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Scritto Mercoledì 28 settembre 2022 alle 18:40

Olginate: curatore fallimentare dal giudice per tentata concussione, 'non luogo a procedere'


Il giudice per le udienze preliminari Nora Lisa Passoni ha emesso quest'oggi sentenza di non luogo a procedere. Si sposterà però ora dal piano penale a quello civile la “vertenza” che ha portato in Aula, ma dall'altra parte della barricata e dunque quale imputato, l'avvocato Marco Scaranna, professionista in attività a Olginate dove in passato ha ricoperto anche la carica di assessore, vittima nel gennaio 2020 di un incidente sugli sci a seguito del quale è stato dichiarato “non in grado di stare in giudizio”. I risultati della perizia, acquisiti al fascicolo, hanno portato di fatto alla chiusura del “caso” all'attenzione del GUP, come argomentato dall'avvocato Daniela Gramegna del foro di Milano che assiste la coppia “contrapposta” al legale. Tentata concussione l'accusa formulata dalla Procura, oggi impersonata direttamente dal Capo Ezio Domenico Basso, a carico del professionista. Stando al capo d'imputazione, nel dicembre del 2019, in qualità di curatore fallimentare della Castelnuovo Costruzioni di Cesana Brianza, azienda nata nel 1990 e saltata nel 2015 lasciando un “buco” milionario, Scaranna, abusando della sua qualità, avrebbe convocato nel proprio studio a Olginate gli aggiudicatari di un immobile messo all'asta, chiedendolo loro di rinunciare al godimento di parte dello stesso con la minaccia che, in caso contrario, avrebbe fatto annullare la vendita e avrebbe fatto perdere alle persone offese l'intera somma già corrisposta al momento dell'acquisto pari a 170.000 euro. Come spiegato a margine dell'udienza dall'avvocato Gramegna e dagli stessi “denuncianti” il tutto muoverebbe da difformità riscontrare in relazione ad due aree pertinenziali, un parcheggio reso – sostengono – inutilizzabile durante il fallimento dal posizionamento di una balaustra e un lastricato solare oscurato. Inizialmente Scaranna avrebbe assicurato di risolvere la questione, salvo poi – come da capo d'imputazione che non sarà sviscerato nel merito vista la pronuncia odierna – cercare di far firmare alla coppia un atto di rinuncia sotto pressione.
Particolarmente pesante, pur solo come “tentato”, il reato in contestazione. L'articolo 317 del codice penale recita infatti: “Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o ad un terzo, denaro od altra utilità, è punito con la reclusione da sei a dodici anni”.
Tombale, per quanto attiene il penale, la decisione del GUP, dopo la perizia. “Non luogo a procedere”. Ma – hanno già annunciato i clienti dell'avvocato Gramegna, non ancora riusciti a risolvere la situazione relativa alla loro proprietà – ora si passa al civile.
A.M.
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