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Scritto Sabato 17 settembre 2022 alle 21:54

Lecco: Alessandro Zan al flash mob sui diritti civili organizzato da Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra e +Europa

“Dietro ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta”. Con queste parole oggi pomeriggio Giada Martinoia, membro della segreteria lecchese dei giovani democratici e della conferenza delle donne democratiche, ha aperto la manifestazione sui diritti civili organizzata da Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra e +Europa in piazza Cermenati a Lecco.

Aurora Longo, Laura Bartesaghi e Sara Canali

“Noi vogliamo un’Italia ecologista, progressista e di sinistra” ha aggiunto Veronica Benaglia, membro del coordinamento provinciale di Sinistra Italiana. “Abbiamo deciso di unire le forze e organizzare questo evento a difesa dei valori fondanti della nostra costituzione. Sono conquiste che derivano dalla liberazione dal nazifascismo” ha poi sottolineato, a margine, Benaglia. I valori e le garanzie costituzionali di cui si parla erano rappresentati nei cartelli consegnati ad ogni partecipante al flash mob e sono stati sviluppati negli interventi che si sono susseguiti sulla piazza fronte Lago. “I diritti non sono conquistati per sempre. Siamo qui oggi come coalizione per segnalare ai giovani che c’è un’alternativa. Loro possono vivere in un Paese dove ognuno è libero di amare chi vuole, dove tutti hanno le stesse possibilità di istruirsi e curarsi gratuitamente” ha evidenziato Sara Canali, candidata al collegio plurinominale della Camera. “Per me un diritto non è altro che un riconoscimento di qualcosa che già esiste. Dobbiamo rivolgerci a chi ha uno sguardo di diffidenza nei confronti dei nuovi diritti, come il matrimonio ugualitario, lo ius soli, il diritto alla parità di genere” ha aggiunto Laura Bartesaghi, candidata della coalizione al collegio uninominale della Camera.

Al centro Alessandro Zan

“Di diritti non ce n’è mai abbastanza e dobbiamo essere pronti a difenderli. Ricordiamoci che qualcuno ha perso la vita prima di noi per permetterci di essere qui a manifestare liberamente. I diritti sono il progresso e l’eguaglianza” ha proseguito Aurora Longo, esponente di Articolo 1 e candidata per la coalizione nel collegio uninominale del Senato. “Nei trent’anni trascorsi al Parlamento Europeo mi sono resa conto come negli altri Paesi dell’Unione sono garantiti molti più diritti civili. Sui diritti non si può transigere, dobbiamo andare verso una società più moderna” ha concluso Olivia Ratti, capolista di +Europa nel collegio plurinominale. Oltre ai candidati, anche altri importanti esponenti politici hanno voluto esprimere la loro posizione su un tema così importante come quello dei diritti civili.

Diana De Marchi, Alessandro Zan e Gianmario Fragomeli

“In questo Paese il diritto all’istruzione universitaria è continuamente messo in discussione. Esistono ancora oggi persone a cui non è garantita la borsa di studio, nonostante ne abbiano diritto, perché alcune regioni, come la Lombardia, non investono abbastanza soldi” ha sostenuto Manuel Tropenscovino, segretario provinciale del Partito Democratico “Mentre il centrodestra quotidianamente mette in discussione i diritti civili esistenti, la strategia di Calenda è stata quella di evitare di parlare di diritti civili per non perdere voti. È scandaloso che il terzo polo abbia paura in una campagna elettorale di parlare di questi temi”.
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In attesa dell’ospite più importante, sotto gli occhi attenti dell’onorevole Gianmario Fragomeli, ha preso la parola Diana De Marchi. “Crediamo che tutti debbano avere le stesse opportunità di accesso al lavoro, alla formazione e soprattutto al medesimo salario a parità di competenze. Purtroppo, ancora oggi le donne dopo il primo figlio devono scegliere tra lavoro e famiglia o affetti. Questa è una condizione di disparità spaventosa. L’uguaglianza ce l’abbiamo solo nelle leggi e nei diritti conquistati da donne che hanno fatto battaglie straordinarie” ha ricordato la presidente della commissione Pari Opportunità e Diritti civili del comune di Milano.
Alla fine, in una piazza Cermenati ormai totalmente in ombra è giunto il deputato Alessandro Zan, volto di tante battaglie per i diritti civili. “Il modello di famiglia di Salvini è quello di Orban, secondo cui la donna dovrebbe studiare meno, occuparsi meno delle vicende pubbliche e tornare a fare l’angelo del focolar.” ha esordito il deputato. L’attenzione dei presenti era massima, in lontananza si udiva qualche isolato mugugno di dissenso tra i passanti. “Io non mi fiderei di una donna che è contro i diritti delle donne. In secondo luogo, parliamo di una donna che ha una narrazione, un linguaggio, una violenza, dei contenuti peggiori del peggior machismo sessista di certi uomini. Io vorrei una leader donna femminista” ha proseguito Alessandro Zan riferendosi chiaramente a Giorgia Meloni. “Laddove governa Fratelli d’Italia, come nelle Marche, il diritto all’aborto di fatto non c’è più. In Veneto l’assessore regionale Donazzan ha umiliato Cloe Bianco chiamandola al maschile, ha aizzato i genitori contro questa professoressa transgender, ha mandato un ispettore scolastico per demansionarla. Cloe Bianco si è tolta la vita dandosi fuoco nel suo camper”.

Dopo la breve interruzione poco educata di un automobilista dal clacson facile, l’intervento del deputato progressista si è avviato alla sua conclusione. “I diritti non sono una concessione ma esprimono la qualità della democrazia. Quando una persona è discriminata per la sua condizione è spinta ad una lotta per la sopravvivenza” ha sottolineato con forza l’onorevole Zan tra gli applausi dei suoi sostenitori. Infine, la chiosa: “Manca una settimana ma la politica ci ha insegnato che nulla è già deciso. Non possiamo lasciare ai giovani un futuro dove le destre riducono i loro spazi di libertà. Dobbiamo lavorare a favore di una mobilitazione delle nuove generazioni perché con il loro voto possono rendere il Senato un po’ più arcobaleno e un po’ più femminile” ha concluso Alessandro Zan. Il saluto finale è stato affidato a Gianmario Fragomeli. “Abbiamo sette giorni di tempo. Crediamoci. Ci occuperemo di parlare delle persone e di convincerle” ha sottolineato l’attuale capogruppo PD in Commissione Finanze, non ricandidato. Così si è chiuso questo flash mob sui diritti civili e contemporaneamente si è aperta l’ultima settimana di campagna elettorale. Il 25 settembre è ormai alle porte.
Andrea Besati
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