All’Università di Bologna Giovanni Petralli si laurea con una tesi su Premana Rivive l'Antico

Premana rivive l’antico, la rievocazione storica che ogni due anni anima il borgo di Premana richiamando ad ogni edizione migliaia di visitatori, è diventata anche oggetto di studio. Merito di Giovanni Petralli, neolaureato magistrale in Discipline della musica e del teatro presso l’Università di Bologna: titolo conseguito lo scorso 26 ottobre con una votazione finale di 106 su 110, discutendo il progetto di tesi intitolato “Le rievocazioni storiche come pratiche di comunità. Il caso di Premana Rivive l’Antico”.
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Giovanni Petralli il gorno della laurea

Ma facciamo un passo indietro. Classe 1992 e originario di Bindo (frazione del comune di Cortenova), Giovanni ha trascorso la sua infanzia e adolescenza in Valsassina, frequentando il Bertacchi a Lecco, prima di trasferirsi a Bergamo, nel 2011, per frequentare il corso di laurea triennale in Scienze dell’Educazione. Una volta conseguito il titolo, Giovanni trova lavoro come educatore professionale in un centro diurno per disabili – dove è tutt’ora occupato – e contestualmente si trasferisce definitivamente presso la città dei Mille. “Ho sempre avuto la passione per il teatro e infatti dopo la laurea triennale ho frequentato un corso di recitazione” ci spiega Giovanni, per introdurre il suo percorso più recente. “Con il tempo ho scoperto che il mio interesse e la mia vocazione erano quelli di utilizzare il teatro come strumento educativo. Per questo, ho frequentato a Milano una scuola di counseling a mediazione teatrale, dove l’obiettivo è quello di utilizzare quest’arte e le sue tecniche nella relazione d’aiuto. Negli anni, così, ho potuto condurre dei piccoli laboratori teatrali con bambini, adolescenti, persone con disabilità e familiari di ragazzi disabili, all’interno di varie progettualità”. 
Fino a che, un paio di anni fa, per Giovanni è emersa la necessità di trovare nuovi stimoli e nuove opportunità, soprattutto dal punto di vista lavorativo. “Guardandomi intorno, ho trovato questo corso di laurea magistrale in Discipline della musica e del teatro, all’Università di Bologna” prosegue. Pronti via, il valsassinese d’origine intraprende questo nuovo percorso, che conclude dopo due anni, il 26 ottobre scorso… con una tesi su Premana rivive l’antico!
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Come è nata l’idea di scrivere una tesi magistrale su Premana e su Premana rivive l’antico?
“Intanto, posso dirti che avrei voluto lavorare su Premana già per la laurea triennale. Ero restato particolarmente “affascinato” da un esame in museologia e iconologia, il quale aveva fatto sorgere in me diversi richiami al “paese delle lame”, che chiaramente conosco abbastanza bene da molti anni, essendo nato e cresciuto a pochi chilometri di distanza. Tuttavia, quel corso si erano svolto proprio alla fine del mio percorso di studi, quando avevo già iniziato a lavorare su altro. Per la magistrale, però, non avevo dubbi sull’argomento della tesi…”.
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Raccontaci un po’ da che punto di vista hai trattato Premana rivive l’antico. Come s’intitola e soprattutto di cosa parla la tua tesi?
“La tesi s’intitola “Le rievocazioni storiche come pratiche di comunità. Il caso di Premana Rivive l’Antico” e analizza - con un taglio relativo al mondo delle arti, e in particolare al teatro – il modo in cui un intero paese collabora per mostrare e condividere la propria memoria, avvalendosi di una dimensione performativa. Dopo due capitoli teorici, destinati alla rassegna bibliografica (Capitolo 1: “Perché si fa memoria?”; Capitolo 2: “Le rievocazioni storiche tra storia, performance e comunità”, ndr), il terzo e conclusivo capitolo viene dedicato interamente a Premana rivive l’antico. Ma non descrivendo e “raccontando” semplicemente che cos’è questa rievocazione storica… 
Per comprendere il contesto nel quale la manifestazione avviene, l’analisi muove le mosse dal Museo Etnografico di Premana e dal suo percorso espositivo e recupera un’importante ricerca etnografica dedicata alla comunità premanese, condotta nella seconda metà degli anni Settanta da un gruppo di etnologi. Terminata questa prima parte introduttiva, il capitolo è incentrato su una ricostruzione della nascita e dello sviluppo dell’evento, mostrando poi come la comunità intera si prepara a rievocare il proprio passato e qual è il percorso che i visitatori sono invitati a compiere, descrivendo anche alcune delle attività, dei mestieri e dei costumi che tornano a rivivere per l’occasione”.
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Ma la tua tesi non è soltanto una “ricostruzione” di PRA, dicevamo…
“Esatto! Infatti, il contributo più rilevante del lavoro è rappresentato da una ricerca sul campo finalizzata a raccogliere differenti prospettive sull’esperienza della manifestazione. Negli scorsi mesi, infatti, ho condotto un totale di otto interviste qualitative rivolte a organizzatori di Premana rivive l’antico, a figuranti appartenenti a generazioni differenti e a volontari non figuranti, realizzando inoltre un questionario online rivolto a persone che avevano partecipato ad almeno una delle precedenti edizioni di PRA in qualità di visitatori. L’accostamento di punti di vista differenti mi ha permesso di osservare la manifestazione da posizioni diverse e complementari: quella di chi organizza l’evento, quella di chi ne rende possibile lo svolgimento per merito del lavoro volontario, quella di chi attraverso il proprio corpo e le proprie azioni porta alla luce il passato di Premana e, infine, quella di chi percorre l’itinerario della rievocazione come visitatore-spettatore”.
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È un lavoro che, dunque, ha coinvolto in prima persona la comunità premanese.
“Assolutamente. Infatti, all’inizio della scorsa estate sono entrato in contatto con la Pro Loco di Premana, che mi ha aiutato ad organizzare e a coordinare il lavoro sul campo. Tra agosto e settembre abbiamo realizzato le interviste di cui ti parlavo, sempre da remoto per motivi logistici, coinvolgendo dunque direttamente otto premanesi di varie età. La recente edizione di Premana rivive l’antico (10 e 11 ottobre scorsi, ndr) ha rappresentato poi l’occasione per conoscere di persona tutti coloro che hanno contribuito in maniera così importante e così “appassionata” alla mia tesi”. 
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Dunque, spiegaci un po’ quali sono stati i risultati della ricerca. Insomma, cosa hai “scoperto” con questa tesi su Premana rivive l’antico?
“Devo dire che il lavoro, del quale sono molto soddisfatto, ha restituito diversi esiti e considerazioni particolarmente interessanti, sia dal mio punto di vista che – credo – da quello di Premana e della sua comunità. Partendo dal presupposto, già “noto”, che Premana rivive l’antico rappresenta la modalità con la quale un intero paese e la sua comunità narrano la propria storia e raccontano una sorta di autobiografia collettiva, nel lavoro ho studiato PRA come rievocazione storica sotto due aspetti. 
Innanzitutto, in termini teatrali, investigando la manifestazione come pratica di comunità, come rappresentazione, come performance. Da questo punto di vista, uno dei contributi principali del lavoro è rappresentato dal concetto di “Coreografia del ferro”, che è una mia chiave interpretativa personale. Dove il termine “coreografia” non indica ovviamente una danza in senso stretto, ma pone invece l’attenzione sul movimento corale prodotto da una pluralità di corpi, gesti e azioni che incarnano, “agiscono” e trasmettono la memoria, attraversando e abitando - nel qui ed ora della rievocazione - i luoghi, i sentieri e le case di Premana. Il “ferro” richiama invece direttamente la storia produttiva e l’identità del paese, diventando metafora della durevolezza e, al tempo stesso, della possibilità di trasformazione della memoria e dei ricordi. Premana rivive l’antico mostra infatti come la conservazione della tradizione non debba necessariamente coincidere con la sua delimitazione entro spazi chiusi. La comunità premanese sceglie, al contrario, di aprire per l’occasione i propri luoghi e di condividere con chi li attraversa una parte della propria storia e della propria identità culturale. Questo incontro tra conservazione e trasformazione richiama appunto l’essenza del ferro, materiale duro ma al tempo stesso malleabile, capace di prendere forme altre senza perdere la propria consistenza.
La seconda “lente” attraverso la quale ho provato ad osservare e ad investigare Premana rivive l’antico è quella della cittadinanza attiva. Questa manifestazione, infatti, è esemplare del modo in cui la memoria assume un valore generativo, diventando motore di partecipazione per una comunità, grazie alla creazione di un luogo di incontro tra passato e presente in cui il patrimonio non viene soltanto conservato, ma anche performato, rappresentato e condiviso grazie al contributo di coloro che ne sono interpreti e testimoni.
Per riassumere, il lavoro parte dalla trasmissione della memoria attraverso le arti (in particolare la musica, la danza, il teatro e la narrazione) per arrivare all’essere umano, che in una dimensione collettiva e culturale sceglie di rievocare una parte del proprio passato e lo fa mettendo a disposizione il proprio corpo in movimento e in relazione con l’altro. In questo senso, Premana rivive l’antico ha reso possibile interrogare il rapporto tra memoria, performance, patrimonio culturale immateriale e cittadinanza attiva, osservando come il passato possa continuare ad assumere significato non soltanto perché viene conservato, ma perché viene nuovamente rievocato, rivissuto e riattivato nel presente.
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Per concludere, tracciamo un bilancio del lavoro
“Come già accennavo, sono molto soddisfatto di questo percorso. Il bilancio è assolutamente positivo. Rileggendo la tesi, modestamente mi sono reso conto di aver realizzato qualcosa di veramente interessante e di valore. Per me, che conosco da sempre Premana, scrivere questa tesi è stato un po’ come vederla per la prima volta, entrando più nel dettaglio sia dell’organizzazione di PRA che della storia di un paese, grazie anche alla lettura di opere storiche che non conoscevo e che si sono rivelate molto affascinanti”. 
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È un lavoro, quello di Giovanni Petralli, che – aggiunge chi scrive – potrebbe rappresentare un sicuro oggetto di interesse anche da parte dei premanesi stessi, proponendo loro un “assaggio” di come Premana può essere - ed è - studiata in ambito accademico, e offrendo una prospettiva di analisi competente e originale del “paese delle lame” e, in questo caso, del “suo” Premana rivive l’antico.
A.Te.
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