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Scritto Domenica 11 settembre 2022 alle 08:43

Varenna: i canti cistercensi tornano a Villa Monastero, che stacca il biglietto numero 160.000

Il canto gregoriano nella versione cistercense è tornato a risuonare nelle stanze di Villa Monastero a Varenna dopo quasi cinquecento anni. Su ciò si soffermato compiaciuto il musicologo Angelo Rusconi, nel presentare l’appuntamento sabato 10 del Medfest, in corso in questi giorni nel territorio lecchese, che appunto proponeva i “canti dai monasteri cistercensi”. Eseguiti dall’Ensemble Antiqua Laus diretto da Alessandro Riganti, hanno avuto come cornice proprio la villa varennese che per trecento anni – tra XII e XVI secolo – fu convento di suore di clausura per diventare poi residenza signorile e oggi museo e sede di convegni. Certo, del vecchio monastero nulla è praticamente rimasto.

Il lacerto di un affresco della chiesa

E l’annessa chiesa – che ha ospitato il concerto – è soltanto da immaginare, suggestionati magari dal lacerto di un affresco che doveva essere pregevole. Ma, sconsacrata nel 1898, la chiesa fu utilizzata come sala delle danze e ora, intitolata al fisico Enrico Fermi, è appunto sala per convegni.
Prima del concerto, il pubblico ha potuto anche visitare la villa guidato dalla conservatrice della casa-museo Annamaria Ranzi, in una giornata peraltro particolare, visto che nella mattinata era stato staccato il biglietto d’ingresso numero 160mila acquistato da una giovane coppia francese.
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Ranzi ha sintetizzato la storia dell’edificio sorto alla fine del XII appunto come monastero per monache cistercensi. Il onastero venne soppresso nel 1567 dall’allora arcivescovo milanese Carlo Borromeo. Acquistato dalla famiglia valsassinese Mornico, che lo mantenne fino al 1862, fu trasformato in una villa e, dopo una serie di passaggi di proprietà e altre vicissitudini, nella prima metà del Novecento divenne pubblico per diventare sede di una scuola di fisica. Il resto è storia recente.

Una delle sale della Villa

Un pannello esposto nella “sala rossa” e un pieghevole ricostruiscono le origini religiose del complesso, i trecento anni in cui funzionò come monastero fino appunto alla chiusura decretata da san Carlo, dopo l’apertura del monastero della Maddalena a Lecco, per ragioni quasi “burocratiche”, glissando su certi aspetti controversi relativi alle condizioni dei monasteri femminili dell’epoca e che anche per Varenna e Lecco hanno alimentato una serie di leggende non proprio edificanti.

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Di là dalla storia, di fatto – per tornare a Rusconi – il canto gregoriano è risuonato nuovamente in queste stanze dopo quasi cinquecento anni. Canto gregoriano appunto nella versione cistercense, come cistercensi erano le monache varennesi. Che – ha spiegato il musicologo che è anima di questo festival medievale – presenta varianti significative rispetto al canto gregoriano tradizionale. Varianti volute da San Bernardo di Chiaravalle che contestava ai cluniacensi eccessivi virtuosismi favoriti anche da una certa bevanda alcolica che preparavano nei loro conventi e che aveva effetti benefici sulla voce. Bevanda a base di assenzio, come aveva detto il medievista Glauco Maria Cantarella nella serata inaugurale del festival a Palazzo delle paure.
Il festival prosegue fino al 20 settembre: programma, informazioni e prenotazioni su www.medfestlombardia.com
D.C.
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