Bellano: la mostra con le opere di Elena Ghezzi, scomparsa a 41 anni

A Bellano è stata inaugurata ieri sera la mostra “E. Vektro”, un’esposizione che raccoglie dipinti e creazioni sartoriali di Elena Ghezzi, scomparsa a soli 41 anni, due anni fa, a causa di una grave malattia. Un appuntamento carico di emozione, affetto e ricordi, nato dalla volontà degli amici e della famiglia di rendere omaggio a una donna dalle molteplici passioni, capace di esprimere attraverso l'arte, la creatività e il lavoro delle proprie mani tutta la ricchezza del suo mondo interiore.
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A prendere per primo la parola è stato Mattia Ferraroli, consigliere comunale, intervenuto in rappresentanza dell'amministrazione e del sindaco, assente per un viaggio all'estero. Dopo aver ringraziato tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione dell'iniziativa, Ferraroli ha sottolineato il piacere di poter conoscere una Elena inedita, diversa da quella che aveva avuto modo di apprezzare come grande sportiva e come donna capace di trasformare la propria creatività in una professione.
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«Sono felice di essere qui per avere la possibilità di conoscere una Elena inedita.
Personalmente la conoscevo come grande sportiva, una persona che ha fatto della propria creatività un mestiere, ma oggi scopriamo una Elena artista», ha affermato. Un luogo particolarmente adatto ad accogliere le sue opere è il BAC, spazio che negli anni ha ospitato diversi artisti e che conserva anche l'esposizione permanente di Danilo Vitali. La mostra dedicata a Elena rimarrà visitabile fino all'8 dicembre, offrendo a cittadini, amici e visitatori l'occasione di avvicinarsi al suo universo creativo. L'iniziativa porta con sé anche un importante gesto di solidarietà: durante il periodo espositivo è stata infatti promossa una raccolta fondi a favore della Fondazione Maria Letizia Verga, impegnata nella cura e nella ricerca sulle leucemie.

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Un modo per trasformare il ricordo in qualcosa di concreto, facendo sì che la generosità di Elena continui, in qualche forma, a raggiungere e sostenere altre persone. A seguire è intervenuta Chiara Gatti, direttrice artistica del BAC, che ha accompagnato i presenti in una lettura critica delle opere, soffermandosi sulle tecniche, sulle scelte compositive e sulle diverse suggestioni artistiche che attraversano il lavoro di Elena. Lo spazio di San Nicolao, ha ricordato, da circa due anni ospita mostre di arte contemporanea e ha accolto con grande piacere la proposta di dedicare un'esposizione a una donna che, pur non avendo avuto occasione di conoscere personalmente, ha potuto riconoscere attraverso le opere e attraverso l'affetto profondo che ancora oggi la circonda. «Non soltanto un omaggio della comunità a una persona che, da quello che vedo, aveva un grandissimo affetto da parte di tutti voi, ma anche, dal punto di vista di storica dell'arte e critica, la scoperta di un lavoro di grande interesse», ha spiegato. Gatti ha evidenziato la qualità della ricerca artistica di Elena, individuando nei dipinti richiami a diverse correnti e sensibilità, dai surrealisti agli artisti della scuola inglese.
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Particolarmente significativi i numerosi ritratti, caratterizzati da una forte componente psicologica, nei quali i volti e soprattutto le mani assumono un ruolo centrale. La gestualità delle dita diventa parte essenziale della narrazione e della composizione, trasformandosi in un elemento capace di dare movimento, dinamismo e profondità alle immagini. Uno stile difficile da racchiudere in un'unica definizione, proprio perché attraversato da diverse sperimentazioni e da una ricerca formale personale, nella quale anche gli spazi vuoti acquistano significato e il colore diventa protagonista, contribuendo a dare forza ed equilibrio alle composizioni. Un percorso artistico articolato, ma sempre riconoscibile per sensibilità e attenzione. «Credo che Elena avesse un grande talento e sono contenta di ospitarla qui al BAC», ha concluso la direttrice artistica. Il momento più intenso della serata è arrivato con le parole di Matteo Lambrugo, amico di Elena e tra coloro che hanno contribuito a dare vita alla mostra. Visibilmente commosso, ha dovuto interrompere più volte il proprio intervento, sopraffatto dall'emozione e dal peso di un ricordo che, a distanza di due anni, resta vivo e profondamente presente. Ha raccontato come sia nata l'idea dell'esposizione: il desiderio di avere un ricordo da condividere con tutti, di far conoscere e ritrovare Elena attraverso la sua creatività e le sue opere, scegliendo un luogo speciale nel quale custodire e raccontare ciò che lei è stata. Alla serata erano presenti tanti amici provenienti da Bellano, dalla Valtellina e dalla Valsassina, persone che in questi due anni non hanno mai smesso di ricordarla.
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Matteo Lambrugo amico di Elena, Mattia Ferraroli consigliere comunale, Chiara  Gatti del  BAC

Alcuni l'avevano conosciuta fin da bambina, altri erano cresciuti insieme a lei, condividendo esperienze, momenti di vita e legami che il tempo non ha cancellato. Anche la scelta della sede non è stata casuale: San Nicolao è un luogo ricco di storia, situato proprio accanto al vicolo che conduce alla casa di Elena, quasi a voler mantenere un filo ideale con i luoghi della sua vita. Lambrugo ha ripercorso le tappe della sua crescita creativa, iniziata già durante gli anni delle scuole medie e maturata successivamente al liceo artistico, dove Elena aveva potuto coltivare e sviluppare le proprie capacità, approfondendo diversi percorsi formativi fino a trasformare la pittura in una professione e in una grande passione. Ma la sua espressività non si fermava alla tela. Elena aveva infatti un talento particolare anche per la sartoria, un'altra forma di creazione nella quale le mani diventavano strumenti per dare vita a idee, forme e bellezza. La realizzazione degli abiti era per lei una passione autentica, diventata anche attività professionale. Accanto ai due capi esposti, durante la serata erano presenti altre sue creazioni, indossate con affetto dagli amici che hanno voluto partecipare all'inaugurazione portando con sé un pezzo del suo lavoro. Tra questi non è passato inosservato l'abito indossato da Valentina Cari, amica della stilista, un elegante vestito lungo e leggero color glicine, apprezzato per il taglio, la fattura e la delicatezza del colore. Un modo particolarmente significativo per rendere omaggio a Elena: non soltanto esporre ciò che aveva creato, ma lasciare che le sue creazioni continuassero a vivere, muovendosi tra le persone e raccontando ancora la sua capacità di immaginare e realizzare bellezza. C'era poi un'altra passione che raccontava molto della sua personalità: la boxe, sport che Elena praticava fin da giovane e che, come la pittura e la sartoria, richiedeva l'uso delle mani, disciplina, determinazione e forza.
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Tre mondi apparentemente lontani, ma uniti dalla stessa energia, dalla voglia di mettersi alla prova e dalla capacità di trasformare una passione in qualcosa di autentico. Nel ricordo di Lambrugo è emerso anche il grande altruismo di Elena, la sua disponibilità a condividere ciò che sapeva fare e a trasmettere le proprie competenze agli altri, come dimostrano i corsi di sartoria che aveva organizzato. Una generosità mai esibita, ma vissuta concretamente, attraverso il tempo dedicato agli altri, la condivisione delle esperienze e il desiderio di mettere a disposizione il proprio talento. Ed è proprio questa generosità che, in qualche modo, continua a manifestarsi anche oggi attraverso la raccolta fondi a favore della Fondazione Maria Letizia Verga, un'iniziativa che trasforma una serata di ricordo in un gesto di solidarietà e speranza. La mostra “E. Vektro” non è dunque soltanto un'esposizione di dipinti e abiti, ma un viaggio nella vita di una donna che ha saputo esprimersi in tanti modi, lasciando tracce diverse e preziose in chi ha avuto la fortuna di conoscerla. Attraverso le sue opere riaffiorano il talento, la determinazione, la creatività, la passione sportiva e soprattutto quella sensibilità che le permetteva di condividere con gli altri una parte di sé. A distanza di due anni dalla sua scomparsa, Elena continua a essere presente nei suoi colori, nei suoi ritratti, negli abiti che ancora vengono indossati e nei ricordi di chi le ha voluto bene. Ogni opera racconta qualcosa di lei, ogni creazione restituisce un frammento della sua personalità e ogni gesto di solidarietà mantiene vivo il valore di ciò che ha lasciato.
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La serata si è conclusa con i ringraziamenti rivolti all'amministrazione comunale, agli amici e a tutte le persone che, con impegno e affetto, hanno contribuito a rendere possibile l'esposizione. Un lavoro condiviso, nato dal desiderio di ricordare Elena non soltanto per la sua assenza, ma soprattutto per ciò che è stata e per tutto quello che ha saputo donare. La mostra resterà aperta al BAC fino all'8 dicembre, invitando tutti a conoscere o ritrovare, attraverso l'arte, il volto e l'anima di una donna che ha lasciato un segno profondo nella sua comunità. 
M.A.
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