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Scritto Martedì 22 novembre 2022 alle 12:17

Lecco: San Giovanni ospita suor Marcella Catozza, missionaria tra i poveri di Haiti

“Sono incuriosito da che cosa rende l’uomo capace di fare alcune cose e resistere in alcune situazioni. Sono incuriosito anche da chi sia Gesù Cristo per spingere qualcuno a fare tutto questo”. Gianfranco Dedivitis, medico lecchese d’adozione, ha centrato subito il punto: vocazione. La storia di suor Marcella Catozza è una storia di vocazione. Domenica pomeriggio, nell’incontro tenutosi all’oratorio di San Giovanni, la religiosa ha raccontato solo l’ultima parte del suo percorso, ovvero gli anni vissuti ad Haiti.


 Gianfranco Dedivitis

“Quando mi chiesero di partire non ero contenta, perché non volevo lasciare la foresta amazzonica, una realtà in cui stavo facendo un’esperienza bellissima da cinque anni” ha esordito suor Marcella. Nativa di Busto Arsizio e diplomatasi infermiera, prima di Haiti e del Brasile la francescana aveva vissuto per quasi un decennio in Albania. “L’arcivescovo di Port Au Prince chiese a me e suor Cristina di portare una presenza missionaria nella bidonville di Waf Jeremie. Una realtà da 100 mila abitanti, di cui l’80% sotto i vent’anni, oltretutto chiusa ai bianchi in quel momento” ha proseguito la suora. “Non capivo cosa avremmo potuto fare noi in una situazione in cui ci volevano per prima cosa grandi finanziamenti. L’arcivescovo, con una semplicità disarmante, mi disse che il nostro compito era quello di portare Cristo e la chiesa a questa gente”.


Suor Marcella Catozza

Ci sono voluti tre mesi alle due suore per superare il muro di copertoni che impediva ai bianchi di accedere all’area. “Il problema della vita è che noi cerchiamo di incastrare tutto nella nostra misura, persino quella di Dio. Invece è proprio l’opposto: la nostra misura è abbracciata e sostenuta dalla misura di Dio, che noi incontriamo in ciò che ci accade” ha sottolineato la religiosa. Così è iniziato un percorso di impegno missionario costante e quotidiano. Un percorso troppo grande per essere incastrato nei limiti dell’uomo.
“Siamo riusciti ad entrare in quella bidonville solo perché una mattina, dopo un uragano, una madre disperata ci ha chiesto di aiutarla a trovare il corpo del figlio neonato portato via dalla furia delle acque. Non lo abbiamo mai rintracciato” ha ricordato la religiosa. Eccola dunque la vocazione, la capacità di cogliere i segni mandati da Dio. Una volta ottenuto l’accesso a quella baraccopoli, infatti, suor Marcella e suor Cristina hanno semplicemente cercato di far fronte ai bisogni principali di quella gente. Necessità basilari, come la scuola o l’ospedale.



“Abbiamo costruito un ambulatorio e uno spazio per l'istruzione in un vecchio deposito di carbone. Fu l’inizio di una presenza missionaria fondata sul mandato che il vescovo ci aveva dato. Ci aveva sfidato sulla nostra vocazione” ha sottolineato suor Marcella. Una vocazione che il terremoto del gennaio 2010 ha colpito duramente. “In quei giorni ero in Italia per stare vicina a mia madre, colpita da una malattia. Sono rientrata il 14 gennaio con un volo di aiuti di Regione Lombardia. Era un disastro, l’edificio dove lavoravamo era pesantemente danneggiato” ha raccontato ancora la religiosa. “Suor Cristina fu costretta a tornare a causa di un terribile shock, non sarebbe più stata ad Haiti. Io ero sola, senza più niente. Ancora una volta la mia misura ebbe il sopravvento, pensai che fosse finita. Ma ancora una volta il Signore mi riprese”.



Tra le macerie lasciate dal sisma, infatti, suor Marcella ha incontrato un italiano che lavorava per una ONG svizzera e aveva ricevuto il suo nome tramite il Vaticano. “È stata la mano del Signore che mi ha rimesso nuovamente di fronte al motivo per cui ero lì” ha sottolineato la suora. Questa è stata la prima di una serie di collaborazioni attraverso cui si è riusciti a costruire il poliambulatorio San Francesco, un luogo dove lo stesso Gianfranco Dedivitis si è recato assieme ad altri medici per aiutare la suora, conosciuta durante l’impegno nei gruppi universitari di Comunione e Liberazione. In seguito sono arrivate le 122 strutture abitative donate ai poveri che avevano perso tutto nel sisma, la scuola San Francesco e la casa di accoglienza dedicata a don Giussani.
“La realtà è diventata la possibilità di leggere i segni che il Signore mandava per capire cosa fare. Per esempio, la casa di accoglienza è nata nel momento in cui il numero di bambini abbandonati in clinica aumentava. Oggi ne ospitiamo 100, di cui la metà disabili” ha evidenziato suor Marcella. In tutto questo, è stato fondamentale il sostegno degli amici, principali collaboratori e sostenitori della religiosa. Persone come Giovanni Borgonovo, Luigi Bozzetti e Stefano Provvidi, membri del Consiglio direttivo della fondazione Via Lattea onlus, un ente creato proprio per supportare il lavoro della suora.



In queste settimane, i tre la stanno accompagnando in una serie di incontri tra la Lombardia e il Piemonte, occasioni in cui è le stato chiesto di portare la sua testimonianza. Tornata in Italia a fine luglio, infatti, la suora è per ora impossibilitata a tornare ad Haiti per via delle condizioni di scarsa sicurezza del Paese. “Il volto dell’altro che si mette in cammino con te ti è proprio dato. Desideri che quell’amicizia diventi sempre di più il criterio con cui giudicare tutto quello che accade nella vita. Io stavo bene ad Assisi, non avevo voglia di fare questi incontri. Senza di loro non ce l’avrei fatta” ha proseguito suor Marcella.


Da destra Maria Adele dell’Orto, suor Marcella Catozza, Carmen dell’Orto, don Giuseppe Pellegrino
(vicario pastorale giovanile nella comunità pastorale beati Mazzucconi e Monza), Giancarlo Dedivitis

Anche suor Luisa dell’Orto, originaria di Lomagna, era tra gli amici di suor Marcella, tanto è vero che all’incontro di domenica erano presenti le sorelle, ovvero Maria Adele e Carmen Dell’Orto. Alla missionaria assassinata ad Haiti il 25 giugno a seguito di una rapina è stata dedicata la riflessione con cui l'ospite ha concluso il suo racconto. “Era la persona con cui vivevo l’esperienza di chiesa. Ci sentivamo ogni sera per confrontarci su com’era andata la giornata. Io sono sicura che suor Luisa, nel momento in cui ha capito cosa stesse succedendo, ha perdonato chi la stava per uccidere e ha offerto la sua vita per i poveri di Haiti e del mondo. Anch’io voglio essere pronta a dire il mio sì in qualunque circostanza il Signore mi voglia chiamare”.
A.Bes.
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