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Scritto Martedì 20 settembre 2022 alle 17:19

Calolzio: prelievi con una carta rubata, nomade condannata a 4 anni e mezzo

Il PM aveva chiesto due anni e sei mesi di reclusione per entrambi. Il giudice Paolo Salvatore, quest'oggi, ha invece separato le posizioni dei due, assolvendo lui e irrogando una condanna ben più pesante per lei. Si è chiuso così il fascicolo originato da un furto messo a segno nel luglio 2019 a Calolziocorte. Ad una donna che aveva parcheggiato la propria auto in un'area di pertinenza della propria abitazione, era stata asportata la borse, contenente il portafoglio. Ma non solo: gli autori del furto trovando un bigliettino con annotato il codice pin avevano poi utilizzato il bancomat della vittima per effettuare un prelevamento allo sportello di un istituto di credito sempre a Calolzio e per compiere poi acquisti per quasi 3mila euro, in attività commerciali di Garlate, Lecco, Verano Brianza e Lissone. A processo per l'accaduto, due nomadi: Manolo Hudorovic, classe 1993, già in carcere per altra causa e Dayana Spada, un anno più giovane. Quest'ultima, è stata riconosciuta colpevole e condannata dal dottor Salvatore a 4 anni e 6 mesi oltre al pagamento di un'ammenda. Revocata altresì la sospensione condizionale della pena concessa dal Tribunale di Pavia, per due fatti successivi all'episodio al centro del processo odierno. Dovrà scontare dunque il cumulo delle condanne. Immortalata dal circuito di sorveglianza del grande magazzino dove è stata utilizzata per l'ultima volta la carta rubata mentre usciva con un uomo ed un bambino, era poi risultata essere anche l'intestataria del camper utilizzato per spostarsi da un negozio all'altro. Assolto invece per non aver commesso il fatto Hudorovic. Sebbene le stesse immagini parrebbero lasciar immaginare sia lui l'uomo al fianco di Spada, il suo riconoscimento di sarebbe basato sul tatuaggio che ha sul collo. I fotogrammi però sarebbero troppo poco nitidi, però, per il giudice, per ricollegare - al di fuori di ogni ragionevole dubbio - il ventinovenne ai fatti oggetto del procedimento. Da qui la sola condanna a carico della consorte.
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