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Scritto Venerdì 09 settembre 2022 alle 08:16

PAROLE CHE PARLANO/89

Struzzo

Cominciamo subito con lo sfatare una credenza popolare: questo uccello non è così sciocco da nascondere la testa nella sabbia per paura di essere visto quando si trova in pericolo! Un gesto che ricorda tanto quello dei bambini di pochi anni che per nascondersi mettono le mani sugli occhi: non vedere per loro equivale a non essere visti.
In realtà, gli struzzi, se minacciati, abbassano il lungo collo o si appiattiscono a terra per assomigliare a un cespuglio, cioè per mimetizzarsi; in alternativa, si danno alla fuga, potendo raggiungere i 70 km orari! Ma che nessuno cerchi di metterli troppo in difficoltà: possono sferrare calci così potenti da ferire gravemente l'aggressore!
Tuttavia la cosa che potrebbe fare sorridere di più è il suo nome che deriva dal greco struthos, col significato di passero. In effetti, si tratterebbe di un "passero" di due metri e mezzo di altezza, per 120-160 kg di peso! Il suo nome scientifico, Struthio camelus, in parole povere passero-cammello, restituisce un pizzico di dignità al più grande uccello attualmente esistente e ci comunica una similitudine con il mammifero: la capacità anatomica e fisiologica di sopravvivere alle dure condizioni delle savane e dei deserti.
Una curiosità. L'emblema della casa editrice Einaudi è proprio uno struzzo, ereditato dalla rivista La Cultura di cui Giulio Einaudi fu l'ultimo editore, prima che il regime fascista la sopprimesse nel 1935. Ma l'origine del logo risale a prima del 1574; lo troviamo infatti in un libro in cui si narra di un cavaliere che riuscì a vendicare l'uccisione del fratello dopo lunghi anni di attesa; per questo prese a emblema uno struzzo, accompagnato dal motto Spiritus durissima coquit (lo spirito valoroso digerisce le cose più dure). Perché uno struzzo? Come molti uccelli, non avendo denti per masticare, è solito ingoiare pietre di varie dimensioni, fino a circa un chilogrammo di peso, che lo aiutano a triturare il cibo più coriaceo nello stomaco. 


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Rubrica a cura di Dino Ticli
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