Trenord: fa e desfà l'è tot un laurà

Antonio Gilardi
Nel leggere le ultime notizie riguardo al futuro prossimo di Trenord, mi torna all’improvviso nella mente il detto dialettale che mio nonno era solito esternare dinnanzi a situazioni paradossali di lavoro inutile: Fa e desfa l'è tot un laurà (fare e disfare è tutto un lavorare). Sembrerebbe infatti che le intenzioni del neo Governatore di Regione Lombardia - Avv. Attilio Fontana – in merito al trasporto su ferro in Lombardia contraddicano e sconfessino quanto sostenuto e poi realizzato dai suoi predecessori, a partire dal futuro societario di Trenord, nata dell'unione di esperienza, competenza e strutture di Trenitalia (Divisione Regionale Lombardia) e Gruppo FNM (LeNORD) - partecipanti al 50% ciascuna - al fine di razionalizzare e ottimizzare il servizio ferroviario in Lombardia. L’ipotesi più accreditata in questi giorni sui tavoli regionali del Pirellone è quella di tornare alla situazione pre 2011, smontando e chiudendo di fatto Trenord e tornando alle origini della convivenza di Ferrovie Nord Milano e Trenitalia sulla rete ferroviaria lombarda: i nodi da scogliere sarebbero solo quelli della suddivisione delle tratte, dei materiali e del personale. Se così fosse, a mio avviso, sarebbe il classico esempio della “classica minestra riscaldata”, i diversi e continui problemi che ogni giorno attanagliano i pendolari non si risolverebbero minimamente con questo colpo di spugna, in quanto tale scelta non andrebbe ad incidere, almeno nel breve, sulla scarsa qualità del materiale rotabile, sugli indici di puntualità, sulle continue soppressioni e sulla carenza di macchinisti e personale di bordo. Sarebbe invece più sensato ed opportuno, almeno a mio avviso, accettare la proposta di Trenitalia, debitamente analizzata e pesata, di continuare e potenziare il matrimonio con Regione Lombardia a fronte della cessione da parte di quest’ultima, anche temporanea, dell’1% del capitale azionario che porterebbe la prima ad avere più potere gestionale, di indirizzo e di programmazione. Tale soluzione darebbe nuova linfa e comporterebbe un rilancio di Trenord, a partire dalla disponibilità di 161 nuovi treni da mettere in rete nel giro di pochissimi anni, invece di attenderne 20 come programmato da Regione Lombardia (che ricordo ha sì stanziato 1,5 miliardi di €, ma con un piano aziendale che tragaurda il 2032). Chiudo poi citando le parole contenute nella lettera dello scorso 26 agosto 2017 – resa pubblica solo oggi – inviata dall’Amministratore Delegato di Trenord dott.sa Cinzia Farisè all’allora Governatore di Regione Lombardia Avv. Roberto Maroni: “Vi è un rilevante rischio di non potere assicurare nel breve-medio periodo il servizio ferroviario su alcune linee” e “la vetustà del materiale rotabile ha raggiunto limiti insostenibili su alcune flotte”. Invece di negare l’evidenza come negli scorsi anni, si inizi a lavorare seriamente per il bene dei pendolari!
Antonio Gilardi, ex vice sindaco di Olginate e pendolare da 15 anni
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