In viaggio a tempo indeterminato/407: siamo nel quartiere sbagliato
"Fiiii fiiii fiiii".
Suona un fischietto. Urla e tutti corrono in una direzione.
La ragazza che ci stava servendo il caffè fa un balzo indietro spaventata.
Il mio cervello non riesce a capire cosa stia succedendo e per un attimo penso sia una gara e quel fischietto sia dell'arbitro.
Ma la situazione è bizzarra. Qualcosa non torna.
Tutti corrono nella stessa direzione ma non hanno vestiti sportivi addosso.
Poi sento una voce che urla "È un ladro. Fermatelo!"
E un brusio di sottofondo.
Mi volto verso Paolo mentre piano piano quella situazione diventa nella mia testa più reale.
C'è stato un furto e la gente per strada sta inseguendo il ladro.
Negli istanti dopo il suono del fischietto, tra le corse e le urla, il tempo sembrava aver rallentato il suo normale corso. Tutti nella panetteria si sono fermati. Persino le macchine in mezzo alla strada hanno decelerato. È rimasto tutto sospeso.
Poi, come per magia, tutti abbiamo ripreso a fare quello che stavamo facendo prima. Noi a bere il caffè. Le signore a comprare pane. E se non fosse stato per il tassista tornato con una mano sporca di sangue dopo aver fermato il ladro, nessuno avrebbe pensato di aver assistito a un furto in diretta.
Invece è successo proprio davanti ai nostri occhi alle 9 di un sabato mattina a Medellin in Colombia.
Senza troppi giri di parole, manfrine o luoghi comuni, Medellin ci ha mostrato fin da subito le diverse facce di questa complessissima Colombia.
Il destino di questa città, fino a non troppi anni fa, era legato al crimine, alla violenza e al narcotraffico.
Considerata una delle città più pericolose del mondo, era luogo di scontri tra gruppi armati per il controllo di traffici di droga.
La sua immagine era legata a figure come quella di Pablo Escobar e il tasso di omicidi era tra i più alti del Pianeta. Non era un posto dove la vita era semplice, anzi.
In atto c'era una vera e propria guerra che mieteva vittime anche tra la popolazione civile.
Medellin era la rappresentazione di quella Colombia che appariva sui giornali di tutto il mondo. Violenta, pericolosa e legata alla droga.
Ma come è iniziato tutto?
Bisogna fare un passo indietro ma neanche troppo lontano nel tempo.
Sono gli anni '60 e '70 e dagli Stati Uniti arriva una crescente domanda di marijuana.
In Colombia in quegli anni esistevano già coltivazioni di marijuana in zone rurali e coste caraibiche, spesso come unica fonte di reddito per comunità povere. Si inizia a creare un primo business legato all'esportazione di cannabis. A cavallo tra gli anni '70 e '80, però, la richiesta dal mercato statunitense cambia. La domanda di cocaina esplode. La Colombia, oltre a coltivare la coca, diventa intermediario fondamentale per il transito della droga dalle piantagioni del Perù verso gli Usa.
Si crea un enorme mercato con profitti così alti da permettere la formazione dei grandi cartelli, come Medellín e Cali, che organizzano produzione, raffinazione e traffico internazionale approfittando della geografia del paese e della debolezza delle istituzioni.
Questo cambia per sempre le sorti di questa parte di mondo. Gli Stati Uniti giocano un ruolo centrale in questa situazione: da un lato sono il principale consumatore mondiale e quindi il motore economico che alimenta l’intero sistema; dall’altro, quando la situazione sfugge di mano negli anni ’80–’90, diventano anche la principale forza internazionale nella lotta al narcotraffico. Tengono sostanzialmente il piede in due scarpe, cosa che anche oggi non hanno smesso di fare, come si può notare dalle recenti notizie. Da un lato attaccano quelle che definiscono navi di narcotrafficanti, come nel recente caso dei pescatori venezuelani colpiti e poi riconosciuti innocenti, dall’altro continuano a essere il principale destinatario della droga prodotta in questa zona.

Ma torniamo a Medellin e al furto a cui abbiamo assistito. Per onestà dobbiamo dire che, a distanza di poche ore, abbiamo assistito a un altro episodio simile e che nel centro storico, consumo di droga e prostituzione sono alla luce del sole.
Tutto questo potrebbe erroneamente far pensare che la città sia ancora degna dell'etichetta di "la più pericolosa del mondo". Per fortuna, però, non è più così.
Grandissimi passi avanti sono stati fatti e oggi molti quartieri della città sono stati riqualificati e sono luoghi sicuri dove vivere.
L'esempio più eclatante è la Comuna 13, uno dei barrios di Medellin. Guardandola dall'alto della cabinovia che collega le diverse zone della città, la Comuna 13 appare come un ammasso di case appiccicate sulle pareti ripide di una montagna.
Nata come una baraccopoli abusiva, si è presto sviluppata moltissimo per accogliere persone provenienti dalle zone rurali della Colombia. Case fatte di lamiera e legno sorsero come funghi. Le condizioni igienico-sanitarie precarie e la povertà dilagante, divennero presto terreno fertile per le organizzazioni criminali che qui potevano reclutare manodopera a bassissimo costo.
La Comuna 13 divenne presto luogo "off limits" dove gli scontri tra bande erano frequenti. Nel 2002, però, lo Stato colombiano mise in atto l'operazione chiamata Orión: un massiccio intervento con esercito, polizia e forze speciali che impiegarono elicotteri, veicoli blindati e centinaia di uomini per espellere le milizie delle FARC, dell’ELN e i gruppi armati locali che controllavano i quartieri in alto sulla collina.
L’operazione riuscì a smantellare il potere delle milizie guerrigliere, ma fu anche molto controversa per i metodi utilizzati (esecuzioni, sparizioni) da forze statali e paramilitari.
Venne eliminato un controllo armato, quello delle milizie di narcotrafficanti, per sostituirlo con un altro: quello dei gruppi paramilitari.

Da quel momento il destino della Comuna 13 cambia per sempre. La spinta arriva soprattutto dai giovani che decidono di cambiare faccia al quartiere in cui vivevano. Si inizia a diffondere una cultura hip hop che piano piano trasforma, non solo esteticamente, le case del quartiere. Murales, musica, campi da basket e calcio. A questo si aggiunge la costruzione di scale mobili che collegano le diverse zone del quartiere rendendolo più accessibile a tutti.
Oggi la Comuna 13 è una delle zone più visitate di Medellin. Centinaia di migliaia di turisti la affollano ogni giorno ed è diventata l'esempio di quello che questa città vorrebbe fare: cancellare quell'immagine di pericolo e violenza che per anni l'ha caratterizzata.
La strada da fare è ancora tantissima e in salita, e l'episodio con cui è iniziata la nostra avventura a Medellin lo dimostra.
Molte dinamiche internazionali devono sicuramente cambiare, ma finora si sono fatti enormi passi avanti.
Vale la pena venire in questa città se si vuole capire fino in fondo la Colombia. Devo ammettere che per noi, all'inizio, non è stato semplice non giudicarla. Solo quando abbiamo allargato lo sguardo e compreso il difficilissimo passato recente di questa città, siamo riusciti anche ad apprezzare la sua forza e la sua bellezza.
Suona un fischietto. Urla e tutti corrono in una direzione.
La ragazza che ci stava servendo il caffè fa un balzo indietro spaventata.
Il mio cervello non riesce a capire cosa stia succedendo e per un attimo penso sia una gara e quel fischietto sia dell'arbitro.
Ma la situazione è bizzarra. Qualcosa non torna.
Tutti corrono nella stessa direzione ma non hanno vestiti sportivi addosso.
Poi sento una voce che urla "È un ladro. Fermatelo!"
E un brusio di sottofondo.
Mi volto verso Paolo mentre piano piano quella situazione diventa nella mia testa più reale.
C'è stato un furto e la gente per strada sta inseguendo il ladro.
Negli istanti dopo il suono del fischietto, tra le corse e le urla, il tempo sembrava aver rallentato il suo normale corso. Tutti nella panetteria si sono fermati. Persino le macchine in mezzo alla strada hanno decelerato. È rimasto tutto sospeso.
Poi, come per magia, tutti abbiamo ripreso a fare quello che stavamo facendo prima. Noi a bere il caffè. Le signore a comprare pane. E se non fosse stato per il tassista tornato con una mano sporca di sangue dopo aver fermato il ladro, nessuno avrebbe pensato di aver assistito a un furto in diretta.
Invece è successo proprio davanti ai nostri occhi alle 9 di un sabato mattina a Medellin in Colombia.
Senza troppi giri di parole, manfrine o luoghi comuni, Medellin ci ha mostrato fin da subito le diverse facce di questa complessissima Colombia.
Il destino di questa città, fino a non troppi anni fa, era legato al crimine, alla violenza e al narcotraffico.
Considerata una delle città più pericolose del mondo, era luogo di scontri tra gruppi armati per il controllo di traffici di droga.
La sua immagine era legata a figure come quella di Pablo Escobar e il tasso di omicidi era tra i più alti del Pianeta. Non era un posto dove la vita era semplice, anzi.
In atto c'era una vera e propria guerra che mieteva vittime anche tra la popolazione civile.
Medellin era la rappresentazione di quella Colombia che appariva sui giornali di tutto il mondo. Violenta, pericolosa e legata alla droga.
Ma come è iniziato tutto?
Bisogna fare un passo indietro ma neanche troppo lontano nel tempo.
Sono gli anni '60 e '70 e dagli Stati Uniti arriva una crescente domanda di marijuana.
In Colombia in quegli anni esistevano già coltivazioni di marijuana in zone rurali e coste caraibiche, spesso come unica fonte di reddito per comunità povere. Si inizia a creare un primo business legato all'esportazione di cannabis. A cavallo tra gli anni '70 e '80, però, la richiesta dal mercato statunitense cambia. La domanda di cocaina esplode. La Colombia, oltre a coltivare la coca, diventa intermediario fondamentale per il transito della droga dalle piantagioni del Perù verso gli Usa.
Si crea un enorme mercato con profitti così alti da permettere la formazione dei grandi cartelli, come Medellín e Cali, che organizzano produzione, raffinazione e traffico internazionale approfittando della geografia del paese e della debolezza delle istituzioni.
Questo cambia per sempre le sorti di questa parte di mondo. Gli Stati Uniti giocano un ruolo centrale in questa situazione: da un lato sono il principale consumatore mondiale e quindi il motore economico che alimenta l’intero sistema; dall’altro, quando la situazione sfugge di mano negli anni ’80–’90, diventano anche la principale forza internazionale nella lotta al narcotraffico. Tengono sostanzialmente il piede in due scarpe, cosa che anche oggi non hanno smesso di fare, come si può notare dalle recenti notizie. Da un lato attaccano quelle che definiscono navi di narcotrafficanti, come nel recente caso dei pescatori venezuelani colpiti e poi riconosciuti innocenti, dall’altro continuano a essere il principale destinatario della droga prodotta in questa zona.

Ma torniamo a Medellin e al furto a cui abbiamo assistito. Per onestà dobbiamo dire che, a distanza di poche ore, abbiamo assistito a un altro episodio simile e che nel centro storico, consumo di droga e prostituzione sono alla luce del sole.
Tutto questo potrebbe erroneamente far pensare che la città sia ancora degna dell'etichetta di "la più pericolosa del mondo". Per fortuna, però, non è più così.
Grandissimi passi avanti sono stati fatti e oggi molti quartieri della città sono stati riqualificati e sono luoghi sicuri dove vivere.
L'esempio più eclatante è la Comuna 13, uno dei barrios di Medellin. Guardandola dall'alto della cabinovia che collega le diverse zone della città, la Comuna 13 appare come un ammasso di case appiccicate sulle pareti ripide di una montagna.
Nata come una baraccopoli abusiva, si è presto sviluppata moltissimo per accogliere persone provenienti dalle zone rurali della Colombia. Case fatte di lamiera e legno sorsero come funghi. Le condizioni igienico-sanitarie precarie e la povertà dilagante, divennero presto terreno fertile per le organizzazioni criminali che qui potevano reclutare manodopera a bassissimo costo.
La Comuna 13 divenne presto luogo "off limits" dove gli scontri tra bande erano frequenti. Nel 2002, però, lo Stato colombiano mise in atto l'operazione chiamata Orión: un massiccio intervento con esercito, polizia e forze speciali che impiegarono elicotteri, veicoli blindati e centinaia di uomini per espellere le milizie delle FARC, dell’ELN e i gruppi armati locali che controllavano i quartieri in alto sulla collina.
L’operazione riuscì a smantellare il potere delle milizie guerrigliere, ma fu anche molto controversa per i metodi utilizzati (esecuzioni, sparizioni) da forze statali e paramilitari.
Venne eliminato un controllo armato, quello delle milizie di narcotrafficanti, per sostituirlo con un altro: quello dei gruppi paramilitari.

Da quel momento il destino della Comuna 13 cambia per sempre. La spinta arriva soprattutto dai giovani che decidono di cambiare faccia al quartiere in cui vivevano. Si inizia a diffondere una cultura hip hop che piano piano trasforma, non solo esteticamente, le case del quartiere. Murales, musica, campi da basket e calcio. A questo si aggiunge la costruzione di scale mobili che collegano le diverse zone del quartiere rendendolo più accessibile a tutti.
Oggi la Comuna 13 è una delle zone più visitate di Medellin. Centinaia di migliaia di turisti la affollano ogni giorno ed è diventata l'esempio di quello che questa città vorrebbe fare: cancellare quell'immagine di pericolo e violenza che per anni l'ha caratterizzata.
La strada da fare è ancora tantissima e in salita, e l'episodio con cui è iniziata la nostra avventura a Medellin lo dimostra.
Molte dinamiche internazionali devono sicuramente cambiare, ma finora si sono fatti enormi passi avanti.
Vale la pena venire in questa città se si vuole capire fino in fondo la Colombia. Devo ammettere che per noi, all'inizio, non è stato semplice non giudicarla. Solo quando abbiamo allargato lo sguardo e compreso il difficilissimo passato recente di questa città, siamo riusciti anche ad apprezzare la sua forza e la sua bellezza.
Angela (e Paolo)














