Operazione “Drug Valley”: lo stupefacente acquistato al bar o al rifugio. Violenza, minacce e estorsioni per riscuotere i crediti

C'era chi andava a prendersi “una birretta” pur essendo astemio e usciva dal locale con una dose di cocaina o di hashish, chi nascondeva i panetti tra gli attrezzi del suo magazzino dove svolgeva l'attività di artigiano, chi si era sposata per saldare il suo debito di droga e concedere così la cittadinanza a un parente dello spacciatore-creditore. O chi andava a comperare le dosi in un rifugio e lì le consumava.
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Un giro di droga tra fornitori e consumatori stimato in un milione di euro, che ha visto complessivamente 21mila cessioni e una settantina di assuntori dichiaratisi alle forze dell'ordine e altrettanti reticenti per paura di ritorsioni, che si è sviluppato in Valsassina, terra nuova a operazioni di Polizia di tale portata, e con una rete riconducibile a sei persone, gravate da ordinanze emesse dalla Procura di Lecco, di origine italiana e albanese (una coinvolta nella sparatoria dell'ottobre 2017 sempre in Valsassina e sempre per questioni di stupefacenti).

L'operazione “Drug Valley 2022” illustrata questa mattina nella sede di corso Promessi Sposi, alla presenza del questore Ottavio Aragona, del procuratore capo Ezio Domenico Basso e del responsabile della Squadra Mobile sostituto commissario Pasquale Enzo, ha portato i riflettori in un'area dove la situazione aveva destato particolare preoccupazione nella popolazione e nelle istituzioni locali e ha indotto gli investigatori a un lavoro complesso e meticoloso, per via soprattutto della conformazione del territorio.
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Il procuratore capo Ezio Domenico Basso

Le prime segnalazioni di giri strani e di personaggi equivoci, erano giunte attraverso il portale YouPol da parte di cittadini della valle, preoccupati per presunti fenomeni di spaccio. Attività resasi visibile anche alle stesse rappresentanze politiche locali che si erano rivolte direttamente alla Polizia per chiedere un intervento.

Le indagini, avviate nel 2022, avevano presto messo in luce attività criminose diffuse e molto ampie, diverse nelle modalità rispetto a quelle commesse in altri luoghi dello spaccio, e per questo anche più complicate da individuare e reprimere.

L'attenzione portata su quell'area, particolare per la sua attrazione turistica e l'indotto economico, e i risultati ottenuti con lo smantellamento dell'attività criminosa, hanno rappresentato una riposta incoraggiante e positiva verso la popolazione, da parte delle forze dell'ordine.

Il procuratore Basso ha infatti sottolineato come, a fronte di una situazione ad alta criticità, l'impegno delle forze dell'ordine sia stato massimo, con l'impiego di tutte le risorse disponibili e l'ausilio di personale dei reparti di prevenzione del crimine, in sede di perquisizioni, con l'unità cinofila che ha scovato i panetti di droga nel magazzino.
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Il sostituto commissario Pasquale Enzio, alla guida della Squadra Mobile

Dei sei destinatari delle ordinanze, solo 4 sono stati assicurati al carcere, gli altri non sono ancora stati rintracciati.

I soggetti, di età compresa tra i 30 e i 50 anni, italiani e albanesi (etnia, quest'ultima, nuova ai giri di droga smantellati sinora dalle forze dell'ordine lungo la SS36, nell'alto lario o nei territori della brianza monzese) sono risultati persone senza scrupoli, metodiche e organizzate nell'attività delinquenziale, pronte a usare violenza in caso di clienti morosi.

“In un contesto chiuso, si sono fatti conoscere e si sono imposti, avevano il loro giro di clienti, alcuni anche affezionati, e non esitavano a essere violenti, con minacce ed estorsioni, qualora qualcuno avesse debiti e non fosse in grado di pagarli. In valle avevano messo le radici, le loro parentele si sono allargate, conquistandosi fette sempre più ampie di territorio dove non c'erano spacciatori che non fossero loro” hanno specificato gli inquirenti.
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Il questore Ottavio Aragona

8 i panetti di hashish sequestrati a uno della banda e 3 quelli a disposizione di un minore, figlio del principale spacciatore, che è stato associato al carcere competente vista l'età.

Il blitz, messo in atto nella giornata di mercoledì 13 marzo, era stato annunciato sulle chat della valle che, all'alba, avevano iniziato un passaparola per l'anomala colonna di mezzi di Polizia che stava percorrendo le loro strade. Segnale anche questo di come le indagini, in quel territorio, siano state particolarmente difficili, nel restare sottotraccia agli occhi dei delinquenti.
S.V.
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