Calolzio: nella sede ammodernata del Cai, Robi Chiappa si racconta con 'Il tempo fa il suo giro'

Quando nel lontano 1939 la sottosezione calolziese del CAI di Lecco prese il via nella sua prima "casa" - la saletta di una trattoria del borgo - nessuno avrebbe potuto immaginare che, moltissimi anni più tardi, quel gruppo "sorto per volere di pochi con l'aiuto di pochissimi" che all'epoca contava poco più di dieci iscritti si sarebbe ritrovato al proprio seguito oltre 460 soci, nonché un domicilio rimesso a nuovo e presentato al pubblico proprio nella serata di venerdì.

Dopo la sede inaugurata nel 1945 ed intitolata alla memoria dei soci Esposito e Valsecchi, tragicamente caduti lo stesso anno su quelle vette che tanto amavano, la famiglia del CAI di Calolzio ha infatti affrontato negli anni diversi trasferimenti, tra i quali quello nel locale in Piazza Vittorio Veneto donato nel 1968 dai fratelli Alberto, Giorgio e Vittorio Brambilla in concomitanza del 25^ anniversario di fondazione del sodalizio. Fu solo nel 1994 - quando ormai i numeri del CAI iniziavano ad essere significativi - che i suoi soci riuniti votarono per acquistare il capannone che attualmente ospita la loro sede in Corso Dante 43.

Da destra, il vicesindaco Aldo Valsecchi, Robi Chiappa insieme al fratello, ed il Presidente della sezione CAI di Calolzio Luigi Valsecchi

"Negli anni abbiamo fatto diversi lavori" ha esordito l'attuale Presidente Luigi Valsecchi, citando le opere di ristrutturazione presso la Capanna Sociale Ghislandi situata al Passo del Fo, sulle pendici meridionali del Monte Resegone. "Alla fine, quindi, ci restava da ristrutturare solo il cuore pulsante della nostra sede". Dopo circa un anno di progettazione coordinata dal tecnico Massimo Mazzoleni, nel mese di aprile sono così stati avviati svariati lavori, tra cui il rifacimento dei soffitti, quello degli impianti elettrici, o ancora la sostituzione degli infissi: tutti risultati portati a casa sia grazie al lavoro dei diversi professionisti coinvolti, sia dei volenterosi soci che - chi armato di pennello e chi di saldatrice - hanno dato gratuitamente il proprio contributo alla causa.

Il presidente della Comunità Montana Carlo Greppi insieme al vicesindaco di Calolzio Aldo Valsecchi

Tra i membri del gruppo calolziese ce n'è stato uno, in particolare, a catalizzare lo sguardo della platea su di sé nella serata di venerdì. Si tratta di Robi Chiappa, volontario del Soccorso Alpino insieme al fratello Daniele per ben 52 anni, istruttore nazionale di alpinismo per 25, nonché fondatore - insieme all'amico di scalate Giuseppe Rocchi - della Scuola di Alpinismo e Scialpinismo "Valle San Martino" e, da ultimo, promotore di diverse raccolte fondi dedicate al progetto benefico Tibetan Children's Village. Un curriculum, quello dell'alpinista lecchese, che lascia pochissimi spazi vuoti, seppur racchiudendo tutti gli innumerevoli traguardi collezionati negli anni sotto il nome di un'unica passione: la montagna.

Robi Chiappa

Ed è proprio alla sua musa di roccia che - attraverso una serie di immagini raccontate, dal titolo "Il tempo fa il suo giro" - Robi Chiappa ha infatti dedicato la storia raccontata al pubblico radunato alla sede del CAI: una vicenda che ha per protagonista un bambino abituato a vivere in un'affollata casa con sette fratelli, i genitori e quattro nonni, che ben presto si trasforma in un uomo in solitaria pronto a sfidare e corteggiare la natura. Dall'emozionante esordio testato sulla vetta dell'Angelina insieme a Renzo Battiston, fino ai primi passi "in verticale" da una cima all'altra, prediligendo neve e ghiaccio, e in particolare l'arrampicata "artificiale" effettuata con staffe e chiodi.

Nel 1967, poi, la prima salita importante fino al Badile insieme a Riccardo Cassin, immortalata da una piccola kodak, seguita dall'impresa fino alla punta del Cerro Torre, "mancata" per soli 250 metri a causa della mancanza di cibo, del meteo avverso e dell'attrezzatura inadeguata a portare a termine l'impresa. Indimenticabile - ha raccontato Robi Chiappa - anche il viaggio in Scozia nel lontano 1976, che per la prima volta ha posto i lecchesi di fronte ad un modo tutto nuovo di arrampicare: pantaloni corti, imbracatura bassa e scarpette. Tutti elementi che presto i fratelli Robi e Daniele avrebbero testato anche sul suolo tricolore, trasformando i decisi movimenti della scalata in una danza sempre più fluida e leggera.  

Oggi la montagna continua ad essere la sua "palestra personale", sebbene ad affiancarlo nelle sue scalate non sono più i fedeli compagni di cordata, ma piuttosto decine di giovani alpinisti desiderosi di imparare e mettersi in gioco. "Ogni tanto capita che mi chiamino anche a parlare con i bambini, e devo dire che parlare ai piccoli è quasi più bello che farlo con i grandi" ammette con un sorriso Robi Chiappa, nella cui nuova quotidianità - oltre alle vette impervie e rischiose - ha trovato posto anche la tranquillità di una passeggiata alla ricerca di sentieri e percorsi nuovi.

Giuseppe Rocchi

Senza però mai dimenticare le cime che gli hanno toccato il cuore: dalla Patagonia all'Alaska, passando per il Perù... per poi far sempre ritorno tra le montagne del suo amato ramo del Lago di Como.
F.A.
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