Merate limita il mercato al solo 'alimentare', Calolzio lo allestisce al completo ma... sono gli ambulanti a fare la fame
E' proprio un periodo strano quello che stiamo vivendo. E la confusione pare regnare. Seppur è messo nero su bianco che i mercati settimanali sono autorizzati, con la prescrizione di evitare assembramenti, oggi a Merate si è dapprima soppresso il tradizionale appuntamento del martedì salvo poi autorizzare l'apertura delle sole bancarelle a carattere alimentare, in piazza da don Minzoni.



A qualche chilometro di distanza, invece, in quel di Calolzio oltre a formaggio, pesce, salamini, uova e dolci leccornie è stato possibile acquistare anche calzini, casalinghi, fiori, giocattoli, tappeti e quant'altro messo in mostra dagli esercenti schierati sul lungofiume, nella splendida cornice del Lavello, divenuta comunque desolante da due settimane a questa parte. A mancare, oggi come già martedì scorso, sono infatti i clienti.


I pochi acquirenti presenti camminano veloci – molti con la mascherina o con la sciarpa alzata, come a voler tutelarsi, anche se solo psicologicamente – diretti verso la bancarella di riferimento, spesso e volentieri per comprare quello che manca in dispensa o nel frigorifero. Nessuno (o quasi) pare avere voglia di dare un occhio ai giubbetti primaverili color pastello ben allineati sulle grucce o di approfittare delle ultime occasioni in saldo. “A questo punto forse è meglio che ci dicano di chiudere del tutto, così tanto non lavoriamo comunque” il commento di un esercente. “Ma che chiudano tutto tutto, assicurandoci rimborsi” gli fa eco, con riferimento polemico ai centri commerciali, il vicino che, oggi, tanto vicino non è.
Si scherza, tra venditori, sul metro di distanza e su quelle precauzioni richieste. Le prescrizioni sono ricordate dai cartelli affissi dall'amministrazione comunale e dai singoli ambulanti, alcuni dotati di prestampati dell'associazione di categoria altri di cartelli realizzati d'iniziativa, arrecanti anche frasi di "incoraggiamento" come "comprare all'aperto è sicuro".



Pochi (forse nessuno ad eccezione di un paio di signore) gli esercenti che portano la mascherina, non obbligatoria.
Nel buio di un situazione che stenta a rischiarsi, si tenta un approccio “normale”. “Con l'angoscia nel cuore, perchè anche noi abbiamo tasse da pagare e famiglie da mantenere. Se non riceveremo aiuti, un'altra settimana così, ci ammazza”.




















