PAROLE CHE PARLANO/244

Allettare

 Allettare è uno di quei verbi il cui suono sembra rivolgere un invito gentile, ma potrebbe nascondere tra le pieghe una trappola ben mascherata.

Deriva dal latino tardo adlĕctāre, forma intensiva di adlĭcĕre, con il prefisso ad- (“verso, a, vicino”) e la radice lacĕre, “attirare, sedurre, adescare”, la stessa che ritroviamo in laccio e illecito, da illicere, “adescare con inganno”.

Adlĭcĕre significava quindi “tirare a sé, sedurre”; adlĕctāre lo faceva con più insistenza, come chi ti offre un dolcetto e poi un altro e un altro ancora, ignorando i tuoi rifiuti.

Il passaggio all’italiano ha mantenuto l’idea di attrarre con fascino, con promesse e lusinghe, portando qualcuno a fare qualcosa, anche controvoglia. Si acchiappano più mosche con una goccia di miele che con un barile di aceto, recita un noto proverbio.

 Una curiosità linguistica: l’allettante doppia vita di allettare.

Oggi allettare ha una doppia vita semantica. Da una parte, il significato seduttivo: “quella pubblicità era così ben fatta e allettante che mi ha spinto a comprare”; dall’altra, quello più letterale legato al letto: “essere allettati” per malattia. Questo secondo significato non è etimologicamente fondato, ma è nato probabilmente da una reinterpretazione intuitiva, quindi avrebbe un’etimologia popolare. Non per niente lo ritroviamo come termine per indicare le piante distese a terra, come il grano, l’allettamento delle cui spighe era dovuto al loro peso o per eventi meteorologici avversi.

Il letto è la migliore scuola per imparare a non fare nulla… e farlo bene, ci ricorda un aneddoto di anonimo pigro.

Rubrica a cura di Dino Ticli
Invia un messaggio alla redazione

Il tuo indirizzo email ed eventuali dati personali non verranno pubblicati.