Rischio sismico basso sul territorio lecchese, ''stima'' difficile sugli edifici. Molinari: 'più sicurezza con il rispetto delle norme'

Cosa succederebbe se un sisma come quello che ha devastato il Centro Italia si verificasse nelle nostre zone? Una stima in questo senso è difficile da effettuare, anche in considerazione del fatto che in base alla classificazione territoriale, dal punto di vista del rischio sismico (aggiornata a livello regionale con il DGR n. 2129 dell’11 luglio 2014) la Provincia di Lecco rientra in gran parte nella “Zona 3” (pericolosità sismica bassa, che può essere soggetta a scuotimenti modesti). Alcuni comuni, situati prevalentemente nell’alto lago e in Valsassina, hanno mantenuto il “livello” 4 (il più basso, meno pericoloso), in cui prima rientrava l’intero territorio.
Antonio Molinari
“Non esiste una “anagrafe” sismica degli edifici presenti in Provincia, bisogna tenere conto che fino agli anni 2000 essa non era classificata, e che il grado di rischio è comunque basso nonostante sia stato elevato nella maggior parte dei comuni dallo scorso anno”
ha spiegato Antonio Molinari, presidente dell’Ordine degli ingegneri della Provincia di Lecco. “Questo comporta che gran parte delle costruzioni, in particolar modo le più “datate”, potrebbero rivelare delle criticità in caso di terremoto. Ma non è solo una questione di “età” dell’edificio: quando si va ad intervenire con ristrutturazioni o lavori edili, è necessario avvalersi di personale dotato di competenze specifiche, in modo che si tenga conto delle caratteristiche dell’intera struttura e si vada ad operare secondo i criteri previsti dalla normativa”.
Per quanto riguarda gli edifici “strategici” pubblici, come palazzi comunali e scuole, l’attenzione non manca. “Le singole amministrazioni si stanno attivando in questo senso, predisponendo verifiche e interventi di miglioramento della resistenza sismica, ad esempio per quanto riguarda le scuole particolarmente “datate”. Il comune di Lecco ha promosso un apposito bando alla ricerca di professionisti incaricati della valutazione in questo senso, ed è allo studio un apposito protocollo con il nostro Ordine per avviare una cooperazione in grado di rendere più efficaci e “snelle” le singole pratiche. Al nostro interno abbiamo inoltre previsto criteri più “stringenti” per quanto riguarda le caratteristiche e le competenze dei collaudatori che vanno ad effettuare consulenze per interventi specifici” ha puntualizzato Antonio Molinari.
Per quanto riguarda le costruzioni private (residenziali o industriali che siano) la casistica è dunque varia e molto dipende dalla singola “sensibilità” alla tematica e al rispetto della normativa.
Tra le novità introdotte dalla legge regionale n. 33/2015 e dalla D.G.R. 5001/2016 vi è il trasferimento ai comuni delle competenze in materia di opere o costruzioni e vigilanza in zone sismiche, sul loro territorio. Deve essere disposta una attività di controllo sistematico degli interventi relativi a strutture o edifici pubblici o, in genere, stabili destinati a servizi pubblici essenziali. Per i comuni in zona 3 e 4 (sismicità bassa e molto bassa) vige inoltre l’obbligo del deposito della documentazione relativa al progetto prima dell’avvio dei lavori.
“Il passaggio di molti paesi del nostro territorio dalla zona sismica 4 alla 3 offre una sicurezza in più, poiché la normativa si fa più stringente” ha concluso il presidente dell’Ordine degli ingegneri. In base alla nuova classificazione sismica entrata in vigore il 10 aprile 2016, i comuni lombardi in zona 2 sono risultano 57, in zona 3 sono 1027 e in zona 4 sono 446.

Nella nostra Provincia sono tutti in zona 3 ad eccezione di Bellano, Casargo, Colico, Cortenova, Crandola Valsassina, Dervio, Dorio, Esino Lario, Introzzo, Lierna, Margno, Oliveto Lario, Pagnona, Parlasco, Perledo, Premana, Primaluna, Sueglio, Taceno, Tremenico, Varenna, Vendrogno e Vestreno, dove il rischio sismico è più basso (livello 4).
In base alle caratteristiche degli edifici, inoltre, in considerazione della elevata presenza di calcestruzzo, le conseguenze derivanti da un sisma di potenza elevata sul nostro territorio sarebbero con ogni probabilità inferiori rispetto alla tragica distruzione dei borghi del centro Italia più colpiti.
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