da vicino i numeri della crisi idrica.

Foto scattata quest'oggi a Lecco

D’altro canto, non c’è bisogno di essere meteorologi per essersene accorti: chiunque ha potuto constatare che quest’inverno ha piovuto pochissimo. Basta andare a passeggiare in montagna, o tra i campi della pianura, per vedere con i propri occhi la siccità del terreno. Tra i dati che Arpa Lombardia – l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente – mette a disposizione di tutti, ci sono proprio quelli relativi alle precipitazioni. Abbiamo così selezionato 7 stazioni di rilevamento della nostra provincia, in modo da coprire in modo più o meno omogeneo le zone del territorio: Barzio, Carenno, Casatenovo, Lecco, Osnago e Premana. Facendo una media tra i valori di queste stazioni, abbiamo scoperto che tra il 20 dicembre 2021 e il 20 marzo 2022 sono caduti 32,74 millimetri di acqua in Provincia di Lecco. Ovvero: tre centimetri in tre mesi.

Un dato preso di per sé dice poco o nulla. I numeri vanno sempre contestualizzati e, soprattutto storicizzati. Proviamo allora a guardare i dati degli inverni precedenti. Lo iato rispetto all’inverno scorso, quello a cavallo tra 2020 e 2021, è impressionante: in quell’occasione i millimetri d’acqua caduta dal cielo sono stati 203,20. Quasi sette volte di più rispetto a quest’ultimo inverno. C’è da dire che l’inverno 2020/2021 aveva a suo modo rappresentato un’anomalia, ma di segno opposto: le precipitazioni erano state particolarmente abbondanti. Infatti, se andiamo ancora a ritroso, vediamo che nell’inverno 2019/2020 i millimetri caduti sono stati 169,2, nell’inverno 2018/2019 invece 96,7 e in quello 2017/2018 sono stati 218,2. Valori diversi tra di loro, ma comunque molto superiori a quelli registrati quest’anno. Insomma, negli ultimi 5 inverni non ha mai piovuto così poco come nell’ultimo.


Ma non è finita qui. Se pensiamo all’inverno, solitamente pensiamo alla neve e alla magica atmosfera del Natale quando il soffice e delicato manto bianco copre ogni cosa. Eppure, negli ultimi anni non nevica più. Anche questo è un dato che tutti noi abbiamo sotto gli occhi, senza essere scienziati. Questo accade un po’ perché non piove, un po’ perché le temperature si sono alzate. Poco male, direbbe ancora chi vuole l’estate perenne: vuoi mettere la scocciatura della neve che blocca tutto? Vero, se solo non fosse che le precipitazioni nevose costituiscono le riserve d’acqua indispensabili per far fronte alla siccità tipica dei mesi estivi.
Anche sul fronte nevoso l’inverno 2020/2021 ha rappresentato un’anomalia: tutti abbiamo ancora negli occhi le fotografie della neve caduta copiosa sulle nostre montagne, ma anche in città e in pianura, mentre eravamo confinati in casa durante il lockdown. Quest’anno, con le nevicate abbondanti di inizio novembre, ci siamo illusi al pensiero che potesse essere replicato un bianco inverno. E, invece, le cose sono andate diversamente, e di neve non se n’è vista. Ma guardiamo i numeri. Anche in questo caso, la fonte dei nostri dati è Arpa Lombardia, che registra l’altezza della neve. Nella nostra provincia l’unica stazione di rilevamento è sulle piste da sci dei Piani di Bobbio, a Barzio.

Nevicata di inizio inverno

La prima neve della stagione 2021/2022 è caduta il 4 novembre scorso (21,9cm). Statisticamente vuol dire poco o nulla, perché non ci dice come ha nevicato, ma se facessimo una media di quest’inverno, scopriremmo che l’altezza della neve è stata di 31,12 centimetri su 131 giorni di rilevazioni. Una miseria, se lo confrontiamo con i 125,39 di media dell’inverno 2020/2021 (175 giorni tra il primo e l’ultimo giorno di neve, dal 16 ottobre 2020 al 18 maggio 2021). Vero è che la stagione di quest’anno non è ancora finita, ma visto l’andazzo facciamo molta fatica a immaginarci nuove nevicate primaverili. L’anno scorso è stato eccezionale, come dicevamo. Ma negli anni ancora precedenti è comunque caduta più neve rispetto a quest’inverno. Lasciamo parlare direttamente i numeri nudi e crudi, che ci mostrano l’andamento dell’altezza della neve nell’ultimo decennio.


Tutto questo, ovviamente, ha delle ripercussioni sul lago e sull’Adda. Alle ore 16 di oggi, 22 marzo, secondo i dati messi a disposizione dell’Ente regolatore dei grandi laghi, il livello del Lario è a -31,8 centimetri sotto allo zero idrometrico, con una percentuale di riempimento pari al 5,3%. Non siamo ancora ai minimi storici, ma poco ci manca. In questo senso il dato più basso registrato dal 1946 a oggi risale al 1982: parliamo di -38.5 centimetri. Ci mancano ancora 7 centimetri per raggiungere il punto più basso, ce la faremo?

Se si abbassa il livello del lago, chiaramente si abbassa anche quello della diga sull’Adda, tra Calolziocorte e Olginate. Qui – spiegano da Arpa Lombardia – ai minimi storici invece ci siamo già arrivati: il livello dell’acqua è più basso di quello a cui è collocato il sensore (0,86 centimetri). Insomma, c’è così poca acqua che la strumentazione non riesce a misurarla. Questo non era mai successo dal 1998, quando è iniziata la serie di rilevazioni.

La situazione è molto grave, anche perché a breve sarà necessario iniziare a irrigare i campi della pianura, con tutto quello che ne consegue per l’agricoltura, in un contesto già stressato dalle ripercussioni della guerra in Ucraina. Le conseguenze, però, non sono solamente economiche, ma anche ecologiche: “Già oggi i fiumi sono in sofferenza, con la portata rilasciata dai laghi ai minimi storici, non vogliamo vedere gli alvei completamente a secco quando occorrerà ricominciare a immettere acqua nei canali: sarebbe un danno ecologico inaccettabile per i nostri corsi d’acqua” denuncia Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia.
Chissà se nelle prossime settimane tornerà a piovere sui nostri volti, silvani o no. Ce ne sarebbe un disperato bisogno.
Michele Castelnovo
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