Lecco: Vincenzo Musolino minaccia di darsi fuoco fuori dal Tribunale. ''Innocenti ma come criminali, non c’è giustizia''

“Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola”. Con questa frase di Giovanni Falcone scritta su un cartello appeso al collo Vincenzo Musolino, 59enne noto nel lecchese per essere cognato del boss Franco Coco Trovato, si è legato ad un palo della luce all’esterno del Tribunale di Lecco, minacciando di darsi fuoco.

Vincenzo Musolino

Alla base del suo gesto, a quanto è emerso dalle sue parole, una protesta contro i ripetuti riferimenti a lui e alla sua famiglia sugli organi di informazione locale, tornata nel “mirino” nell’ambito dell’inchiesta Metastasi.

L’uomo ha raggiunto il posteggio situato nei pressi del tribunale, lungo Corso Promessi Sposi, verso le 12.30 munito di catena e di una tanica in plastica contenente benzina. In pochi minuti sul posto, allertati da alcuni passanti, si sono recati un ambulanza, l’auto medica, i Vigili del fuoco, una pattuglia della Polizia locale e i Carabinieri. I primi a cercare di tranquillizzare Musolino sono stati il Commissario Capo della Questura di Lecco Marco Cadeddu e l’ispettore superiore della mobile di Lecco Antonio Verbicaro. L’uomo, spargendo la benzina intorno a sé e in una delle grate del posteggio sotterraneo del Tribunale, ha tenuto per diversi minuti i presenti con il fiato sospeso minacciando di darsi fuoco, accendino alla mano.

“Chiedo giustizia, mio figlio non ha fatto nulla ed è stato trattato come un criminale” ha urlato Vincenzo Musolino ai presenti. “A cosa serve lavorare se poi questo è il risultato? Io non ho fatto nulla, mio figlio neanche, ma poi ti ritrovi sulle pagine dei giornali”.
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Il nome del figlio Angelo, che con i fratelli Daniele e Michele gestisce la Edilnord, è stato collegato ad alcuni lavori svolti presso il lido di Parè di Valmadrera nell’ambito dell’inchiesta Metastasi, e citato nella compravendita di una abitazione che il vice sindaco di Lecco Vittorio Campione avrebbe acquistato dalla Edilnord. 

Proprio da questo fatto, per la “visibilità” negativa e continua nei confronti della sua famiglia e della attività economica che gestiscono, ha avuto origine la protesta di Vincenzo Musolino questa mattina di fronte all’edificio che in città rappresenta la giustizia. Egli è stato legato per anni al boss Franco Coco Trovato, finito in manette nel 1993 nell’ambito dell’inchiesta Wall Stret, ed è stato condannato a due anni di detenzione.

Fatti passati, con i quali l’uomo dice di non avere più nulla a che fare.
Cercando di calmarlo, uomini delle forze dell’ordine e soccorritori lo hanno accerchiato lentamente e sono riusciti a bloccarlo togliendogli l’accendino dalla mano. “Se succede qualcosa è colpa vostra” ha gridato Vincenzo Musolino, prima di essere portato via da un’auto della Polstrada negli uffici della vicina Questura.

Grande spavento tra avvocati, forze dell’ordine e passanti che hanno affollato il parcheggio della protesta, terminata senza gravi conseguenze grazie all’intervento di forze dell’ordine e soccorritori.


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