Lecco: chi ricorda lo scalo ferroviario della 'Piccola'?

Si torna a parlare del futuro della “Piccola”, la vasta area collocata sul confine del centro cittadino, delimitata da un tratto di via Amendola, dal segmento di via Ghislanzoni antistante il vecchio ospedale, ora Politecnico, e poi dalla linea ferroviaria verso Como, sul bordo di via Arlenico. Perché “Piccola”? Perché tale denominazione, si chiedono i lecchesi più giovani? L’area è stata lo scalo merci della Piccola Velocità ferroviaria.



Lo scalo merci all’inizio dell’attività

La realizzazione risale ai primi anni del Novecento e lo scalo divenne rapidamente importante tanto da raggiungere, nella prima metà dello scorso secolo, il 26° posto per traffico merci nella graduatoria nazionale. Erano anni di fiorenti industrie e di intensi movimenti, che avevano anche portato all’urbanizzazione di tutta la zona vicino alla Piccola.



Le sbuffanti locomotive

Il cortile “delle botti e dei sassi” di via Ghislanzoni, di fronte al palazzo scolastico, venne costruito nei primi anni del Novecento, con vaste cantine per divenire deposito delle botti di vino provenienti dal Sud e che il commercio locale smisterà a negozianti e titolari di osterie e trattorie.



I binari presso il capannone dei depositi merci

Erano anni di sbuffanti locomotive e di un via vai intenso di merci. C’erano i raccordi ferroviari che portavano i binari all’interno di storici complessi industriali, come Caleotto, Arlenico, Badoni e File. Lo scalo iniziò ad essere dismesso, primo inesorabile declino, sulla soglia degli anni ’90 con i trasferimenti ai nuovi impianti di Maggianico-Bione. Gianfranco Colnaghi, classe 1931, ora residente in quartiere Belledo, era arrivato nel 1957 in via Amendola, presso la Piccola, con il negozio di parrucchiere che oggi continua con il figlio Alberto nel cortile “delle botti e dei sassi” di via Ghislanzoni.



Gianfranco Colnaghi

Lo scalo ferroviario aveva già 50 anni, essendo stato avviato intorno al 1907. Erano gli anni d’inizio del grande boom economico, ed il trasporto su rotaia giungeva al picco della sua utenza. Lo spedizioniere Brambilla usciva dalla Piccola con le potenti motrici che trascinavano su carrelli a binari vagoni destinati alle più note industrie lecchesi. Gianfranco Colnaghi sulla vecchia Piccola conserva tanti ricordi: “Era interminabile la giornata laboriosa dello scalo merci, Piccola Velocità ferroviaria. Il cancello si apriva che era ancora buio e si chiudeva a tramonto avanzato. Nella notte la ferrovia non si fermava perché nello scalo operavano le sbuffanti locomotive che formavano i convogli merci. Ricordo nella zona il fragore dei respingenti toccati fra vagone e vagone. C’era nella notte la sorveglianza della Polizia Ferroviaria che girava tra i depositi di merce, i capannoni di carico e scarico. C’erano tanti ferrovieri, alcuni dei quali abitavano all’interno dello scalo con le famiglie, nelle case di via Ghislanzoni, nel tratto antistante l’ospedale. C’era la cooperativa dei facchini”.



Il punto in cui c'era la fontanella della Piccola

Il barbiere era ritrovo di tanti, punto di smistamento di notizie, dove tenevano banco non solo i commenti nazionali e sportivi, ma anche le prime trasmissioni della RAI TV in bianco e nero, come Lascia o Raddoppia, il Festival di Sanremo ed il Carosello pubblicitario dopo il telegiornale. Altro ritrovo frequentatissimo era il Bar della Piccola, con la signora Regina, tanto che era chiamato il bar della Regina, ma la titolare aveva come cognome Sala. Non si può dimenticare la famosa fontanella della Piccola, con la sua acqua fresca e zampillante, ricercata in particolare nella stagione estiva.



Via Ghislanzoni nel tratto dello scalo merci, di fronte alla maternità-ospedale

Negli anni ‘66/’67, con i Promessi Sposi in RAI TV, alcuni che capitavano nella zona speravano di poter incontrare il Renzo televisivo, l’attore Nino Castelnuovo, perché avevano letto che abitava a Lecco vicino alla Piccola Velocità, ma la famiglia si era proprio in quel periodo trasferita in via Col di Lana, in quartiere Castello.



Il piazzale centrale d’ingresso nei primi anni di attività dello scalo merci

Negli anni del Lecco in serie A ed in B, dal 1960 al 1967, non c’era la superstrada della Brianza, inaugurata nell’agosto 1967. Il traffico da Milano giungeva a Lecco lungo la vecchia arteria nella valle dell’Adda, da Merate ad Olginate, e poi entrando in città dal Ponte Vecchio sull’Adda. I tifosi delle squadre ospiti imboccavano la strada verso il Rigamonti salendo lungo via Amendola: all’incrocio della Piccola, presso il bar della Regina, sventolava un bandierone bluceleste. Era il primo “saluto” collocato sulla via verso lo stadio e posizionato da Gianni Arnaudo, residente in zona, promessa come portiere nel calcio giovanile, poi scomparso in ancor giovane età. Una storia, anche quest’ultima, da raccontare con la “Piccola”: piccola nella denominazione, ma grande nelle memorie e nel ruolo di una città industriale fiorente come Lecco ed il su territorio.
Aloisio Bonfanti
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