Milano: restaurato il monumento all'Alpino, ritrae un civatese

E’ stato completato il restauro del monumento all’Alpino, che si trova a Milano in via Vincenzo Monti e che è opera dello scultore Emilio Bisi. Il combattente che è raffigurato nell’atto di scagliare un masso è Antonio Valsecchi, classe 1888, nativo di Civate, spentosi l’8 dicembre 1965, decorato di medaglia d’argento al valor militare.
Nelle pagine del volume “Alpini a Lecco – Una storia con la penna nera”, uscito nel 2002, in occasione degli 80 anni della sezione ANA, quando era presidente Luca Ripamonti, vi è un apposito capitolo dedicato ad Antonio Valsecchi, l’eroe della Ridotta Lombardia a Derna, in Libia, nel febbraio 1912.

Il momento all’alpino, di Milano

Il civatese, che allora aveva 24 anni, era un sergente; per il fatto d’arme notturno raggiunse un primato che è di pochissimi uomini: essere ricordato ancora vivente in un monumento che lo scultore Emilio Bisi ha realizzato nel 1915.
L’episodio che portò Antonio Valsecchi nella storia avvenne durante la Campagna di Libia. Ribelli arabi attaccarono nella notte una postazione italiana detta Ridotta Lombardia, presidiato da un plotone della 51^ Compagnia del Battaglione Edolo, del 5° Reggimento. Nella notte il presidio venne attaccato da numerosa schiera di nemici. Gli alpini si difesero sparando sugli assalitori, ma gli stessi riuscirono a superare le linee di reticolati, ammassandosi sotto il fortino ed iniziando a scalare le mura. Le penne nere si accorsero che mancavano le munizioni e rimaneva solo l’estrema resistenza di difendersi con la baionetta. E’ stato allora che sugli spalti si alzò un commilitone che, afferrato un macigno, dopo averlo alzato sopra la testa, lo scaglio contro il nemico. Il suo esempio venne seguito da altre penne nere e la difesa a colpi di pietra arrestò l’assalto, mentre in lontananza si udivano squilli di tromba che erano rinforzi italiani, con militari sempre dell’Edolo.

Antonio Valsecchi durante la campagna di Libia

I libici vennero messi in fuga. Valsecchi rimase ferito in quella epica battaglia notturna e venne subito medicato con i farmaci di emergenza in dotazione allo zaino sanità della Ridotta Lombardia. La ridotta era comunque salva e da quella notte entrava nella storia, consacrata poi dal monumento appena restaurato. Tornato nella sua Civate, il giovane sposò Rosa Castagna, minore di un anno. Dal matrimonio sono nati sei figli: Elisabetta, Tranquilla, Iolanda, Marietta, Pina ed Umberto. Ben più numerosi i nipoti. Antonio Valsecchi è stato per diversi anni capogruppo delle penne nere di Civate. Era sempre presente a manifestazioni, raduni, e sfilate alpine.
Il monumento di Milano, oltre alla pulizia ed alla stesura di una cera protettiva, ha visto restituire alla statua il fucile e la baionetta in bronzo, sottratti da ignoti, poi recuperati e conservati dal Comune, in attesa del restauro. A tale proposito, l’assessore all’urbanistica, Pierfrancesco Maran, ha dichiarato “Il restauro del monumento all’alpino si inserisce in una programmazione di interventi di valorizzazione del patrimonio storico legati al centenario della Grande Guerra 1915/1918”. E per quanto riguarda la città di Lecco è doveroso ricordare l’intervento di recupero presso il monumento ai Caduti, sul lungolago, opera dell’illustre scultore Giannino Castiglioni, inaugurato nell’autunno 1926, che può essere considerata la prima “opera” della Grande Lecco, in corso di unificazione con i Comuni vicini.
E’ stato completato il restauro del monumento all’Alpino, che si trova a Milano in via Vincenzo Monti e che è opera dello scultore Emilio Bisi. Il combattente che è raffigurato nell’atto di scagliare un masso è Antonio Valsecchi, classe 1888, nativo di Civate, spentosi l’8 dicembre 1965, decorato di medaglia d’argento al valor militare.
Nelle pagine del volume “Alpini a Lecco – Una storia con la penna nera”, uscito nel 2002, in occasione degli 80 anni della sezione ANA, quando era presidente Luca Ripamonti, vi è un apposito capitolo dedicato ad Antonio Valsecchi, l’eroe della Ridotta Lombardia a Derna, in Libia, nel febbraio 1912.

Antonio Valsecchi, riconoscibile per la medaglia e per la barba, mentre sfila all’adunata nazionale 1959, svoltasi a Milano

Il civatese, che allora aveva 24 anni, era un sergente; per il fatto d’arme notturno raggiunse un primato che è di pochissimi uomini: essere ricordato ancora vivente in un monumento che lo scultore Emilio Bisi ha realizzato nel 1915.
L’episodio che portò Antonio Valsecchi nella storia avvenne durante la Campagna di Libia. Ribelli arabi attaccarono nella notte una postazione italiana detta Ridotta Lombardia, presidiato da un plotone della 51^ Compagnia del Battaglione Edolo, del 5° Reggimento. Nella notte il presidio venne attaccato da numerosa schiera di nemici. Gli alpini si difesero sparando sugli assalitori, ma gli stessi riuscirono a superare le linee di reticolati, ammassandosi sotto il fortino ed iniziando a scalare le mura. Le penne nere si accorsero che mancavano le munizioni e rimaneva solo l’estrema resistenza di difendersi con la baionetta. E’ stato allora che sugli spalti si alzò un commilitone che, afferrato un macigno, dopo averlo alzato sopra la testa, lo scaglio contro il nemico. Il suo esempio venne seguito da altre penne nere e la difesa a colpi di pietra arrestò l’assalto, mentre in lontananza si udivano squilli di tromba che erano rinforzi italiani, con militari sempre dell’Edolo. I libici vennero messi in fuga.
Valsecchi rimase ferito in quella epica battaglia notturna e venne subito medicato con i farmaci di emergenza in dotazione allo zaino sanità della Ridotta Lombardia. La ridotta era comunque salva e da quella notte entrava nella storia, consacrata poi dal monumento appena restaurato. Tornato nella sua Civate, il giovane sposò Rosa Castagna, minore di un anno. Dal matrimonio sono nati sei figli: Elisabetta, Tranquilla, Iolanda, Marietta, Pina ed Umberto. Ben più numerosi i nipoti. Antonio Valsecchi è stato per diversi anni capogruppo delle penne nere di Civate. Era sempre presente a manifestazioni, raduni, e sfilate alpine.
Il monumento di Milano, oltre alla pulizia ed alla stesura di una cera protettiva, ha visto restituire alla statua il fucile e la baionetta in bronzo, sottratti da ignoti, poi recuperati e conservati dal Comune, in attesa del restauro. A tale proposito, l’assessore all’urbanistica, Pierfrancesco Maran, ha dichiarato “Il restauro del monumento all’alpino si inserisce in una programmazione di interventi di valorizzazione del patrimonio storico legati al centenario della Grande Guerra 1915/1918”. E per quanto riguarda la città di Lecco è doveroso ricordare l’intervento di recupero presso il monumento ai Caduti, sul lungolago, opera dell’illustre scultore Giannino Castiglioni, inaugurato nell’autunno 1926, che può essere considerata la prima “opera” della Grande Lecco, in corso di unificazione con i Comuni vicini.
Aloisio Bonfanti
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