Lecco: l'arte dei ragazzi disabili di Artimedia si mette in mostra a Palazzo delle Paure

Un visita guidata straordinaria quella a cui hanno assistito ieri sera, giovedì 16 aprile, i cittadini presenti al Palazzo delle Paure di Lecco. A parlare infatti non è stato un "noioso" storico dell'arte, ma i ragazzi disabili di Artimedia che con il loro approccio fresco, diretto ed emotivo, hanno presentato le loro interpretazioni di alcuni dipinti esposti nel museo lecchese.

Nella foto a destra Antonella Moschetti, Veronica Pagliani, Michele Tavola, Barbara Cattaneo

Un progetto nato nel 2011 dopo una visita guidata nei siti di interesse storico e naturalistico della Provincia di Lecco. È dopo questa esperienza infatti che il piccolo gruppo di artisti ha iniziato l'attività di copia dal vero: ogni ragazzo ha potuto cogliere un particolare, uno scorcio di paesaggio o di museo, e rappresentarlo attraverso il proprio disegno. "Ci siamo resi conto subito della potenzialità di questo linguaggio, e quando i ragazzi a fine attività ci mostravano i disegni, ci accorgevamo che la loro descrizione aveva un forte impatto. Abbiamo capito quindi che era soltanto necessario guardare con i loro occhi la realtà, spogliarsi di quegli schemi e sovrastrutture mentali, con le quali siamo abituati a vedere ciò che ci sta intorno" ha spiegato Antonella Moschetti, educatrice di Artimedia.
"Abbiamo raccolto un po' di materiale, e ci è sembrato subito interessante. Abbiamo chiamato critici e storici dell'arte, che si sono affezionati prima di tutto ai nostri ragazzi e poi al nostro servizio. Così è nata questa interessante collaborazione che ha dato vita a questa esposizione a Palazzo delle Paure".

Nel 2012, grazie all'attenzione di Barbara Cattaneo, direttore del Polo museale di Villa Manzoni e spazi espositivi temporanei, i ragazzi sono stati ospiti e hanno allestito una mostra di grande successo. La stessa è stata poi presentata alla rassegna del sociale "Manifesta" e nelle sale espositive di Villa Bertarelli a Galbiate. L'esperienza pittorica dei ragazzi non si è però chiusa qui: alle mostre è seguita infatti la pubblicazione di un catalogo delle opere e un'asta di beneficenza.
"Questa è solo la prima tappa di un lavoro che continuerà. La fruizione delle opere d'arte da parte dei ragazzi di Artimedia è stata affettiva. Mi hanno comunicato delle cose che nessun altro mi ha comunicato prima. Mi sono commossa. Il loro è un approccio differente, più diretto" ha raccontato Barbara Cattaneo.
I 24 artisti hanno lavorato per 10 mesi a questo progetto, operando su setting costruiti in base alle peculiarità e caratteristiche di ognuno. "È iniziato un vero e proprio dialogo con l'opera. I ragazzi sono in grado di notare particolari o riallacciare queste opere d'arte al loro vissuto, alla vita personale. Cosa che spesso molti di noi, con le costruzioni mentali e l'educazione, non sono in grado di fare. È interessante quindi legare questi due modi di vedere e intendere l'arte" ha spiegato infine Veronica Pagliani, stagista di musei specializzata nel rapporto tra arte e disabilità, che ha accompagnato i ragazzi passo per passo durante il loro percorso artistico.

Dopo aver introdotto e descritto quello che è stato l'iter degli artisti, è iniziata quindi la visita vera e propria di alcune delle opere realizzate. A guidare i visitatori la storica dell'arte Veronica Pagliani, la quale, dopo aver presentato i dipinti nella versione originale, ha lasciato ai ragazzi la descrizione degli stessi e delle loro reinterpretazioni. A partire da Elena e Cristina, che hanno scelto entrambe un'opera di Tino Stefanoni, pittore lecchese famoso per i suoi oggetti semplici ma carichi di una grande potenza espressiva e comunicativa. "Ho lasciato parlare il pennello, che ha scelto i colori che hanno espresso le mie emozioni. Mi sono sentita davvero felice. Ho potuto muovermi nel mio tranquillismo, e unire la gioia del dipingere alla gioia del ricordo di mia mamma. Sono stata davvero bene, ve lo consiglio" ha raccontato Elena. Un altro omaggio a un artista lecchese è quello di Marta allo zio Alfredo Chiappori: "questo quadro mi ha colpito per colori e grandezza. Tra il mio dipinto e i colori il tempo mi volava. Loro mi ricordavano i miei impegni, ma quando mi allontanavo guardarli mi emozionava". Altra reinterpretazione lecchese è quella del paesaggio di Morlotti realizzata da Anna: "Mi hanno creato un setting particolare, con un pennello allungato come quello di Matisse, così potevo raggiungere la tela più facilmente da seduta". L'ispirazione è stato il paesaggio, che poneva come mezzo espressivo il colore.
Terminato l'omaggio agli artisti lecchesi, la visita è proseguita con la reinterpretazione di Adriana dell'opera di Giuseppe Maraniello: "Ho scelto quest'opera perchè mi è piaciuto il formato. Il quadro lungo mi rappresenta perchè tutti mi dicono che sono lunga, ovvero lenta. Io sono lenta perchè faccio le cose con calma, infatti ho impiegato tantissimo tempo. Ero a terra circondata da molti materiali di riciclo, sceglievo i colori e i richiami con gli accessori, poi li abbinavo. Mi sono sentita davvero bene perchè nessuno mi ha fatto fretta, e io continuo ancora".

Roberto è stato invece colpito dal contrasto tra il nero e le luci accese del quadro di Alessandro Papetti Interno di Fabbrica, artista interessato di archeologia industriale i cui soggetti sono fabbriche dismesse. Infine è stato il turno di Mauro e Stefano, che hanno rispettivamente reinterpretato le opere di Mimmo Rotella e Enrico Baj che rappresentano una critica alla società consumista, rappresentate però con tecniche differenti. La prima è un decollage con manifesti strappati, illustrazioni e testi che l'artista strappava dai muri della città per poi incollarli sulla tela, dove interveniva con pennellate e altre tecniche. Mauro ha dimostrato di essere un grande appassionato e conoscitore di quest'opera, tanto da aver promesso la pubblicazione di una tesi sulla stessa. Quello di Stefano è stato invece un approccio meno accademico e più onirico: "Mentre disegnavo Ubu - il personaggio protagonista del quadro -  i miei pennelli iniziavano a danzare. Quando ho finito Ubu mi ha guardato e mi ha fatto un applauso di cinque minuti".

Un applauso di cinque minuti come quello che i visitatori hanno rivolto a questi bravi artisti, che hanno mostrato come l'arte possa avere diverse interpretazioni, e allo stesso tempo suscitare emozioni.
P.M.
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