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Scritto Sabato 26 marzo 2022 alle 17:06

Dalla Brianza alla Valsassina gli allevatori in ginocchio per i rincari di energia e mangimi

È una situazione difficilissima quella che stanno affrontando gli allevatori in questo momento: fronteggiare un improvviso e incontrollato aumento del prezzo delle materie prime con conseguenza crescita dei costi senza poter adeguare i ricavi minaccia seriamente chi lavora con gli animali per permettere poi di offrire ai consumatori prodotti di alta qualità.
"Luce e gas, mangime e medicinali: tutto è aumentato. Perfino la scopa per pulire la stalla! Ma il prezzi del nostro prodotto è aumentato solo nei banchi dei negozzi mentre a noi lo pagano ancora come prima anzi é diminuito il consumo perchè la gente vuole risparmiare, quindi se vuoi vendere devi accettare il prezzo che fa chi si occupa di distribuzione" racconta con un filo di amarezza il valtellinese Oscar Fondrini, gestore degli alpeggi di Giumello (Casargo) e Chiaro (Bellano) dopo per tre mesi l'anno, in estate, trasferisce interamente la sua azienda agricola vendendo poi direttamente i propri prodotti caseari.

Oscar Fondrini

Donato Gobbi, allevatore, anche lui valtellinese, gestore dell'alpeggio di Camaggiore a Bellano, nella sua azienda agricola a Piantedo alleva vacche conferendo poi il latte alla latteria sociale di Delebio. Nella bella stagione, la moglie con una parte dei bovini raggiunge la Perla della Muggiasca dove trasforma direttamente il latte in formaggio, ricotta e caprino.
"Attualmente la farina è aumentata parecchio: siamo passati da un prezzo di 19€ al quintale a circa 50 - spiega - Anche il carburante agricolo che utilizziamo per l'attività è ben più caro: lo scorso anno il prezzo era di 0,49€ al litro, adesso è di 1,40€. Il latte che conferisco alla latteria invece mi viene sempre pagato lo stesso, 0,41 € al litro più Iva. Il fieno, per fare un altro esempio, in questo momento mi costa 22€ al quintale ma voci di settore dicono ci sarà un aumento anche su questa voce di spesa. Forse questo potrebbe essere influenzato dal fatto che nella stagione invernale appena passata non ci sono state piogge e ciò determina un ritardo nella produzione di foraggio: da noi solitamente i primi giorni del mese di maggio si procede con la fienagione ma quest'anno i terreni così aridi, ci faranno ritardare il processo".

Giacomo Gobbi

Altri rincari sono segnalati anche da Giacomo Gobbi, che nell'azienda agricola del fratello Davide, a Margno, alleva capre orobiche. "Il latte in polvere per i capretti lo scorso anno mi costava dagli 80 ai 85€ ogni sacco da 25 chilogrammi, adesso lo stesso sacco mi costa 106€". Anche l'alimentazione dei capretti ha subito un aumento.

Stesso parere anche da Mauro Pomi che a Primaluna, con la zia, ha il suo allevamento di bovini e caprini e in estate si trasferisce in Val Biandino. "Non so dove andremo a finire di questo passo - racconta - E' aumentato tutto. La bolletta della luce e del gas, i mangimi. Per fortuna non devo comprare il latte in polvere per i piccoli in quanto le capre quest'anno hanno una buona produzione e i parti sono stati tutti di un solo capretto per capo adulto. Oggi vado a prendere del fieno per averne ancora un pò di scorta: non so che prezzo mi verrà proposto, ho sentito che sul mercato il prezzo è sui 25 € al quintale, vedremo" conclude Mauro.

Mauro Pomi

Anche in Brianza la situazione non è migliore. A confermarlo le parole di Antonio Ciappesoni, titolare dell'azienda agricola situata in località Berio a Bulciago. "Stiamo vivendo una fase difficile, un vero e proprio massacro. Non sappiamo come muoverci, è davvero un tutto molto complicato. Sembra che ci piangiamo addosso, ma 365 giorni all'anno lavoriamo per mantenere il territorio, lavorando i campi. Anche il costo del concime è aumentato, soprattutto perché arriva dalla Russia. L'Italia ormai non produce più materie prime e per questo motivo siamo costretti ad andare a reperirle all'estero'' continua Ciappesoni, ricordando che la guerra in Ucraina e il Covid hanno messo in ginocchio i piccoli allevatori locali. '"Anche se ci viene pagato di più il latte, il guadagno non è nulla rispetto alle ingenti spese che stiamo affrontando per acquistare la materia prima. Se sommiamo il costo di quello che acquistiamo e di quello che vendiamo, ci rendiamo conto che il guadagno è veramente minimo rispetto alla spesa. Ma cerchiamo di non perdere la passione che mettiamo nel nostro lavoro, nel quale crediamo fortemente".

Antonio Ciappesoni

Scelta drastica invece, quella alla quale è giunta la famiglia Binda, titolare di una azienda agricola a Bosisio Parini: rinunciare all'allevamento dei bovini in quanto "le uscite sono ormai diventate al pari delle entrate. Ci siamo resi conto che con la vendita del latte non riusciamo a tirare avanti" spiega Gianluigi, uno dei referenti dell'attività, descrivendo la gravità del periodo che stanno attraversando tanti suoi colleghi. La famiglia bosisiese trae sostentamento anche da altre attività agricole e, per questo ha deciso di sacrificare l'allevamento e la vendita del latte. "La nostra azienda è autosufficiente per quanto riguarda la produzione del foraggio, ma ci siamo resi conto che le aziende che invece devono acquistare il fieno stanno affrontando ulteriori difficoltà. Sui bovini purtroppo mi sono rassegnato, ho già contattato dei commercianti per poterli vendere" continua il bosisiese. "Andando avanti la situazione peggiorerà, soprattutto per la speculazione".
Come ci ha spiegato Binda infatti, il latte viene pagato agli allevatori molto meno del prezzo di vendita al consumatore finale e far quadrare i conti è diventato difficile considerando le spese sempre più elevate. "Purtroppo non possiamo che adeguarci alla situazione".

La speranza di chi riesce a stringere i denti è che questi aumenti non siano un punto di non ritorno con drammatiche conseguenze a livello sociale ma anche in termini di indipendenza alimentare e di qualità del prodotto.

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