Don Marco: 'sarebbe preferibile un sostegno attivo'. Intanto si pensa anche ai senza tetto

Don Marco Tenderini
Don Marco Tenderini è il parroco di Bonacina e anche il responsabile decanale della Caritas della sua parrocchia, di Olate e di Acquate: ci racconta di un incremento, nelle richieste di aiuto, delle famiglie italiane, a fronte di un costante supporto per quelle straniere: “Nelle scorse settimane c’è stata giornata diocesana della Caritas e abbiamo deciso di rilanciare il progetto decima, ovvero una proposta rivolta alle famiglie delle 3 parrocchie per impegnarsi a rivolgere una quota mensile da dare come forme di sostegno continuativo; questi fondi vengono usati come aiuto per pagare le bollette, le spese, parte degli affitti ma anche per acquistare alcuni alimenti per i pacchi”.
L’idea di fondo, però, è quella di passare dal mero assistenzialismo ad una forma più “attiva” di supporto, che coinvolga maggiormente i diretti interessati: “si vorrebbe preferire come forma di sostegno le borse lavoro, i tirocini, anche se poi la difficoltà è legata al fatto che il lavoro manca, anche in relazione a queste nuove chiusure”. Nuove chiusure che rendono ancora più difficile il compito, l’indicazione che la diocesi si è data proprio il giorno designato per la Caritas ovvero “non lasciare indietro nessuno, rivolgere l’attenzione a tutti, anche se il futuro è incerto e dipende molto dall’andamento della pandemia”. E se gli ultimi mesi avevano dato un po’ di respiro a tanti che avevano ricominciato a lavorare, la nuova chiusura e le limitazioni del secondo lockdown di certo non favoriranno una ripresa nel breve tempo. C’è di buono, però, che il comune pare si stia interessando alla situazione: “è stato fatto un tavolo per fare il punto per i senza fissa dimora e di quelle che sono le risposte che eventualmente come Caritas potremo dare”. Il riferimento è all’ostello della solidarietà aperto a Maggianico a fine aprile scorso, che costituisce un faro per le 30-40 persone senza fissa dimora sul territorio di Lecco, per le quali, però, “si deve trovare un posto anche per qualcuno che voglia solo un letto per ovviare ai mesi più freddi”, dal momento che non tutti i senza fissa dimora vogliono aprirsi a percorsi di reinserimento sociale che vanno di pari passo con l’accoglienza offerta dall’ostello.
A.A.
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