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Scritto Giovedì 23 giugno 2022 alle 16:24

Siccità/4: la crisi idrica 'passa' dal lago all'Adda mediante otto paratoie che dal 1946 regolano il flusso d'acqua oggi 181 mc/s

Nelle puntate precedenti abbiamo mostrato le condizioni dei torrenti e dei ruscelli della Valsassina, poi del lago di Lecco in cui confluisce il Pioverna che raccoglie i corsi d’acqua della zona, quindi uno spaccato della situazione vista da Lario Reti, la società interamente pubblica che gestisce a livello provinciale il ciclo idrico integrato. Con questa quarta puntata, il nostro viaggio riprende verso sud. Ci lasciamo il lago alle spalle e costeggiamo il fiume Adda lungo l’Alzaia.



Ben al di sotto dei frangiflutti l’acqua scorre all’interno di tutte le arcate irregolari del Ponte Vecchio che in sette secoli di storia, oltre a diverse guerre, avrà visto periodi di siccità anche più gravi di quello odierno. L’Isola Viscontea è circondata da spiagge ghiaiose comparse anche nei pressi dell’antico borgo di Pescarenico, dove troviamo alcuni pescatori. Lungo gli argini l’acqua è bassa a tal punto da rendere inutilizzabili i pontili per le barche.



A fare da cornice a questo tratto di territorio di manzoniana memoria, proprio là dove “il lago cessa e l’Adda ricomincia”, vi sono una serie di scarichi. Attivi – probabilmente - solo per l’immissione di acque piovane. Tuttavia, i diversi tubi in cemento che sbucando dagli argini attraversano le rive finendo poi nel fiume non restituiscono un’immagine positiva.


Più a sud, incontriamo la diga di Olginate, struttura fondamentale per la gestione dei flussi in uscita dal Lario e in ingresso nel “grande fiume” lecchese. Uno sbarramento lungo 150 metri, con otto paratoie alte quattro metri l’una, la cui edificazione risale agli anni fra il 1940 e il 1945. A gestirla è il Consorzio dell’Adda, ente pubblico. Il deflusso attuale dalla diga è pari a 181 metri cubi d’acqua al secondo. Negli ultimi sei decenni la media del periodo di giugno è stata di circa 220 metri cubi/secondo.
Nonostante la minor fuoriuscita dal lago di Lecco, il livello di quest’ultimo continua a calare. Con la regolazione delle paratoie della diga è possibile gestire il bacino quasi fosse un grande invaso, alternando periodi di conservazione dell’acqua all’interno del Lario ad altri di restituzione verso il suo naturale deflusso attraverso il fiume Adda. Un’attività di regolazione in corso dal 1946, anno in cui è entrata in funzione la diga.


In condizioni normali, il prezioso bene viene immagazzinato nel lago durante due periodi dell’anno. Da maggio a luglio e da ottobre a dicembre. Viene restituita al fiume durante altrettanti momenti: da gennaio ad aprile e da agosto a settembre. La fase di rilascio all’inizio dell’anno è diretta a ottimizzare il funzionamento delle centrali idroelettriche lungo l’Adda. Il deflusso regolato nei mesi successivi è, invece, orientato a fornire acqua all’irrigazione dei campi agricoli padani.
L’attuale diminuzione costante di quella conservata nel bacino del lago di Lecco si verifica nel momento in cui si dovrebbe avere una dinamica opposta: la conservazione. Siccità, scarse piogge e assenza di neve sulle vette montuose del territorio sono la causa principale di questa crisi idrica. Tuttavia, a influenzare il quantitativo racchiuso nel bacino del lago sono anche gli invasi artificiali dell’arco alpino situati a nord.


Da maggio a settembre gli invasi di montagna immagazzinano acqua proveniente dal discioglimento delle nevi. Attività in corso in questo periodo. Le riserve sono passate dai 70 milioni di metri cubi a metà del mese di aprile ai 178 milioni attuali. Masse che vengono "fermate" nel medesimo periodo – da maggio a luglio – in cui è previsto il trattenimento anche nel lago di Lecco.
Se gli invasi di montagna soffrono meno le conseguenze della siccità, non si può dire altrettanto per quanto riguarda il nostro territorio. L’afflusso attuale di acqua in ingresso nel lago è pari a 148 metri cubi al secondo. Il deflusso verso l’Adda è pari a 181 metri cubi al secondo. Il saldo è negativo. Una situazione che compromette la fase di conservazione delle acque da rilasciare poi da agosto a settembre – come avviene da sessant’anni – a favore delle coltivazioni agricole nella pianura padana. Mentre negli invasi alpini la quantità conservata è in aumento, il bacino di Lecco si svuota.


A testimonianza del calo del volume d’acqua conservata nel Lario vi è la costante diminuzione del suo livello di altezza. Il 22 giugno – a Malgrate - il lago si trova a -17,8 centimetri al di sotto dello zero idrometrico. Circa 24 ore prima era a -14. Una tendenza sostenuta, in corso da diversi giorni. Di questi tempi, lo scorso anno, il lago di Lecco era +94. Un valore che segna una differenza di oltre un metro e dieci centimetri rispetto alla condizione attuale e che descrive chiaramente la gravità della siccità. Più giorni trascorrono senza piogge, sempre meno acqua sarà a disposizione per il rilascio nei prossimi mesi a favore dell’agricoltura.


Guardando all’andamento storico dell’altezza del lago, scopriamo dati interessanti. In località Fortilizio il Lario ha toccato, in queste ore, i -30 centimetri al di sotto dello zero. Livelli più bassi sono stati di frequente raggiunti anche dopo la creazione della diga di Olginate. Nel 1953 si arrivò a -61 centrimetri, sempre al Fortilizio. Record negativo che sarebbe stato superato solo tre decenni più tardi. Negli anni Cinquanta – in particolare dal 1955 al 1959 – il lago scese per diversi giorni consecutivi a valori compresi fra i -37 e i -48 centimetri al di sotto dello zero idrometrico a Malgrate. Dati negativi che vennero nuovamente raggiunti – per più giorni di fila – fra il 1961 e il 1965, anni in cui il picco negativo in località Fortilizio toccò il mezzo metro sotto lo zero.


Altri cali significativi del livello delle acque vennero registrati per quasi un decennio dal 1982 al 1991, fatta eccezione per il 1988, periodo in cui si scese spesso oltre i -40 centimetri a Malgrate. In particolare, nel biennio 1983-1984 rimase per oltre dieci giorni al di sotto dei -64 nel 1983 e a quota -70 nel 1984, quando vennero toccati due record negativi assoluti. In località Fortilizio -72 centimetri sotto lo zero idrometrico nel 1983 e -77 nel 1984. Nei primi anni Duemila si replicò uno scenario simile a quello appena citato, anche se in modo più contenuto. In quest’ultimo periodo l’altezza del lago rimase più volte e per diversi giorni sotto i -35 centimetri rispetto allo zero idrometrico.


Emerge però una differenza sostanziale fra i dati del passato e quelli odierni. I periodi di calo del livello del lago e della relativa diminuzione delle masse d’acque contenute al suo interno non sono mai avvenuti, salvo rarissimi casi - 1953, 1965 e 1976 – nel periodo fra maggio e luglio. Ovvero nei mesi in cui si opera per conservare l’acqua nel lago di Lecco per rilasciarla fra agosto e settembre a favore dell’irrigazione agricola dei campi della Pianura Padana. Nel fattore temporale troviamo quindi un elemento aggiuntivo che acuisce la gravità della crisi idrica causata dalla siccità che si protrae da mesi.
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L.A.
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