In viaggio a tempo indeterminato/394: navi della speranza

"C'era puzza di benzina e salsedine, ma non ci facevo caso.
Il mare era mosso ma eravamo talmente schiacciati l'uno all'altro che comunque non potevi cadere."
Sorride.
"Mi ricordo le urla e la gioia quando abbiamo visto la costa dell'Italia.
C'era chi piangeva, chi batteva le mani, io non smettevo di ridere... ero così felice che non mi sembrava vero. Gli elicotteri hanno iniziato a volare sopra la nostra barca, poi sono arrivate altre navi."
"E non avevi paura di essere rimandata indietro o che potesse succedere qualcosa in mare?"
"Del mare non avevo paura, quello che avevo lasciato a casa era come morire quindi tanto valeva provare la traversata. Però sì, avevo paura di essere rimandata indietro.
Eravamo quasi tutti senza permessi e con pochi soldi. In quegli anni non era come adesso che prendi un traghetto e senza problemi attraversi l'Adriatico. Potevano anche sparare sulla nave e saremmo morti, non c'erano nemmeno le scialuppe per tutti. Non so nemmeno se c'erano in realtà!"
"Invece ti è andata bene?"
"Sono stata fortunata! Era il mio sogno andare in Italia. Nella mia famiglia tutti parlavamo italiano perché guardavamo di nascosto Pippo Baudo in TV. Ma la mia preferita era Raffaella Carrà. Che bella che era. Ho chiamato Raffaella la mia prima figlia. Lei è nata in Italia, la sua vita è diversa dalla mia per fortuna."
"E come è stata l'accoglienza in Italia? Come ti hanno trattato?"
"Molto bene. Ero giovane e mi sono subito data da fare. Ho incontrato le persone giuste che mi hanno dato una possibilità."
"Cosa ricordi di quella traversata in mare?"
"Mmmm sono passati tanti anni, era il 1991. E poi sai come si dice: le cose brutte si dimenticano dopo un po'. Mi ricordo le prime persone che si sono buttate in acqua e a nuoto hanno raggiunto il porto. La guardia costiera non voleva che attraccassimo e qualcuno si è tuffato."
"Tu no?"
"No, avevo troppa paura. Non sapevo nuotare bene. E poi ero sicura che l'Italia ci avrebbe aiutato. Lo avevo visto in TV quanto era bella l'Italia. Era un sogno!"
"Cosa hai lasciato in Albania quando sei partita?"
"I miei genitori. Mio fratello non ho mai saputo dove fosse finito. Sai in Albania c'era stata la dittatura di Hoxha e molti sparivano e non si sapeva più niente.
Mia mamma non voleva che partissi, aveva troppa paura. Ma io le avevo promesso che sarei andata in Italia e poi li avrei aiutati. Non avevamo più soldi e soffrivamo la fame. Era difficile la vita in quegli anni"
Rimane ferma qualche istante, quasi come stesse rivivendo quei momenti, quelle sensazioni. Poi alza gli occhi e mi sorride.
"Tu mi sembri una di quelle attrici che guardavamo in TV di nascosto. Ma non mi ricordo come si chiamava."
Ci stringiamo la mano.
"Quella nave si chiamava Vlora. È stata la mia salvezza. Se non l'avessi presa ora forse non ci sarei più."

Questa storia la conoscevo. Non è la prima volta che veniamo in Albania. Ma sentirla raccontare da chi l'ha vissuta mi fa sempre venire la pelle d'oca. Era il 1991 e da un lato mi sembra ieri, dall'altro un'eternità fa. Ero troppo piccola allora per capire e sapere cosa stesse succedendo. Ma mi ricordo la diffidenza e il timore verso queste persone che venivano da un altro Paese. L'Albania è sempre stata così vicina, di fronte a noi. Ma negli anni '90 le distanze erano diverse. 
Mi ricordo che per i miei nonni andare a trovare i parenti a Pavia era considerato un viaggio lungo. Stavano via diversi giorni e io da bambina ero convinta che quella città fosse troppo distante.
"Perché la sorella della nonna è andata a vivere così lontano?" chiedevo curiosa a mia mamma.
Bergamo-Pavia distano meno di 100km ma 35 anni fa sembravano così lontane.
Quindi immaginiamoci cosa è stato vedere al telegiornale che c'erano persone che in nave arrivavano dall'Albania.
Se era lontana Pavia, Valona doveva essere in un altro continente.
20.000 persone erano salite su quella nave proprio come Teuta. Stavano lasciando la fame, la miseria e la morte alle spalle. All'orizzonte la prospettiva di una vita migliore, un lavoro, una famiglia.
L'Albania dopo la fine della dittatura di Hoxha che aveva completamente isolato il Paese, era crollata in una profonda crisi finanziaria, economica e sociale. 
Mancavano i beni di prima necessità (cibo, medicine, carburante).
Mancava il lavoro, molte fabbriche statali avevano chiuso.
L’Albania era uno dei Paesi più poveri d’Europa.
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Quelle immagini, quelle della Vlora che attraccava, le ho riviste moltissime volte recentemente. Sono state usate anche come meme sui social quando la traversata l'hanno fatta moltissimi italiani per andare in vacanza in Albania d'estate.
L'hanno chiamata la migrazione al contrario.
Come cambiano i tempi, direbbe qualcuno.
In realtà, però, i tempi a me non sembra che siano poi così cambiati. Sono diversi i Paesi da cui si fugge ma il motivo è quasi sempre lo stesso: vivere!
Adesso dall'Albania arrivano i traghetti turistici, ma le navi cariche di persone che fuggono dalla povertà o dalla guerra ci sono ancora; è cambiata solo la provenienza.
Fanno meno rumore e passano inosservate, ma c'è ancora chi gioisce e piange quando vede all'orizzonte il profilo delle nostre coste.
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Le navi, simbolo di speranza.
Lo erano per i nostri bisnonni che emigravano in America o in Australia. Lo sono state per gli Albanesi che sono sbarcati in Puglia.
E lo possono essere domani anche per chi dalla sua terra ormai non può più scappare.
Il 31 agosto e il 4 settembre centinaia di navi civili salperanno dall'Italia, dalla Spagna e dalla Tunisia. A bordo quintali di cibo e medicine. Proveranno a raggiungere Gaza, via mare, per portare un po' di sollievo a chi da anni la speranza ha dimenticato che sapore abbia.
L'iniziativa si chiama Global Sumud Flotilla, una missione umanitaria internazionale organizzata dalla società civile con l'obiettivo di rompere il blocco navale israeliano sulla Striscia di Gaza e consegnare aiuti.
L'obiettivo è realizzare un corridoio umanitario via mare, cosa che i governi internazionali non sono mai riusciti a fare.
L'Italia torna ad essere una speranza per qualcuno, un sogno. Proprio come lo era stata per Teuta.
L'Umanità quella con la U maiuscola sta per salpare. C'è chi si imbarcherà tra poche ore su quelle navi e chi da terra li sosterrà con il pensiero e il cuore. 
Navi, ancora una volta simboli di speranza.

"Possiamo essere giunti fin qui su navi diverse ma, ora, siamo tutti sulla stessa barca."
(Martin Luther King)
Angela (e Paolo)
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