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Scritto Venerdì 30 settembre 2022 alle 08:53

PAROLE CHE PARLANO/92

Geosmina

Qualcuno si starà chiedendo: ma che razza di parola è mai questa? Forse è più adatta al linguaggio tecnico degli addetti ai lavori che all'uso quotidiano; tuttavia, noi esseri umani abbiamo sviluppato una tale sensibilità olfattiva alla geosmina (dal greco gea, terra, e osmé, odore) che la riconosciamo anche quando si trova a concentrazioni più basse di 5 parti per trilione (un miliardo di miliardi!). Ma non giriamoci attorno, perché è qualcosa che conosciamo tutti: quando il suolo asciutto viene improvvisamente inzuppato da un temporale, si solleva da esso un particolarissimo odore che definiamo di terra bagnata. I responsabili di queste esalazioni sono ancora una volta loro: i batteri (i veri padroni del mondo! In particolare, attinomiceti e cianobatteri) che alla loro morte rilasciano nel terreno le loro sostanze aromatiche che si mescolano con le resine e gli oli dispersi nel terreno dalle piante (anche queste sostanze hanno un nome: petricore, sempre dal greco, petra, pietra e ichor, linfa, sangue degli dei).
Ma non è solo l'odore, piacevole per molti, ma anche il sapore. Nessuno sorrida: non siamo di certo mangiatori di terra, ma dei suoi prodotti sì. Il gusto particolarissimo delle barbabietole, terroso, potremmo dire, lo si deve alla geosmina, così come quello dei pesci che vivono sui fondali fangosi dei nostri laghi, come carpe e tinche (la geosmina è sensibile agli acidi, per cui succo di limone o aceto, a detta degli chef, rendono più gradevoli le carni di questi animali).
Un paio di curiosità. Siamo così piacevolmente attratti dalla geosmina e dal petricore che alcuni maestri profumieri li hanno introdotti nelle loro creazioni.
Come noi, anche i dromedari hanno un'ottima percezione della geosmina, che riconoscono anche a 10-15 chilometri di distanza. Per loro è questione di vita o di morte: questa sostanza è infatti legata alla presenza delle oasi e quindi dell'acqua. Che vantaggio ne ricavano i batteri? Beh, molte loro spore rimangono attaccate al pelo dei dromedari che le disperdono per tutto il deserto. 


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Rubrica a cura di Dino Ticli
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