Lecco,i sindaci del dopoguerra/8: nel '75 Tirinzoni fa propria la poltrona, poi condivisa con la consorte eletta a Morterone

Il sindaco Rodolfo Tirinzoni ed il comandante Sebastiano Maria
all’inaugurazione della lapide alla Resistenza
Rodolfo Tirinzoni è stato eletto sindaco di Lecco la sera del 31 luglio 1975, nella prima seduta del Consiglio Comunale, dopo il voto del 15 giugno. Democristiano, 46 anni, già assessore alle Finanze, Tirinzoni ottenne 23 voti. Veniva nominato a guida di una Giunta formata da democristiani e socialisti. Era socialista il vice sindaco Italo Corti; erano democristiani gli assessori Giuseppe Resinelli, Paolo Mauri, Luigi Ripamonti, Giuliano Amigoni ed Antonio Beretta; socialisti gli assessori Filippo Panzeri e Pierluigi Polverari.
            Non mancano le novità nei gruppi consiliari del nuovo organismo comunale. La D.C. ha 18 consiglieri, il minimo storico dal 1948; il P.C.I. ottiene 10 rappresentanti che è, invece, il suo massimo storico dalla Liberazione. Il gruppo consiliare ha due rappresentanti "rosa", con la "veterana" Giovanna Rusconi, in Consiglio dal 1961, e l'esordiente Franca Alessio, 25 anni, laureanda in legge. Quest'ultima è veramente una grossa sorpresa perchè è la prima eletta con il maggior numero di preferenze, precedendo noti esponenti del P.C.I. della vecchia guardia come Franco Chiari, che sarà il capogruppo, Piero Losi, Sergio Friso, Emilio Pessina, Pasquale Borghini. Nel gruppo democristiano guida la graduatoria delle preferenze il "quartetto" sostenuto dal Movimento Popolare, braccio politico di Comunione e Liberazione. Il più votato è Giuliano Amigoni, architetto di 38 anni, nativo di via Azzone Visconti, che ha militanze giovanili nella GIAC e nella FUCI.
E' esordiente in Consiglio Comunale anche il segretario cittadino della D.C., Marco Calvetti, un giovane di 30 anni ritenuto di belle speranze, che diventerà capo gruppo. E' impegnato anche nel giornalismo, cercando di riequilibrare su contenuti politici attuali ed importanti anche di vita civica il settimanale Giornale di Lecco, che era stato troppo inclinato verso manifestazioni effimere, dalle Noci ai Cuochi d'oro, e similari. C'è una "sorpresa" anche per i due seggi del P.L.I., dove il primo eletto è Camillo Polvara, impegnato durante la Resistenza con le Fiamme Verdi di Teresio Olivelli e di Celestino Ferrario, i combattenti per la libertà di area cattolica. Può essere curioso ricordare che Camillo Polvara era stato tra i fondatori dell'ANA a Maggianico nel 1953 e che nel 1956 aveva passato il ruolo di capo gruppo alpini proprio a Rodolfo Tirinzoni.
Nel Consiglio Comunale, Tirinzoni era entrato per la prima volta con il voto del giugno '70; la Giunta era allora guidata dal giovane sindaco Guido Puccio. In tale Giunta Rodolfo Tirinzoni, che proveniva dalla forte sezione D.C. del quartiere Maggianico, venne eletto assessore al Bilancio ed alle Finanze, considerando anche l'esperienza acquisita nel suo impegno professionale di funzionario di banca.
L'apposizione della Medaglia d'argento sul gonfalone del Comune
Ufficiale di complemento nel servizio di leva, con le truppe alpine, Tirinzoni conservò anche nella carica di sindaco attenzioni alle sue penne nere ed alle cerimonie di richiamo patriottico e nazionale. Era sindaco quella storica domenica del 14 marzo 1976, quando il gonfalone di Lecco venne decorato con medaglia d'argento al valor militare per la lotta di Liberazione. Oratore ufficiale di tale avvenimento fu l'allora presidente della Camera dei Deputati, Sandro Pertini che, due anni dopo, nel 1978, divenne presidente della Repubblica. Dopo la manifestazione in mattinata, allo stadio Rigamonti, toccò nel pomeriggio al sindaco Tirinzoni scoprire la lapide commemorativa dell'evento sotto il portico del cortile centrale del palazzo civico.
Sindaco per un anno e mezzo, sino all'autunno 1976, Tirinzoni ebbe modo di indicare ed attuare l'impegno municipale verso importanti problemi, come quelli del Piano Regolatore, della scuola, del decentramento e della difesa del livello occupazionale. Nel delegare, infatti, agli assessori i vari incarichi, aveva mantenuto il decentramento, i rapporti con la Regione ed i problemi dell'occupazione.
Ebbe anche una particolare popolarità nell'estate 1975 in quanto la consorte Rosa Tirinzoni era stata eletta sindaco di Morterone e l'allora diffuso settimanale "La Domenica del Corriere" aveva dedicato la copertina ai coniugi sindaci, fotografati entrambi con la fascia tricolore.
Fra le giornate istituzionali più importanti vissute dal sindaco Tirinzoni vi è quella del 6 gennaio 1976, quando portò il saluto e l'augurio della città a mons. Enrico Assi, primo prevosto di Lecco eletto vescovo, al termine della cerimonia del conferimento episcopale presieduta dall'allora arcivescovo di Milano, card. Giovanni Colombo, presso la Basilica di San Nicolò. E' stato anche il sindaco che portò il commosso saluto della città alle esequie di due ex primi cittadini scomparsi nella primavera 1976: Ugo Bartesaghi e Luigi Colombo. Recò il saluto di Lecco agli studiosi dell'importante Congresso Manzoniano dell'autunno 1976, svoltosi presso villa Manzoni al Caleotto. Rappresentò Lecco alle celebrazioni del 150° della nascita di Antonio Stoppani, inaugurando la mostra allestita sull'autore del Bel Paese, a Palazzo Belgioioso. Nel dicembre 1975, nella festa di San Nicolò, consegnò il civico gagliardetto a tre Ragni lecchesi impegnati nella prima spedizione italiana all'Antartide, organizzata e diretta da Renato Cepparo. Erano Gigi Alippi, Benvenuto Laritti, Donato Erba.
Tirinzoni lascia praticamente ad inizio novembre 1976. Le celebrazioni cittadine del 4 novembre, 50° del monumento ai Caduti sul lungolago (1926), vengono presiedute dal vice sindaco Filippo Panzeri. Il 10 novembre viene eletto il nuovo sindaco Giuseppe Resinelli. Lasciato l'incarico di sindaco, Tirinzoni rimase nel Consiglio Comunale di Lecco sino alla primavera 1979.
Rodolfo Tirinzoni scompare tra le sue montagne nel dicembre 2000. L'ex sindaco viene ritrovato cadavere in territorio comunale di Erve, all'inizio di aprile 2001, dopo non essere più rientrato da un'escursione pomeridiana il 20 dicembre precedente, sul Pizzo Erna. L'ultima segnalazione di Tirinzoni risaliva infatti alle 15.40 di quel freddo pomeriggio di dicembre, quando era stato notato scendere dal sentiero della croce al Pizzo Erna; circa mezz'ora prima aveva sostato al bar Milani dei Piani, sorseggiando un punch che aveva chiesto fosse ulteriormente riscaldato. Era uscito dall'abitazione di via Carlo Porta a Lecco centro, nel primo pomeriggio, per prendere il bus sino a Versasio e poi la funivia di Erna dove era salito con altri tre passeggeri. Nel pomeriggio del 20 dicembre, verso le ore 16, la zona di Erna venne avvolta da improvvise nubi, come testimoniò Giancarlo Redaelli, pensionato del quartiere Belledo, che a quell'ora si trovava nella zona. La visibilità già al tramonto, essendo uno dei giorni i più corti dell'anno, nel solstizio d'inverno, subì un'ulteriore forte riduzione. Le ricerche mobilitarono per giorni Soccorso Alpino, forze dell'ordine, unità cinofile dei Carabinieri e della Finanza, volontari ANA, CAI, SEL ed altri gruppi. Un elicottero delle Fiamme Gialle sorvolò, ripetutamente, la fascia montana tra Erna e Resegone. Le squadre di ricerca raggiunsero anche il Passo Fò, valico di collegamento tra Resegone e Magnodeno, a 1300 metri di quota. Non si pensava che Tirinzoni potesse essere andato oltre. Ed invece, quasi quattro mesi dopo, venne trovato da un escursionista in territorio comunale di Erve, ad oltre un'ora ed un quarto di cammino da Erna. La località del ritrovamento era sotto il rifugio Alpinisti Monzesi, che si colloca a quota 1.173 in direzione delle prime case più alte dell'abitato di Erve. Cosa può essere successo? Probabilmente all'incollatura del sentiero verso la funivia, scendendo dalla croce, con visibilità ormai molto ridotta, Tirinzoni ha preso una diversa direzione e si è trovato dalla parte opposta rispetto alla stazione della funivia stessa. Alpinista esperto, nonostante la non più giovane età (71 anni), già ufficiale istruttore della scuola militare alpina di Aosta, specializzato in ghiaccio e roccia, ma anche in marce notturne, ha continuato a camminare in crescenti condizioni avverse di freddo e di oscurità, pensando forse di raggiungere la capanna Stoppani. E' arrivato al Fò, alla Capanna Monzesi, dove indubbiamente la fatica si faceva già sentire. Probabilmente sul sentiero di discesa ha cercato di tagliare per i prati, in direzione delle prime luci alte di Erve e, vacillando sull'asperità del terreno, è caduto finendo in un valloncello, dove è rimasto per mesi.
La camera ardente di Rodolfo Tirinzoni venne allestita nel salone del Consiglio Comunale, dove ricevette il deferente omaggio del sindaco Lorenzo Bodega, che rese memoria del suo impegno civico, del suo amore per la libertà e per le montagne, lungo sentieri che aveva tante volte frequentato. Erano presenti numerose autorità, ad iniziare dagli ex sindaci Alessandro Rusconi, Guido Puccio, Giuseppe Resinelli, Paolo Mauri, Giulio Boscagli, con numerosi ex assessori e consiglieri di tutti i gruppi politici. Il rito funebre, nella basilica di San Nicolò, venne presieduto dall'allora prevosto mons. Roberto Busti, oggi vescovo a Mantova. Nell'omelia mons. Busti sottolineò che "non si è mai soli nei sentieri della vita ed anche delle montagne, pur nelle condizioni più estreme e tragiche, perchè la forza del Risorto è sempre un invito alla speranza ed un sentire partecipe di una nuova, eterna vita colui che non c 'è più". La preghiera dell'alpino è letta dalla penna nera Nino Venditti di Valmadrera.
La consorte Rosa, i figli Micaela, Maurizio e Paola, con le rispettive famiglie vollero rivolgere un sentito ringraziamento a tutti coloro che si erano prodigati nei quattro mesi della tragica vicenda. Un quotidiano scrisse "Rodolfo Tirinzoni è stato quasi una meteora a palazzo civico, fu un periodo breve, un anno e mezzo dovuto all'instabilità politica del momento, alle elezioni politiche anticipate del giugno '76, ad una continua mutazione di prospettiva all'interno dei partiti  sul fronte nazionale. Fu, comunque, un periodo, quello del sindaco Tirinzoni, caratterizzato da importanti avvenimenti civici ed istituzionali". C'è da ricordare che nel settembre 1981, quando il cardinale Carlo Maria Martini, in una giornata terribilmente piovosa, raggiunse la vetta del monte Resegone, su invito degli alpini del gruppo di Belledo, guidati da Luigi Corti e da Eugenio Alborghetti, l'ex sindaco Tirinzoni, con il cappello di alpino, fu nella stretta cerchia delle penne nere che accompagnarono il cardinale dal sentiero della Forcella di Olino verso il rifugio Azzoni della SEL e poi presso la croce giubilare della vetta.
Aloisio Bonfanti
Invia un messaggio alla redazione

Il tuo indirizzo email ed eventuali dati personali non verranno pubblicati.