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Scritto Giovedì 12 maggio 2022 alle 18:16

Lecco: relazione violenta finisce con la moglie che 'scappa' con un'altra e il marito a processo

L'ingresso del Tribunale di Lecco
La “Giustizia” torna a occuparsi di una coppia lecchese. Se la moglie nel febbraio 2021 ha optato per l'applicazione pena, patteggiando 15 mesi per la pesante accusa di “abbandono di minore” dopo essersi allontanata da casa per giorni per partecipare ad una festa, lasciando quattro figli tutti under 18, quest'oggi si è aperto un (altro) processo a carico del marito, già giudicato in Tribunale a Lecco per i reati di evasione (8 mesi, per essersi allontanato dall'abitazione dove era stato posto ai domiciliari) e detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente (2 anni e 6 mesi, per essere stato pizzicato dai Carabinieri nell'aprile 2020 con in auto un secchio contente un chilo di hashish, già suddiviso in panetti).
Maltrattamenti in famiglia e lesioni le nuove contestazioni mosse all'uomo, classe 1982, origini balcaniche e altri trascorsi dietro le sbarre.
Il fascicolo muove dalle querele sporte a suo carico dalla consorte, oggi escussa quale testimone, non costituita parte civile, come invece lo è il sindaco pro tempore del comune di Lecco per conto dei quattro figli minori della coppia, oggi in parte in una struttura ed in parte in affido presso altre famiglie. Rispondendo in primis alle domande del pubblico ministero Giulia Angeleri, la donna, classe 1984, ha ripercorso la relazione intrattenuta con l'imputato, tra alti e bassi, tra il 2002 e il 2020. I problemi, a suo dire, sarebbero sorti dopo la prima gravidanza quando l'allora compagno – diventato successivamente formalmente suo marito – l'avrebbe schiaffeggiata al rientro dall'ospedale per averlo svegliato suonando il campanello. Nel 2007 uno degli episodi che la lecchese ha etichettato come più gravi e costato già al tempo una denuncia al padre dei suoi figli: l'albanese avrebbe chiuso in casa la moglie, sua madre e la bambina. Un qualcosa di analogo a quanto ripetuto poi nel 2013, dopo un primo stop alla relazione, ripresa con la promessa di un cambio nella gestione dei rapporti. L'imputato avrebbe colpito una figlia – la sola contro cui, nel tempo, avrebbe usato violenza – con una tazzina, ferendola in faccia, impedendo poi alla compagna di uscire, bloccandola, con la minore in cucina, dopo aver mandato vetri in frantumi. Finito in carcere, il balcanico sarebbe infine stato nuovamente riaccolto dalla denunciante in casa nel 2015, sempre secondo la versione resa oggi dalla stessa, convivendo “senza grosso fatiche” fino al 2018 quando, complice il ritorno all'utilizzo di droghe, avrebbe ricominciato ad essere aggressivo nei confronti della donna, anche al cospetto dei bambini. Fino al 2019 quando le cose sarebbero nuovamente precipitate, anche dinnanzi alla decisione della lecchese di intraprendere una storia omosessuale con un'amica.
Proprio la “fidanzata” ha aperto l'udienza odierna, ricordando di essere intervenuta la sera in cui, nell'aprile 2019, la denunciante ha maturato la decisione di andarsene di casa, mandando su tutte le furie l'imputato che, dopo essersi ripreso i bambini, non le avrebbe permesso per settimane di vederli. Non sono mancate però “osservazioni” in favore dell'uomo - “quando lo vedevo con i bambini sembrava il padre modello” e “i bambini sembravano molto attaccati a lui” - e contro la donna (con cui ha troncato i rapporti), sottolineando presunte “instabilità” della stessa e bugie raccontatele durante la frequentazione.
Sentiti poi altri amici della coppia, oltre a un'assistente sociale in relazione ai contatti avuti con i due e alla situazione dei figli. Già calendarizzata una nuova seduta per il proseguo dell'istruttoria con l'audizione dei testi della difesa, rappresentata dall'avvocato Marcello Perillo.
A.M.
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