Olginate: furto su un'auto, pene 'strong' ma uno è già uccel di bosco

Nessuno dei due ha più preso contatti con il difensore assegnato loro d'ufficio. E uno ha perfino smesso, ormai da più giorni, di presentarsi ai Carabinieri per la "firma" come da disposizione del giudice. In questo contesto sono stati quest'oggi processati - in loro assenza - i due magrebini tratti in arresto di buon mattino, l'11 ottobre scorso, a Olginate. I due, entrambi classe 1999, irregolari in Italia e domiciliati in provincia di Bergamo, erano stati notati da una cittadina aggirarsi con fare sospetto tra le vetture in sosta in via don Carlo Gnocchi, salvo poi infrangere - con una bottiglia - il finestrino di una delle auto, "spazzolandola". Nell'allontanarsi - nella ricostruzione resa l'indomani in Aula dai Carabinieri del Radiomobile in sede di convalida dell'arresto - avrebbero però disseminato strada facendo alcuni oggetti prelevati dall'abitacolo, conducendo così le divise al loro "nascondiglio" dietro altri veicoli. Uno, J.M. - già processato in Spagna ma a suo dire assolto - stava cercando di nascondere una felpa; l'altro H.E.A. - già condannato in Belgio a 8 mesi per spaccio e denunciato a ottobre 2020 per furto aggravato a Torino - aveva tra le mani un borsello. Tutti beni di proprietà dell'utilizzatrice della macchina "assaltata", come da sua stessa dichiarazione riportata in denuncia e ripresa quest'oggi dal giudice Paolo Salvatore nel motivare le condanne, ben più consistenti di quelle proposte dalla pubblica accusa - irrogate a carico dei due, all'esito del processo celebrato acquisendo tutta la documentazione, con l'assenso della difesa. Un anno e sei mesi la pena a carico di H.E.A., in considerazione anche dei suoi precedenti; 9 mesi per J.M.. 
A carico del primo - qualora dovesse venir rintracciato - il giudice ha disposto anche l'aggravio della misura cautelare in essere, dall'obbligo di presentazione all'autorità giudiziaria al carcere. Avendo infatti disatteso le originarie prescrizioni - "con evidente spregio" - il dottor Salvatore ha ritenuto la custodia in cella l'unica alternativa per prevenire il rischio di reiterazione del reato.
E pensare che – per effetto della riforma Cartabia – i due giovanotti potevano chiudere la faccenda con una minima ricompensa in favore della persona offesa, portandola così alla remissione della querela. 
A.M.
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