Osnago: la Milani impianti vince il ricorso al TAR contro Expo spa e Maltauro costruzioni dopo lo scandalo degli appalti truccati ma nessuna delle istituzioni dà esecuzione alla sentenza
La battaglia è tra Davide e Golia: tra un colosso a più teste, rappresentato da Expo 2015 spa, la burocrazia, i poteri politici e di riflesso l’impresa Costruzioni Giuseppe Maltauro spa, e un’azienda del tessuto meratese, specializzata in impianti elettrici, la Milani Giovanni srl, che ha partecipato in ATI (associazione temporanea di imprese) con altre società a una gara per l’evento mondiale del prossimo anno. Una battaglia che, persa nell’aggiudicazione dell’appalto, ora risulterebbe tra quelle “falsate” all’origine a favore del vincitore, l’ATI capeggiata dalla Maltauro spa; quest’ultima risulta sotto inchiesta nell’ambito degli affidamenti truccati per Expo 2015 secondo quanto emerso dalle indagini della Procura della Repubblica di Milano. La fionda che il pastorello Davide alias Milani impianti ha nelle mani, però, è di quelle che quando colpiscono fanno male. Il Tribunale amministrativo regionale, infatti, a seguito del ricorso presentato unitamente con la Panzeri spa e la Costruzioni Perregrini srl, ha dato ragione ai ricorrenti, respingendo le resistenze di Expo spa e dell’Impresa Costruzioni Giuseppe Maltauro spa. Peccato però che ora, nonostante l’invito imperante dei giudici proposto nell’ultima riga “ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa” nessuno si sia fatto sentire e, nel silenzio (impossibile dire al momento se colpevole o meno) le cose siano ferme, immobili. Senza alcuna apparente volontà di mutamento.
La vicenda fa riferimento alla “progettazione esecutiva e all’esecuzione dei lavori per la realizzazione delle architetture di servizio, afferenti al sito per l’esposizione universale del 2015”. Un importo totale da 67 milioni di euro che, come prevedibile, rappresenta un’ottima opportunità per sistemare i bilanci di qualche anno, specie per le piccole-medie imprese. La gara, impostata sull’offerta economicamente più vantaggiosa, viene valutata da una commissione che fornisce dei punteggi in base anche ai contenuti tecnici. Vincitore del suddetto appalto risulta il Raggruppamento Temporaneo di Imprese composto dalla costruzioni Giuseppe Maltauro (capogruppo mandataria) e la società cooperativa Cefla (mandante). Al secondo posto l’ATI di Costruzioni Perregrini srl, Bodino Engineering srl, Milani Giovanni srl, Moretti Contract srl, Moretti Interholz srl, Panzeri spa. E’ di maggio la notizia di un’inchiesta ampia e documentata della Procura della Repubblica di Milano per turbativa negli appalti relativi agli affidamenti dei cantieri per l’Expo, che ha portato all’applicazione delle misure di custodia cautelare, tra gli altri, dell’amministratore unico dell’impresa mandataria del raggruppamento aggiudicatario, Enrico Maltauro. Da qui, come si può immaginare, il ricorso è stato immediato. La seconda ATI classificata si sarebbe vista scavalcare e “battere” nell’assegnazione della gara poiché questa sarebbe stata “falsata e distorta da una pressione corruttiva connotata da illeciti accordi” a favore di qualcuno che, stando all’impianto accusatorio, era in possesso già prima dell’apertura delle buste di informazioni tali da metterlo in condizioni di vantaggio. Affidandosi agli avvocati Sergio Colombo e Elvira Poscio, Perreghini, Panzeri e Milani hanno chiesto al TAR l’annullamento “dell’aggiudicazione definitiva dell’appalto…e di ogni altro presupposto, conseguente e connesso” e un risarcimento danni, derivanti dagli atti impugnati, quantificabile in 5.500.000 euro di mancato utile, 165.000 euro a titolo di danno curriculare e 200.000 euro per le spese di partecipazione alla gara.
Fatti tutti i presupposti, il collegio composto dal presidente Francesco Mariuzzo, dal primo referendario Dario Simeoli, dal referendario estensore Angelo Fanizza, nella camera di consiglio del 25 giugno 2014 ha accolto la domanda di annullamento dell’impugnata aggiudicazione, ha rinviato per la trattazione della domanda risarcitoria all’udienza pubblica del 17 dicembre 2014 e ha ordinato l’esecuzione della sentenza per mano dell’autorità amministrativa. L’analisi per il giudizio redatta dai magistrati è molto articolata e tecnica (per visualizzare l’estratto integrale clicca qui) e, “fermo restando l’evoluzione delle indagini in corso e l’individuazione di ulteriori capi di incolpazione”, la documentazione prodotta dai ricorrenti, dicono, evidenzia anzitutto l’esistenza di una “associazione criminosa” finalizzata alla turbativa della procedura, tramite “corruzione, mediante promessa al pubblico ufficiale di avanzamenti di carriera”. Della associazione criminosa avrebbero fatto parte l’alto dirigente di Expo Angelo Paris e l’amministratore unico Enrico Maltauro.
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Gli atti evidenziano anche “un’incidenza diretta delle condotte illecite in corso di accertamento sulla procedura di gara. Maltauro e Greganti Primo si attivano nei confronti dei commissari amici che immediatamente garantiscono un precostituito giudizio di favore circa l’offerta di Maltauro”. Infine si ravvisa il tentativo di condizionare la procedura fino al punto da “comprometterne la trasparenza e la legittimità”. “Il concreto risultato delle descritte attività criminose” concludono i giudici “è stato l’aggiudicazione dell’appalto al RTI capeggiato dall’impresa di costruzioni Giuseppe Maltauro” e per questo tale aggiudicazione è da ritenersi illegittima per “manifesto abuso della funzione amministrativa da parte degli organi della stazione appaltante e in ragione dell’antigiuridica condotta imputata all’amministratore unico della società mandataria”. Il protocollo di legalità, dunque, sottoscritto per la partecipazione all’appalto sarebbe stato completamente disatteso e sono mancate “le minime condizioni di trasparenza essenziali per l’efficiente espletamento della gara in questione”. Non serve, scrivono ancora i giudici, attendere gli esiti giudiziari per disporre l’annullamento e porre un rimedio affinchè si costruisca una frontiera più avanzata di tutela dell’amministrazione contro i possibili abusi dei partecipanti. Se il potere di risoluzione del contrato è in capo a Expo 2015 spa, resta il fatto che in concreto “sembrerebbero sussistere tutti i presupposti invocati dai ricorrenti” che, tra l’altro, sono già presenti nella stessa area con un altro cantiere e potrebbero dare continuità ai rapporti con le imprese subappaltatrici. “La risoluzione del contratto prevista dal protocollo appare una soluzione congrua per la società Expo 2015 spa che potrebbe stipulare un nuovo contratto con il concorrente che segue in graduatoria” concludono i giudici, contrariamente a quanto asserito dai resistenti che un subentro sarebbe “assolutamente inimmaginabile dal punto di vista tecnico e giuridico”. Il non accoglimento di tale indicazione dei giudici “darebbe sostanza a una manifesta violazione del principio di legalità e trasparenza degli appalti pubblici” e “il comportamento della stazione appaltante rischierebbe di proiettare sull’Evento universale un’ombra cupa, delineata dall’ammessa incapacità di far fronte a fenomeni di permeabilità del malaffare”. Insomma con una sentenza che nulla lascia all’interpretazione il TAR della Lombardia ha accolto il ricorso, invitando l’autorità amministrativa a procedere secondo indicazione. Soddisfatti per l’accoglimento del ricorso, i ricorrenti non possono dirsi altrettanto per gli step successivi. Nonostante le lettere inviate ai rappresentanti delle istituzioni locali e nazionali e a tutti i vertici coinvolti, nessuno né ha risposto né si è espresso. “Le piccole-medie industrie come la nostra non sono tutelate” ha spiegato l’amministratore delegato Oreste Milani “abbiamo vinto con merito un ricorso difficile e importante e ora nessuno sembra voglia dargli attuazione. Abbiamo garantito tempestività e continuità nella possibilità di subentro che ci spetta, visto che siamo arrivati secondi ma il vincitore pare non avere giocato ad armi pari. Non chiediamo nulla se non di poter eseguire quanto ci spetta e quanto abbiamo faticato per ottenere in corso di redazione e costruzione dell’offerta del bando. Di fatto tutte le personalità coinvolte sono al corrente di quanto accaduto, tocca a loro intervenire. Ma evidentemente nessuno ha interesse a far rispettare questa sentenza della magistratura”.

La vicenda fa riferimento alla “progettazione esecutiva e all’esecuzione dei lavori per la realizzazione delle architetture di servizio, afferenti al sito per l’esposizione universale del 2015”. Un importo totale da 67 milioni di euro che, come prevedibile, rappresenta un’ottima opportunità per sistemare i bilanci di qualche anno, specie per le piccole-medie imprese. La gara, impostata sull’offerta economicamente più vantaggiosa, viene valutata da una commissione che fornisce dei punteggi in base anche ai contenuti tecnici. Vincitore del suddetto appalto risulta il Raggruppamento Temporaneo di Imprese composto dalla costruzioni Giuseppe Maltauro (capogruppo mandataria) e la società cooperativa Cefla (mandante). Al secondo posto l’ATI di Costruzioni Perregrini srl, Bodino Engineering srl, Milani Giovanni srl, Moretti Contract srl, Moretti Interholz srl, Panzeri spa. E’ di maggio la notizia di un’inchiesta ampia e documentata della Procura della Repubblica di Milano per turbativa negli appalti relativi agli affidamenti dei cantieri per l’Expo, che ha portato all’applicazione delle misure di custodia cautelare, tra gli altri, dell’amministratore unico dell’impresa mandataria del raggruppamento aggiudicatario, Enrico Maltauro. Da qui, come si può immaginare, il ricorso è stato immediato. La seconda ATI classificata si sarebbe vista scavalcare e “battere” nell’assegnazione della gara poiché questa sarebbe stata “falsata e distorta da una pressione corruttiva connotata da illeciti accordi” a favore di qualcuno che, stando all’impianto accusatorio, era in possesso già prima dell’apertura delle buste di informazioni tali da metterlo in condizioni di vantaggio. Affidandosi agli avvocati Sergio Colombo e Elvira Poscio, Perreghini, Panzeri e Milani hanno chiesto al TAR l’annullamento “dell’aggiudicazione definitiva dell’appalto…e di ogni altro presupposto, conseguente e connesso” e un risarcimento danni, derivanti dagli atti impugnati, quantificabile in 5.500.000 euro di mancato utile, 165.000 euro a titolo di danno curriculare e 200.000 euro per le spese di partecipazione alla gara.

Fatti tutti i presupposti, il collegio composto dal presidente Francesco Mariuzzo, dal primo referendario Dario Simeoli, dal referendario estensore Angelo Fanizza, nella camera di consiglio del 25 giugno 2014 ha accolto la domanda di annullamento dell’impugnata aggiudicazione, ha rinviato per la trattazione della domanda risarcitoria all’udienza pubblica del 17 dicembre 2014 e ha ordinato l’esecuzione della sentenza per mano dell’autorità amministrativa. L’analisi per il giudizio redatta dai magistrati è molto articolata e tecnica (per visualizzare l’estratto integrale clicca qui) e, “fermo restando l’evoluzione delle indagini in corso e l’individuazione di ulteriori capi di incolpazione”, la documentazione prodotta dai ricorrenti, dicono, evidenzia anzitutto l’esistenza di una “associazione criminosa” finalizzata alla turbativa della procedura, tramite “corruzione, mediante promessa al pubblico ufficiale di avanzamenti di carriera”. Della associazione criminosa avrebbero fatto parte l’alto dirigente di Expo Angelo Paris e l’amministratore unico Enrico Maltauro.
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Gli atti evidenziano anche “un’incidenza diretta delle condotte illecite in corso di accertamento sulla procedura di gara. Maltauro e Greganti Primo si attivano nei confronti dei commissari amici che immediatamente garantiscono un precostituito giudizio di favore circa l’offerta di Maltauro”. Infine si ravvisa il tentativo di condizionare la procedura fino al punto da “comprometterne la trasparenza e la legittimità”. “Il concreto risultato delle descritte attività criminose” concludono i giudici “è stato l’aggiudicazione dell’appalto al RTI capeggiato dall’impresa di costruzioni Giuseppe Maltauro” e per questo tale aggiudicazione è da ritenersi illegittima per “manifesto abuso della funzione amministrativa da parte degli organi della stazione appaltante e in ragione dell’antigiuridica condotta imputata all’amministratore unico della società mandataria”. Il protocollo di legalità, dunque, sottoscritto per la partecipazione all’appalto sarebbe stato completamente disatteso e sono mancate “le minime condizioni di trasparenza essenziali per l’efficiente espletamento della gara in questione”. Non serve, scrivono ancora i giudici, attendere gli esiti giudiziari per disporre l’annullamento e porre un rimedio affinchè si costruisca una frontiera più avanzata di tutela dell’amministrazione contro i possibili abusi dei partecipanti. Se il potere di risoluzione del contrato è in capo a Expo 2015 spa, resta il fatto che in concreto “sembrerebbero sussistere tutti i presupposti invocati dai ricorrenti” che, tra l’altro, sono già presenti nella stessa area con un altro cantiere e potrebbero dare continuità ai rapporti con le imprese subappaltatrici. “La risoluzione del contratto prevista dal protocollo appare una soluzione congrua per la società Expo 2015 spa che potrebbe stipulare un nuovo contratto con il concorrente che segue in graduatoria” concludono i giudici, contrariamente a quanto asserito dai resistenti che un subentro sarebbe “assolutamente inimmaginabile dal punto di vista tecnico e giuridico”. Il non accoglimento di tale indicazione dei giudici “darebbe sostanza a una manifesta violazione del principio di legalità e trasparenza degli appalti pubblici” e “il comportamento della stazione appaltante rischierebbe di proiettare sull’Evento universale un’ombra cupa, delineata dall’ammessa incapacità di far fronte a fenomeni di permeabilità del malaffare”. Insomma con una sentenza che nulla lascia all’interpretazione il TAR della Lombardia ha accolto il ricorso, invitando l’autorità amministrativa a procedere secondo indicazione. Soddisfatti per l’accoglimento del ricorso, i ricorrenti non possono dirsi altrettanto per gli step successivi. Nonostante le lettere inviate ai rappresentanti delle istituzioni locali e nazionali e a tutti i vertici coinvolti, nessuno né ha risposto né si è espresso. “Le piccole-medie industrie come la nostra non sono tutelate” ha spiegato l’amministratore delegato Oreste Milani “abbiamo vinto con merito un ricorso difficile e importante e ora nessuno sembra voglia dargli attuazione. Abbiamo garantito tempestività e continuità nella possibilità di subentro che ci spetta, visto che siamo arrivati secondi ma il vincitore pare non avere giocato ad armi pari. Non chiediamo nulla se non di poter eseguire quanto ci spetta e quanto abbiamo faticato per ottenere in corso di redazione e costruzione dell’offerta del bando. Di fatto tutte le personalità coinvolte sono al corrente di quanto accaduto, tocca a loro intervenire. Ma evidentemente nessuno ha interesse a far rispettare questa sentenza della magistratura”.
S.V.




















