Lecco: 13 medaglie d'onore in ricordo di 13 internati

“All’inizio erano in tanti a non voler sapere, alla fine siamo stati noi a non voler raccontare”. Queste parole, pronunciate da un emozionato Giuseppe Livoni di fronte alle massime autorità della Provincia di Lecco, hanno perfettamente riassunto il significato della cerimonia di consegna delle Medaglie d’Onore svoltasi questa mattina presso l’auditorium Casa dell’Economia di Viale Tonale. Memoria. 
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Questo lo scopo dei tredici riconoscimenti consegnati oggi dal Prefetto Sergio Pomponio ad altrettanti familiari di cittadini originari del nostro territorio, militari o civili, deportati e internati nei lager nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Memoria, a beneficio soprattutto delle giovani generazioni. “Noi raccontiamo a lui cosa è successo a mio papà. Questa medaglia la diamo a lui” ha evidenziato Ersilia Colombo, figlia di Angelo Colombo, rivolta al nipote accanto a lei. Un’altra delle tante istantanee iconiche di questa cerimonia. Essa è stata resa possibile solo grazie all’impegno e alla passione di figure quali Mario Nasatti, Beppe Amanti, Alessandro Pirola, Antonio Butti, Elio Scotti. “Fin da quando è stato istituito questo momento commemorativo, la nostra Provincia si è distinta tanto per il numero di premiati quanto nella tempestività della ricerca delle informazioni. Rendiamo merito a chi continua ad impegnarsi per il ricordo di persone rimaste senza memoria se non tra gli stretti familiari” ha ricordato il Prefetto Pomponio nel suo intervento di apertura.
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Il Prefetto Sergio Pomponio

Per decenni, infatti, intere famiglie hanno custodito ricordi drammatici. “Quando ne discutevamo in casa, mio padre Alessandro era molto silenzioso, non voleva che si parlasse della guerra. Secondo me è rimasto qualcosa in noi del nonno, del papà, del bisnonno. Questi silenzi che lui ci trasmetteva. Noi lo guardavamo e capivamo. Aveva passato cinque anni e mezzo lontano dai suoi genitori e dalla sua Patria” ha ricordato Angela Brenna, figlia di Alessandro Brenna, mentre rigirava tra le mani la medaglia di riconoscimento indossata dal padre durante i mesi della prigionia. 

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Altre madri, invece, hanno aspettato per anni il ritorno di un figlio disperso. “Mia nonna è morta aspettando mio zio Germanio Biffi. Non le è mai stato detto che era morto. Una volta, quando ero bambino, siamo andati a trovarla. Lei ci ha detto che aveva sognato che Germanio tornava su un cavallo bianco. Il giorno dopo è morta” ha raccontato Mariano Spreafico, nipote di Germanio Biffi.
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 Alla cerimonia, come detto, erano presenti le massime autorità del territorio, tra cui la presidente della Provincia Alessandra Hofmann e il questore Ottavio Aragona. Anche i sindaci dei paesi di provenienza dei premiati non hanno voluto mancare a questo importante momento. “Gli eventi che hanno segnato la vita di queste persone non possono lasciarci indifferenti. Essi, inoltre, continuano a ripetersi senza che la Storia insegni granché alla maggior parte di noi. Sembra che nessuna capacità di discernimento dell’essere umano sia in grado di porre un freno a questa logica della sopraffazione” ha aggiunto il Prefetto durante il saluto iniziale. “L’unica speranza è che nella quotidianità, nei gesti di tutti i giorni possa sopravvivere e manifestarsi il meglio dell’essere umano. È nell’abitudine al bene che si fa il bene. Il male non lo si sconfigge con i grandi discorsi ma con il lavoro quotidiano di ciascuno”. In maniera del tutto analoga, domani alle 11 verranno consegnate altre 9 medaglie presso il municipio di Introbio. 

I profili di undici dei tredici premiati odierni sono disponibili QUI

Gli altri due cittadini meritevoli della Medaglia d’Onore sono: 

Alessandro Brenna
Nato a Giussano il 1° luglio 1920, chiamato alle armi a 19 anni e un anno dopo assegnato al 41esimo Reggimento Fanteria. Fatto prigioniero dai greci il 30 novembre 1940, liberato dai tedeschi rientra in Italia. Frequenta un corso per armaioli a Terni e riparte per combattere in Jugoslavia. Il 9 settembre del ’45 viene fatto prigioniero dai tedeschi e, il 25 settembre ’43 arriva al campo di concentramento di Wietzendorf dove decine di migliaia di prigionieri italiani vengono smistati. Le baracche adibite ad alloggi erano formate da sei camerate. I militari italiani vissero dai 20 ai 24 mesi in un affollamento da 50 a 90 persone in ambienti di 50mq. Dormivano sul pavimento in pietra, su panche o su tavoli senza nemmeno un pagliericcio. Durante l’inverno il riscaldamento veniva negato, la distribuzione della legna per le stufe era in ragione di 20 kg a camerata per tutta la stagione. Il bagno veniva effettuato una volta al mese con un affollamento di dieci persone per doccia. Tutte le mattine sveglia alle 5, colazione con un pezzo di pane nero ed acqua e poi in cammino per svariati km per raggiungere il luogo di lavoro dove erano destinati. Molti morirono per inedia, altri per incidenti durante il lavoro forzato ed altri ancora venivano uccisi durante i raid aerei. 

Lodovico Noris
Nato ad Albino (Bergamo) il 26 dicembre 1919. È stato arruolato in guerra nel 1940 nel corpo degli Alpini. Ha partecipato alla campagna sul fronte occidentale, alla campagna greco – albanese e poi alla campagna di Russia. Nel settembre 1943 è stato fatto prigioniero. Nel 1945 è stato liberato. Ha ricevuto la Croce di Guerra. 
A.Bes.
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