5 novembre, 15 anni fa moriva Marco Gallo, destinato ad essere beato. Il ricordo di don Ottavio: 'Dio prende alcuni e tramite loro fa trasparire una luce di senso per la vita di tutti'
Il 5 novembre 2011 Marco Gallo moriva a 17 anni in un incidente stradale, in sella alla sua moto. Oggi, a quindici anni di distanza, il ricordo del giovane Servo di Dio continua a vivere nelle testimonianze di chi lo ha conosciuto, dei familiari, amici e non solo, oltre che nei suoi scritti e nel cammino di quanti hanno riconosciuto nella sua storia una domanda capace di parlare anche alla propria vita.
Nato a Chiavari il 7 marzo 1994, Marco aveva vissuto anche a Lecco, dove aveva frequentato la scuola primaria Pietro Scola e la secondaria di primo grado Massimiliano Kolbe. Nel 2007 aveva iniziato il liceo scientifico Don Gnocchi di Carate Brianza.
Esuberante, appassionato di sport e di atletica, Marco era descritto da chi lo conosceva come un ragazzo animato da una profonda ricerca di significato. Una domanda che negli anni delle superiori aveva trovato nell’esperienza di Gioventù Studentesca un luogo in cui crescere e confrontarsi. La fede, per lui, non era separata dalla vita quotidiana: leggeva la Bibbia, partecipava a iniziative di solidarietà e cercava una risposta al desiderio di felicità che sentiva dentro di sé.
Nel 2011 aveva partecipato alla beatificazione di Giovanni Paolo II, figura che sentiva particolarmente vicina. Pochi mesi dopo, la sua vita si sarebbe interrotta.
La sera prima dell'incidente Marco aveva scritto sulla parete della sua camera, vicino al letto: ''Perché cercate tra i morti colui che è vivo?''. Parole scoperte alla scomparsa e rimaste impresse nella memoria di chi gli voleva bene. Accanto alla scritta, un piccolo crocifisso di San Damiano, proprio come quello dinnanzi al quale Francesco d'Assisi stava pregando quando ricevette la richiesta del Signore di riparare la sua casa, che Marco aveva appeso in quei giorni. A notarlo, il giorno dopo la morte, fu la madre.
''Lì ho capito quanto Dio lo avesse preso sul serio'', ricorda don Ottavio Villa, già parroco di Maggianico, ora a Brivio, suo insegnante di religione. Il legame di Marco con san Francesco, per il quale quest'anno ricorre l'ottavo centenario della morte, non era un caso. Quell'anno, in classe, don Ottavio stava affrontando con i ragazzi il tema della contemporaneità di Cristo, presentando ogni volta un santo o un'opera d'arte: aveva scelto Francesco e fatto vedere alla classe il film di Liliana Cavani, che aveva colpito molto tutti gli alunni. Vedendo il Poverello d'Assisi cambiato dall'incontro con il lebbroso, Marco, che il sacerdote racconta come ''tra i più partecipi alla discussione'' aveva chiesto se allora Cristo passi attraverso le persone e le circostanze della vita. ''Un'osservazione - secondo l'insegnante - tutt'altro che banale, perché coglieva lo scopo stesso della fede: l'incontro personale con Cristo, qui e ora''.
Colpito dall'interesse del ragazzo per il santo di Assisi, don Ottavio gli aveva prestato un DVD che Marco guardò per tre sere consecutive. Il giorno in cui avrebbe dovuto restituirlo fu quello della sua morte. Il 5 novembre di 15 anni fa.
Stimato dagli amici per le imprese sportive e alpinistiche, Marco non era però soltanto questo. Infatti, continua don Ottavio, ''la sua vivacità non banale stimolava chi gli stava accanto a cercare ciò che è vero, bello, giusto e buono. Dio prende alcuni - ha ricordato don Ottavio - e tramite loro fa trasparire una luce di senso per la vita di tutti''.
Dagli scritti di Galli è nato il libro 'Anche i sassi si sarebbero messi a saltellare', pubblicato dopo la sua scomparsa. È anche attraverso quelle pagine che la sua esperienza ha continuato a raggiungere persone che non lo avevano conosciuto. Tra i segni di una memoria ancora viva c’è il pellegrinaggio del 1° novembre al santuario della Madonna di Montallegro, in Liguria. Un appuntamento che, per gli amici, non rappresenta soltanto un’occasione per ricordare Marco, ma anche per ritrovare insieme le domande che la sua vita aveva acceso.
Lo scorso 7 marzo, nel giorno in cui Marco avrebbe compiuto 32 anni, l’arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini ha presieduto la cerimonia di apertura della sua causa di beatificazione e canonizzazione. A quindici anni dalla morte, la sua storia continua così a interrogare attraverso la domanda che, come hanno ricordato i suoi amici, Marco non aveva mai smesso di porsi: che cosa rende davvero felice la vita?




















