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Scritto Giovedì 02 luglio 2015 alle 13:08

Maggianico: 27 profughi ospitati a scuola, in programma altri arrivi. A Lecco fino ad agosto, il loro sogno ''restare in Italia''

Sono in 27 attualmente i profughi ospitati nella scuola di Via Puccini, nel quartiere lecchese di Maggianico. Altri 10 o 15 dovrebbero arrivare nei prossimi giorni, ma informazioni certe in merito son attese dagli stessi operatori della Cooperativa Itaca, che sta gestendo l’emergenza nelle Province di Lecco e Como in accordo con le relative Prefetture.

L'interno della palestra, allestito per la notte

La loro permanenza in città sarà temporanea, al massimo fino alla fine di agosto quando la palestra della struttura scolastica dovrà essere liberata per effettuare alcuni lavori di riqualificazione.
Oggi li abbiamo incontrati. Tra coloro che non stanno riposando sulle brandine allestite sul campo da basket, sono pochi coloro che hanno voglia di parlare. Gli sguardi sono stanchi, di chi ha affrontato un lungo e difficile viaggio lontano dalla propria famiglia e dalla Terra di origine, in cerca di un futuro migliore che oggi appare ancora molto incerto. Provengono da Ghana, Senegal, Mali, Costa d’Avorio e (due di loro) Guinea.

Il più giovane dei 27 uomini ospitati nella scuola lecchese è Nelson, 17 anni. La sua Terra di origine è il Ghana, da dove è partito alcuni mesi fa per recarsi in Libia in cerca di un lavoro. Ma lì, come ci ha spiegato, la situazione non è facile e molti scappano verso l'Italia, a costo di affrontare la difficile traversata a bordo di un gommone sovraffollato. “Ci abbiamo messo due giorni ad arrivare in Sicilia, eravamo in molti e abbiamo dovuto pagare” ha spiegato il giovane in un ottimo inglese. “Da lì ci hanno fatto salire su un autobus, e siamo arrivati ieri a Lecco. Ora le cose vanno meglio, mi piacerebbe restare in Italia e riuscire a costruirmi un futuro migliore, per me e la mia famiglia. Questo è il mio sogno”. Da quando è partito dall’Africa, Nelson non ha più avuto contatti con la madre e i fratelli, ma spera di potergli parlare presto per dirgli che sta bene. “In Africa facevo il muratore, qui sono disposto a darmi da fare. Per ora non so neanche cosa succederà domani, vivo alla giornata”.

Il cortile esterno

È la cooperativa Itaca che fornisce loro i vestiti e il cibo di cui hanno bisogno. “Lavoriamo con la Sacra Famiglia, che ogni giorno fornisce i pasti e il vestiario indispensabile” ha spiegato Elisa, educatrice comasca dislocata a Maggianico. “Hanno a disposizione i bagni e gli spogliatoi della palestra, che è il luogo dove dormono. Sono tutti uomini, con una età compresa tra i 17 e i 40 anni. Sono arrivati ieri, quindi comprensibilmente sono molto spaesati, anche perché non parlano l’italiano ma il francese o l’inglese. Ma percepiscono di essere in un posto sicuro, dove qualcuno si occupa di loro, e questo li tranquillizza”. Diversa è anche la loro religione, ma la convivenza appare molto tranquilla. “Sono cristiani e musulmani, ognuno segue le proprie abitudini in termini religiosi, hanno la possibilità di seguire il Ramadan. Per quello che abbiamo visto fino ad ora vanno d’accordo, chi proviene dallo stesso Paese parla un dialetto specifico”.


I profughi possono uscire nel cortile esterno, restando nella struttura protetta della scuola poiché non hanno documenti. In queste settimane di permanenza a Lecco, una delle prime attività che gli sarà proposta sarà la scuola di italiano, in una struttura vicina dove viene insegnata la lingua agli stranieri.

La palestra

“Vorrei rimanere in Italia per poter studiare” ci ha spiegato Yusif, ghanese di 18 anni. “Nel mio Paese la mia famiglia non aveva soldi sufficienti per mandarmi a scuola, alcuni mesi fa sono partito per andare in Libia, ma lì la situazione era difficile e mi sono imbarcato. Dalla Sicilia mi hanno portato qui, ora non so dove andrò ma spero di riuscire a restare in Italia, studiare per imparare la lingua e trovare un lavoro. Non solo per me, ma anche per la mia famiglia. Non ho paura, l’unico timore è quello di non sapere cosa succederà”.
È in Italia da un paio di anni invece Arafat, 21enne ospitato a Ballabio. Oggi ha raggiunto Lecco per aiutare gli educatori di Itaca nell’accoglienza dei profughi. Per lui quello del viaggio in Italia è un capitolo doloroso, ormai chiuso. “Non voglio ricordare nulla di quei giorni, per me sono dimenticati” ci ha spiegato. “Sto studiando la lingua, e ho fatto richiesta per poter ottenere i documenti e poter lavorare. In Africa ero un muratore. La mia famiglia fortunatamente sta bene, io cerco un futuro migliore di quello che potrei avere nel mio Paese”.

La scuola

Tra gli altri profughi non c’è molta voglia di parlare, alcuni dormono sulle brande allestite in palestra, altri si confrontano sui tavoli in legno (forniti dalla Protezione civile) dove ogni giorno consumano il pranzo.
Non sanno ancora dove e quando saranno dislocati, e il loro numero potrebbe raggiungere la 40ina nel corso dei prossimi giorni. “Anche noi attendiamo informazioni più precise da parte della Prefettura, questa situazione costituisce una emergenza e la stiamo affrontando giorno per giorno, qui come nel comasco” ha spiegato Elisa.
La cooperativa si occupa dell’assistenza di altri migranti dislocati in appartamenti privati sfitti, presenti ad esempio a Calco, dove si tratta però di uomini già presenti sul territorio da un anno.
La permanenza dei profughi a Maggianico dovrebbe esaurirsi entro la fine dell’estate, per poi essere dislocati altrove.
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R.R.
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