Lecco: la Procura chiede di condannare di nuovo Baby Gang e Simba La Rue. 'Proposte' pesanti anche per gli Hetem
Baby Gang e Simba La Rue vanno condannati. Di nuovo. E' la conclusione a cui è arrivata la Procura di Lecco che quest'oggi ha chiesto una pena di 2 anni e 4 mesi (al netto dello sconto garantito dal rito) per il primo dei due trapper registrato all'anagrafe come Zaccaria Mouhib e un anno e 8 mesi per il collega nato Mohamed Lamine Saida.

Il verdetto del giudice per le udienze preliminari Salvatore Catalano è atteso ora prima della fine del 2026, con la discussione della difesa, rappresentata dall'avvocato Niccolò Vecchioni, prevista invece già per la prossima settimana.
Il fascicolo al vaglio, per quanto riguarda i due "famosi", ha per cardine un fucile mitragliatore d'assalto di derivazione AK47 comparso in un video girato dai due artisti con casa rispettivamente a Calolzio e a Merone. Secondo le risultanze investigative non ci sarebbe stata finzione scenica: il Kalašnikov "esibito" nella clip, sulla base delle comparazioni effettuate dell'Arma dei Carabinieri coinvolgendo anche il Ris di Parma, sarebbe stato un vero Kalašnikov. Quello stesso Kalašnikov, risultato di fabbricazione ex cecoslovacca, perfettamente funzionante e con il relativo munizionamento, sequestrato poi ad uno spacciatore durante le indagini aventi quale fulcro una famiglia di origini macedoni ma radicata in Valsassina dedita - sempre secondo l'impianto accusatorio, arrivato quest'oggi al pettine della Giustizia - all'immissione sul mercato locale di stupefacente tanto, per l'appunto, alla movimentazione di armi.
Per Mevljan Hatem - già arrestato nel 2019 per una sparatoria nei boschi della droga, fra Ballabio e Lecco - la Procura, nella persona del sostituto Chiara Stoppioni, ha chiesto, all'esito del processo celebrato con rito abbreviato, 8 anni di reclusione; per il fratello Mevljudin - difeso anch'egli dall'avvocato Federica Pirola - 6 anni. A giudizio anche uno zio dei due giovanotti (4 anni e 6 mesi la proposta di condanna) mentre, dopo il patteggiamento del padre, una sorella ed il cognato hanno optato per la strada del giudizio ordinario, affrontando dunque il dibattimento.
La vicenda al centro del procedimento era emersa nel settembre dello scorso anno, quando nel dare esecuzione a una serie di misure cautelari e perquisizioni disposte dal Gip del Tribunale di Lecco, su richiesta della locale Procura, Baby Gang venne sorpreso, in un albergo di Milano, dopo essersi esibito ad un concerto di Emis Killa, con una pistola con matricola abrasa e quindi tratto in arresto in flagranza per detenzione di arma clandestina e ricettazione. Quel "ferro" gli è già costato un'altra condanna (a un anno e sei mesi dopo la riduzione applicata in Appello). Ora la Giustizia gli presenta il conto anche per l'AK47, mentre restano aperte altre vicende ancora, dalla "gita" in Iraq ai maltrattamenti all'ex compagna.

Baby Gang e Simba La Rue
Il verdetto del giudice per le udienze preliminari Salvatore Catalano è atteso ora prima della fine del 2026, con la discussione della difesa, rappresentata dall'avvocato Niccolò Vecchioni, prevista invece già per la prossima settimana.
Il fascicolo al vaglio, per quanto riguarda i due "famosi", ha per cardine un fucile mitragliatore d'assalto di derivazione AK47 comparso in un video girato dai due artisti con casa rispettivamente a Calolzio e a Merone. Secondo le risultanze investigative non ci sarebbe stata finzione scenica: il Kalašnikov "esibito" nella clip, sulla base delle comparazioni effettuate dell'Arma dei Carabinieri coinvolgendo anche il Ris di Parma, sarebbe stato un vero Kalašnikov. Quello stesso Kalašnikov, risultato di fabbricazione ex cecoslovacca, perfettamente funzionante e con il relativo munizionamento, sequestrato poi ad uno spacciatore durante le indagini aventi quale fulcro una famiglia di origini macedoni ma radicata in Valsassina dedita - sempre secondo l'impianto accusatorio, arrivato quest'oggi al pettine della Giustizia - all'immissione sul mercato locale di stupefacente tanto, per l'appunto, alla movimentazione di armi.
Per Mevljan Hatem - già arrestato nel 2019 per una sparatoria nei boschi della droga, fra Ballabio e Lecco - la Procura, nella persona del sostituto Chiara Stoppioni, ha chiesto, all'esito del processo celebrato con rito abbreviato, 8 anni di reclusione; per il fratello Mevljudin - difeso anch'egli dall'avvocato Federica Pirola - 6 anni. A giudizio anche uno zio dei due giovanotti (4 anni e 6 mesi la proposta di condanna) mentre, dopo il patteggiamento del padre, una sorella ed il cognato hanno optato per la strada del giudizio ordinario, affrontando dunque il dibattimento.
La vicenda al centro del procedimento era emersa nel settembre dello scorso anno, quando nel dare esecuzione a una serie di misure cautelari e perquisizioni disposte dal Gip del Tribunale di Lecco, su richiesta della locale Procura, Baby Gang venne sorpreso, in un albergo di Milano, dopo essersi esibito ad un concerto di Emis Killa, con una pistola con matricola abrasa e quindi tratto in arresto in flagranza per detenzione di arma clandestina e ricettazione. Quel "ferro" gli è già costato un'altra condanna (a un anno e sei mesi dopo la riduzione applicata in Appello). Ora la Giustizia gli presenta il conto anche per l'AK47, mentre restano aperte altre vicende ancora, dalla "gita" in Iraq ai maltrattamenti all'ex compagna.




















