Lavori a Pescarenico: dal campanile alla piazza che viene pavimentata con cubetti 'riciclati'

Le modifiche alla viabilità
Sotto una foto di archivio del campanile
Sotto una foto di archivio del campanile

L’occasione è, però, propizia per ribadire verità storiche sul campanile al centro dell’intervento di sistemazione, che è anche accompagnato da un cantiere di recupero di un’ulteriore ala dell’ex convento dei Cappuccini, anche nella parte che ha visto la residenza del famoso abate geologo Antonio Stoppani.
Il campanile della parrocchiale dei Santi Materno e Lucia in Pescarenico (oggi parte integrante della comunità pastorale Madonna del Rosario che associa San Nicolò, San Carlo al Porto e, appunto, Pescarenico) non è assolutamente di richiamo manzoniano per quando c’è stato il convento dei Cappuccini. La “torre” che riconduce a don Lisander è quella retrostante, dalla singolare, sottile forma triangolare. Il campanile al centro del restauro può essere definito il simbolo dell’autonomia parrocchiale di Pescarenico, ottenuta tra Ottocento e Novecento.
Torna utilissimo, in tale frangente, consultare la pubblicazione “Pescarenico ed il suo convento”, del compianto Aristide Gilardi, edita nel 1935 dalla Scuola Tipografica del don Guanella, al Caleotto. E’ Gilardi a sottolineare nelle pagine finali del volume che nel rione si provvide “all’erezione di un nuovo campanile perché quello triangolare del convento non riusciva più a far udire i tocchi delle antiche campanelle ai confini della parrocchia, estesi, con le nuove costruzioni, fin quasi a Maggianico”. Sempre Aristide Gilardi scrive “L’ing. Bernardo Sironi innestò col progetto, il novello campanile alla chiesa dei frati e nel 1914 i fratelli Bruneti di Grosotto fondevano il nuovo concerto di campane. Notiamo a questo riguardo che Pescarenico è destinato ad avere, sempre, una nota storica perché i fonditori valtellinesi, che da secoli e secoli avevano popolato di sacri bronzi le rive del Lario e molti paesi della Lombardia, chiusero la loro attività, risalente a parecchie generazioni, con la posa in opera delle attuali campane di Pescarenico”.
La realizzazione ricorda il parroco don Abele Meles, di cui, sempre Aristide Gilardi ha scritto, “gode meritate ed universali simpatie tra i suoi figli spirituali ed in tutto il territorio lecchese. E’ largo di consigli, piange con chi soffre, si rallegra con chi è contento. Aduna in sé le doti ed i meriti di tutti i guardiani e dei predecessori …. Dietro le memorie c’è un piccolo mondo che è caro a tutti coloro che sentono nell’arte e nella storia il pulsar della vita”.
Ora l’attenzione è rivolta ai lavori di riqualificazione del Comune; però, sarà bene ricordare il titolo di prima pagina di un settimanale locale in data 11 dicembre 1961: “Pescarenico, nuova vernice, ma rimangono i vecchi problemi”. Il settimanale, guarda caso, conosceva bene il quartiere perché aveva la redazione in via Ghislanzoni, nella contrada del Piscen. C’è l’augurio che i lavori previsti, con inizio la prossima settimana, di riqualificazione di piazza frà Cristoforo, rilancino la stessa ad essere “cuore” del quartiere, centro di aggregazione e di incontri, momento di vita comunitaria, e non solo un ingolfato, disordinato, anche se necessario, parcheggio.
A.B.




















