In tre anni 256mila viaggi. Un aiuto al “trasporto sociale” da Fondazione Comunitaria e 'Il Girasole'

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Un contributo economico ad associazioni e cooperative che si occupano del cosiddetto trasporto sociale e cioè di quei servizi di accompagnamento di anziani, disabili e comunque di chi non è in grado di muoversi da solo, per raggiungere strutture sanitarie o di assistenza. Il contributo è volto a lenire la sofferenza dei bilanci dei vari sodalizi per via dell’aumento dei prezzi del carburante, considerato peraltro che gran parte del parco-macchine è costituito da mezzi alimentati a gasolio. L’aiuto arriva dalla Fondazione comunitaria del Lecchese e dall’impresa sociale “Il Girasole” ed è complessivamente di 70 mila euro distribuiti fra 23 tra associazioni e cooperative.
L’intervento di sostegno è stato presentato nel corso di una conferenza stampa tenutasi all’Officina Badoni con l’intervento del presidente e segretario della Fondazione comunitaria, Alberto Bonaiti e Paolo Dell’Oro, nonché del presidente del “Girasole” Virginio Brivio.
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Proprio Dell’Oro ha spiegato che si tratta di un contributo una tantum ideato qualche mese fa per affrontare una contingenza economica che in realtà si pensava e sperava più breve, tanto che l’ipotesi iniziale era quella di tamponare il periodo estivo. Per il momento, comunque, non è stato detto se il contributo arriverà anche per il prossimo anno, qualora l’emergenza energetica dovesse continuare.
L’occasione è comunque servita alla Fondazione per redigere una sorta di mappa delle associazioni presenti in provincia e impegnate a garantire il trasporto sociale, mettendone in luce forza e debolezze, i bisogni, l’evoluzione, le necessità per il futuro.
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Aprendo l’incontro, il presidente della Fondazione, Alberto Bonaiti, ha voluto innanzitutto ringraziare tutte le associazioni per quello che hanno fatto e continuano a fare quotidianamente, l’impresa “Girasole” per essersi unita al progetto e ha poi sottolineato come aspetto importante che, proprio per mezzo della Fondazione comunitaria, «tutte le associazioni hanno cominciato a intendersi come una rete diffusa nel territorio.»
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Da parte sua, Brivio ha detto come il trasporto sociale debba essere considerato un diritto, per quanto non possa essere garantito in maniera automatica, ma è indubbio che con il processo di domiciliarità dell’assistenza sanitaria l’esigenza di questo tipo di trasporto non possa che aumentare. È pertanto necessaria una «razionalizzazione che non significa tagliare, ma ottimizzare anche per ampliare i servizi offerti.» Ha poi aggiunto come «del trasporto sociale debba occuparsi anche chi si occupa del trasporto pubblico locale, che non significa statale, ma pubblico e quindi può essere garantito anche da privati. Nei prossimi anni vedremo se il trasporto sociale potrà trovare spazio all’interno della pianificazione territoriale del trasporto pubblico.»
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Sono poi stati illustrati i dati che fotografano la situazione attuale e indicano le prospettive.
La rete provinciale - «che garantisce ogni giorno continuità di cura, mobilità e inclusione per le fasce più fragili» - vede raggiunti dal servizio 75 Comuni su 84 con una copertura territoriale dell’89%. I dati del triennio  dal 2023 al 2025 parlano di 256mila viaggi effettuate e di 14mila persone trasportate con una crescita costante e un incremento del 18% nell’arco dal 2023. Complessivamente sono stati percorsi 4 milioni e mezzo di chilometri in tre anni, con una flotta di 151 veicoli. Flotta che invecchia; il 45% delle auto a disposizione ha infatti più di dieci anni e indica quindi la necessità di un rinnovamento. Del resto, come detto, quasi il 60% dei veicoli è ancora con motore diesel (alimentato a benzina è il 31%, elettrico solo il 6%, ibrido il 3%).
Delineato anche il quadro relativo all’aumento della richiesta dovuta naturalmente all’incremento dell’età della popolazione con quel che significa dal punto di vista dei malanni cronici e dei bisogni più complessi di assistenza, ma anche una minor disponibilità da parte di famigliari e dei cosiddetti caregiver per via degli impegni lavorativi che riducono la rete di supporto parentale, infine la distribuzione sul territorio dei presidi sanitari: se un tempo, il paziente veniva sottoposto a una serie di analisi nella stessa struttura, ora è costretto a recarsi più centri e poliambulatori frammentati, in provincia e non solo.
Le difficoltà segnalate sono appunto l’aumento dei costi del carburante, l’incidenza delle spese di manutenzione dei mezzi e delle coperture assicurative. Per il futero, è quindi necessario un rinnovo progressivo della flotta, la ricerca di nuovi volontari considerato che il numero va diminuendo a fronte di una maggiore richiesta, infine potenziare e stabilire il rapporto con i Comuni anche con la messa a punto  di convenzioni complesive. trasportosociale__1_.jpg (140 KB)
Sono stati poi comuicati i contributi erogati che, come detto, ammontano a complessivi 70mila euro, 60mila dei quali stanziati dalla Fondazione comunitaria per 18 tra associazioni e cooperative, mentre gli altri 10 sono andati dal “Girasole£ ad altre cinque realtà. L’entità dei singoli contributi è stata calcolata sul numero di chilometri percorsi da ciascun soggetto nel corso del 2025.
Al termine sono anche interventi Giorgio Munari dell’Auser di Olgiate Molgora e Claudio Dossi dell’Auser di Lecco.
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Munari ha spiegato come il problema dei costi del carburante sia legato appunto al massiccio ricorso a mezzi a gasolio effettuato in passato, da una parte perché il motore diesel ha una durata maggiore e dall’altra e inoltre ha consumi minori, dall’altra perché, nel nostro Paese, il gasolio costava meno della benzina.
Dossi ha invece affrontato il legame con il trasporto pubblico che lo vede abbastanza pessimista, considerato come, a livello principale, il trasporto pubblico sia già insufficiente per se stesso ed è pertanto impensabile possa garantire l’aspetto sociale, quando il più delle volte occorre il rapporto di una persona per trasportato. Inoltre, sarebbe opportuno che le associazioni di volontariato cominci a essere esentate dal pagamento dell’Iva: «Siamo considerati alla stregua di imprese qualsiasi. Tanti ringraziamenti al volontariato, ma poi poco si vede.»
D.C.
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