Calolzio: ecco tutti i progetti degli studenti per riqualificare il complesso 'Sali di Bario'

Solo uno – come in qualsiasi concorso che si rispetti – è stato proclamato vincitore. Tutti, però, come hanno ribadito a più riprese i componenti della giuria, avrebbero meritato di essere premiati per le loro caratteristiche di innovazione e le loro peculiarità. Se Vért è infatti riuscito a scalare la “classifica” e a posizionarsi sul primo gradino del podio (per l'articolo CLICCA QUI), anche gli altri progetti per la “rinascita” della ex fabbrica calolziese della Sali di Bario a cura degli studenti del Politecnico di Milano – Polo di Lecco sono stati ritenuti “di altissimo livello”, tanto che a tre di essi – a testimonianza delle difficoltà incontrate dalla giuria nella scelta finale – sono state poi attribuite tre menzioni speciali.





La prima è stata conferita al gruppo 1 (Letizia Canevisio, Lorenzo Casarini, Pietro Cattaneo, Alberto Bruno Cazzola, Gail Danielle Ciar, Christian Fontana, Arianna Losi, Enea Mascheroni, Aurora Mazzoletti, Luca Spini, Riccardo Zardini e Giulia Spaziani) per You(th) LAB, per la sua duttilità e la capacità di adattarsi a più soluzioni, mettendo le persone al centro: il progetto presentato dai futuri ingegneri-architetti punta infatti a riprendere la forma originaria della fabbrica attraverso un corpo leggero e semi trasparente con una serie di strutture autosufficienti, indipendenti e fonoisolate trasformabili in spazi affittabili per studio e lavoro (con laboratori di stampe 3D e artigianato digitale), nonché in aree utilizzabili per momenti di relax, mostre, servizi vari, street food e punti di “memoria”, specie nell’ex forno. Un luogo “no stop”, insomma, attivo (quasi) h24, 7 giorni su 7, per diverse fasce d’età.





Seconda menzione per il progetto Corporae (a cura di Melissa Arrigoni, Rebecca Cifarelli, Laura Mora Dal Verme, Letizia Leporesi, Emanuele Marrone, Greta Pieri, Giulia Sangiorgi, Piergiorgio Scatigna, Maddalena Servalli e Vinicio Villa), che presenta invece come punto principale un centro di benessere termale, affiancato da un campo da gioco, un negozio per il noleggio di attrezzature sportive, una ludoteca per bambini e ragazzi, un bar e un Infopoint, in un comparto in continua attività e ben integrato con il contesto circostante grazie a un Percorso Vita (dotato di pochi attrezzi, ma con totem con QR Code) tra il verde e il lungofiume, nonché un secondo tracciato “Vivi Corporae”, collocato invece nei pressi e all’interno della ex fabbrica in quanto pensato per raccontare lo spirito del progetto di base. “Ne abbiamo apprezzato l’identità, la caratteristica di essere ancorato sul territorio e ben equilibrato, oltre che l’accurata analisi dei materiali” ha spiegato la professoressa Tiziana Bardi.



Il terzo premio è stato attribuito a FAB. Energia che rigenera, per la sua “sintesi sapiente tra produzione e ricerca”. Sviluppato da Nadia Arrigoni, Simone Carrara, Gabriele Paolo Ceccon, Nicola Contini, Eleonora Currò, Paolo Del Duca, Stefano Galbusera, Francesco Grazioli, Andrea Mutti, Alessandro Taiocchi e Andrea Miceli, il progetto, infatti, si pone come obiettivo l’utilizzo del cippato per produrre energia pulita, per laboratori di ricerca e innovazione aperti ad aziende, centri di ricerca e al territorio in generale. Un blocco della struttura esistente sarebbe destinato a una centrale di energia, mentre l’altro darebbe vita a spazi più flessibili, affittabili a imprese e singole persone. Tra le idee degli autori anche quella di lanciare un concorso pluriennale internazionale per la sua realizzazione.







Da citare, comunque, anche gli altri sei elaborati, altrettanti “sogni” per il futuro della Sali di Bario. WE (Wellness Education) grow immagina l’ex fabbrica come un luogo aperto soprattutto ai più piccoli, con la piazza esterna trasformata in un luogo di aggregazione e gli accessi regolati per flussi diurni e serali. Presenti anche un giardino (didattico) e alcuni laboratori, in un collegamento continuo tra i diversi lotti in grado di far ritrovare alla struttura l’equilibrio originale.





fabriQ – il cui nome, con un gioco di parole e suoni dall’inglese, vuole richiamare l’idea di un “tessuto” di connessione per la città e il territorio, nonché esprimere un segnale di “rinascita” – punta dritto verso un mondo culinario e agricolo, caratterizzato da nuove economie, in grado di valorizzare l’esistente e tenere viva la storia. Nel progetto è stato inserito un mercato coperto e uno spazio adibito alla ristorazione, oltre a magazzini per la vendita di prodotti alimentari prenotati online. Anche in questo caso è stato ipotizzato un uso continuo delle strutture, di cui è garantita la sostenibilità economica ed energetica.





Ancora, Origin Al Fabricù – come suggerisce il nome – aspira invece a un ritorno alle origini, valorizzando i prodotti gastronomici locali (in primis vini e formaggi) da confezionare e vendere direttamente in loco, a chilometro zero. Il comparto si completa con una zona museale e amministrativa, un Infopoint e una ciclo-officina, nonché un belvedere panoramico e un’area verde utilizzabile come parco.





Con FabbricUnity il gruppo 8 degli studenti lecchesi propone la creazione di un luogo allo stesso tempo formativo, produttivo e sociale, grazie a un mix di laboratori, aule studio, sale conferenze, lobby intese come spazi di relax (in stretta connessione con la piazza esterna) e atelier, in aggiunta a un ristorante e a un museo sulla storia della Sali di Bario.




Infine, gli autori di Agorà – fondato sul concetto del “Cradle to cradle”, per il “ricircolo” e la rigenerazione dei materiali – hanno svolto un approfondimento specifico sulle tecnologie da utilizzare, immaginando l’ex fabbrica calolziese come uno spazio museale e un auditorium per eventi, con un laboratorio per bambini e adulti interessati a re-inserirsi nel mondo del lavoro.
B.P.
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