
A destra il Gip Paolo Salvatore
I tre medici escono ufficialmente di scena. Restano soltanto i genitori, a carico dei quali con ordinanza notificata quest'oggi all'esito dell'udienza di ieri, il Gip del Tribunale di Lecco dr.Paolo Salvatore ha disposto nuova attività investigativa. Si separano dunque i "destini" dei cinque originali indagati per la morte, nell'ottobre dello scorso anno, del piccolo Liam, il bebè di Ballabio giunto esanime all'ospedale Manzoni di Lecco dopo un'inutile corsa in ambulanza a soli 28 giorni dalla venuta al mondo. Un'esistenza, la sua, assolutamente troppo breve e al tempo stesso "travagliata", scandita da un "dentro e fuori" dal nosocomio dove ha visto per la prima volta la luce il 17 settembre. Da qui l'iscrizione nel registro degli indagati di tre professionisti del presidio di via dell'Eremo che, in momenti diversi - durante dunque il primo ricovero in osservazione tra il primo e il tre ottobre per gli effetti di una caduta patita, a detta della madre, accidentalmente e il secondo, protrattosi da 6 al 12 - si sono presi cura del bimbo. Omicidio colposo l'ipotesi di reato formulata a carico dei tre camici bianchi - due pediatre assistite dall'avvocato Stefano Pelizzari e un radiologo affidatosi all'avvocato Lorenzo Bertacco del Foro di Milano - per il quale il giudice ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura. Così non è stato per la mamma e il papà di Liam - 40 anni lui, 34 lei - entrambi rappresentanti dall'avvocato Marco Sangalli: sebbene infatti, all'esito dell'attività investigativa basata prevalentemente sull'acquisizione della consulenza affidata - a sei mani - all'anatomopatologo lecchese Paolo Tricomi, al pediatra neonatologo Massimo Agosti e al dottor Carlo Bianchi Bosisio specializzato in Neurochirurgia, Radiologia e Radioterapia, il pubblico ministero Cinzia Citterio - affiancata nella gestione del "caso" direttamente dal Procuratore Antonio Angelo Chiappani - abbia optato per la medesima conclusione anche in relazione alle posizione dei genitori del bambino, il giudice ha disposto ulteriori indagini, articolando compiutamente tale decisione. Sei gli ulteriori mesi di tempo concessi per meglio lumeggiare le circostanze che hanno portato al decesso del piccino, secondogenito della coppia, spirato per "soffocamento" come spiegato dal pool che ha eseguito l'esame autoptico e le successive analisi laboratoriali che hanno permesso di appurare la presenza di "petecchie" - microscopici grumi di sangue - nei polmoni del bambino ma non di fissare con certezza l'ora della morte, dettaglio non secondario per comprendere chi vi fosse nell'abitazione della famiglia nel momento in cui Liam perdeva i sensi, per non riprendersi più nemmeno dopo l'intervento dei soccorritori allertati di buon mattino dalla madre, rimasta sola in casa dopo l'uscita del marito per recarsi al lavoro e pronta a servire il primo pasto della giornata al figlioletto. Se si ritiene però - annota il Gip - che entrambi fossero presenti e che si sia trattato di un omicidio, poco sposta in relazione alla necessità di mandarli a giudizio, chi sia stato materialmente a porre fine all'esistenza di Liam.
La questione, in ogni caso, torna ora nuovamente nelle mani della Procura.
A.M.