Troppo cibo sprecato anche nel lecchese, uno studio di Legambiente e Barro

Ogni anno nel mondo si sprecano 1,3 miliardi di tonnellate di cibo, pari a circa 1/3 della produzione totale destinata al consumo umano. Nello stesso arco di tempo, in Italia vengono buttate quantità di cibo pari a 8 miliardi di euro. Si tratta di dati sconcertanti che inevitabilmente portano a riflettere su un dibattito in continua crescita a livello internazionale, ovvero quello degli sprechi e delle perdite alimentari. Cosa fare dunque per prevenire l'aumento di questi numeri?   


Il primo passo è studiarne le cause attraverso i comportamenti dei consumatori, dopodichè bisogna sensibilizzare i cittadini al fine di educarli a ridurre gli sprechi. Ed è proprio questo che il Distretto Culturale del Barro insieme a Legambiente ha deciso di fare con l'incontro di martedì 7 giugno a Palazzo delle Paure, in occasione del quale sono stati illustrati i risultati del loro studio sui prodotti alimentari che non vengono consumati nei comuni del Distretto ed è stata presentata l'iniziativa contro lo spreco alimentare della 'DoggyBag'.   

Laura Todde (coordinatrice del progetto Sprecozero), Alessio Dossi (presidente Legambiente Lecco), Giorgio Meregalli (Distretto Culturale del Barro) e Luca Falasconi (Università degli Studi di Bologna)   

Durante la serata, insieme a Giulio Meregalli del Distretto Culturale del Barro, Laura Todde e Alessio Dossi di Legambiente, è intervenuto anche il dott. Luca Falasconi dell'Università di Bologna, il quale ha portato diversi spunti di riflessioni sul tema in questione, con dati statistici significativi.   

A introdurre il discorso è stato Giorgio Meregalli del Distretto Culturale del Barro, che ha esordito con una breve sintesi di quello che è stato il percorso dall'idea iniziale alla realizzazione del progetto: "Lo spreco alimentare, prima ancora di essere un problema per l'ambiente, è un insulto verso la multitudine di persone che non ha nulla da mangiare. L'idea che abbiamo avuto è stata quella di creare una mappatura rispetto a tutte quelle realtà che in qualche modo hanno a che fare con il cibo (mense, ristoranti, alimentari, supermercati). Fotografare cioè la realtà rispetto a questo fenomeno e rispetto a quello che è il comportamento nei confronti dei cibi in scadenza o di quelli che non vengono consumati" ha spiegato Meregalli rivolgendosi ai numerosi presenti in sala. "La fase successiva ha come obiettivo quello di innsescare una sensibilizzazione nei confronti dell'opinione pubblica. Per questo abbiamo pensato di promuovere il discorso della doggy bag - una pratica già molto comune in molti paesi europei che consiste nell'utilizzo di un sacchetto per portare a casa il cibo avanzato al ristorante - È un iniziativa molto interessante, non tanto perchè quella volta al ristorante ci si porta a casa il cibo, quanto perchè poi si inizia a farlo anche quando si è a casa con tutto quello che si acquista. Il lavoro successivo è consistito quindi nell'intercettare i ristoranti sensibili a questo discorso che hanno deciso di aderire e promuovere l'iniziativa". 



Come spiegato dallo stesso Meregalli, anche Legambiente ha avuto un ruolo fondamentale in questo progetto, tanto da essersi occupato interamente di questa mappatura, la cui stesura ha richiesto un lavoro molto complesso che ha visto molti volontari sul campo operare per circa sei mesi.   
A illustrarne i risultati è stata la coordinatrice Laura Todde, la quale ha spiegato però che i dati non sono del tutto esplicativi della situazione attuale del nostro territorio in quanto alcuni esercizi commerciali non hanno risposto al questonario. Il numero dei soggetti che hanno aderito (149), è comunque sufficiente per avere un'idea dell'andamento negli otto comuni del Distretto (Civate, Galbiate, Garlate, Lecco, Malgrate, Monte Marenzo, Olginate, Valgreghentino).    


Stando ai dati raccolti nell'indagine "Sprecozero", sono circa 1027 i kg di prodotti invenduti ogni settimana. Di questi però, fortunatamente, non tutti finiscono in discarica. Per quanto riguarda gli alimentari e i supermercati infatti solo il 10% finisce in discarica. Il rimanente viene infatti restituito ai fornitori, donato ad associazioni o venduto a prezzi ridotti.   Non si può dire lo stesso delle mense, dove invece è stato registrato il più alto numero di sprechi. Qui infatti addirittura l'80% del cibo finisce in discarica; si parla di circa 440 kg di cibo buttato ogni settimana. Nonostante il dato sia piuttosto preoccupante, l'86% delle ditte fornitrici di mense intervistate ha dichiarato di aver attivato pratiche per ridurre gli sprechi, come ad esempio la possibilità di far portare a casa ai bambini cibi freddi come merendine o frutta. "A differenza dei supermercati, i cui scarti sono donati in buona parte ad associazioni o altri enti, le mense hanno più difficoltà nel riutilizzo di cibo invenduto per via della legislatura. Ci sono mense però, come per esempio quella della scuola di Mandello, dove si è riusciti ad attivare un servizio di recupero dei pasti caldi da destinare a persone in condizioni di disagio. Questo esempio potrebbe essere uno stimolo per l'attivazione di un servizio simile anche in altri comuni" ha spiegato Laura Todde. Anche per quanto riguarda i ristoranti la situazione è abbastanza significativa: dagli 88 ristoranti intervistati è emersa una produzione di avanzi pari al 76%, in particolare frutta e verdura, pane e pizza. Nonostante l'alta percentuale, i ristoratori hanno però dichiarato che avviene piuttosto raramente che i clienti avanzino il cibo.   



Di fronte a tutti questi numeri viene naturale pensare di dover fare qualcosa per ridurre questi sprechi, ed è proprio qui che nasce l'idea della "Doggy Bag". L'iniziativa è stata proposta anche agli 88 ristoranti intervistati, con esito piuttosto positivo: il 41% ha risposto che è disposto a collaborare, mentre il 44% ha dichiarato di adottare già un servizio simile. Il 15% invece ha detto no, ma si tratta per lo più di ristoranti con porzioni ristrette dove raramente ci sono scarti.   "Portarsi a casa quello che avanziamo è un messaggio per noi stessi e per la nostra comunità. Il grosso degli sprechi avviene nelle nostre case, per questo la doggy bag serve ad abituarci a capire che il cibo che abbiamo nel piatto non va buttato. Lo slogan "non arrossire" stampato sui sacchetti rimanda alla nostra non preparazione culturale nel portare a casa il cibo, spesso visto come una cosa imbarazzante. È invece molto più imbarazzante sprecarlo, per questo non dobbiamo vergognarci" ha aggiunto Alessio Dossi, presidente di Legambiente Lecco.      

 Oltre ad aver parlato di quella che è la situazione territoriale attraverso il progetto "Sprecozero", con l'intervento del prof. Falasconi si è posta anche l'attenzione sul tema dello spreco alimentare più in generale, a partire da un semplice interrogativo: "perchè mangiamo?".   

Secondo alcuni dati, il 75% dei problemi di salute sono causati da scorrette abitudini di vita e di alimentazione, mentre addirittura il 60% delle morti potrebbero essere evitate attraverso una corretta alimentazione. Questi risultati dimostrano che la domanda "perchè mangiamo?" non è così scontata come possa sembrare, anzi la maggior parte non conosce la risposta. Ed è proprio questa una delle principali cause che sta alla base di tutti i problemi sullo spreco, ovvero l'assenza di consapevolezza di ciò che è il cibo e del suo valore, insieme alla straordinaria disponibilità e accessibilità.   



Secondo le statistiche presentate la disponibilità calorica in Italia è di circa 3.700 Kcal al giorno, ovvero una volta e mezzo il fabbisogno energetico quotidiano. Questo denota che c'è più cibo di quello necessario, e questo inevitabilmente porta ad uno spreco dello stesso. Il fatto più rilevante è però che lo spreco maggiore avviene a livello domestico. Questo significa che si tratta di uno stile di vita scorretto che si potrebbe migliorare con poco: "Se noi siamo la principale causa dello spreco, significa che siamo anche la principale soluzione. Se riducessimo a zero lo spreco di cibo domestico ridurremmo di 3/4 questo problema in Italia. Non dobbiamo stravolgere niente, nè rinunciare a niente. Perciò rimbocchiamoci le maniche" ha concluso Falasconi.     

Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito http://www.legambientelecco.it/it/progetti/spreco-zero.
P.M.
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