In viaggio a tempo indeterminato/412: Natale e Capodanno tra elicotteri, vedove e falò

“Lo malo se quema, lo bueno se queda”
(Il male si brucia, il bene resta).

È un proverbio dell'Ecuador perfetto per l'inizio dell'anno. E qui lo prendono davvero alla lettera nel senso che il 31 dicembre, per strada, le famiglie si riuniscono per bruciare ciò che non vogliono portare nell'anno nuovo.
Ma andiamo per ordine perché queste feste natalizie ci hanno fatto scoprire delle bizzarre tradizioni qui nel Paese alla metà del mondo.
In Ecuador, a prima vista, sembra tutto molto simile all'Italia. Ci sono le chiese con i presepi allestiti per il Natale, i decori e le luci nelle città e c'è persino il panettone con tanto di canditi (anche se qui lo chiamano Pan de Pascua).
Le somiglianze però finiscono qui.
Perché qui le feste di fine anno sono un mix esplosivo di devozione, teatro di strada, fuoco, risate e superstizioni, il tutto condito da una creatività che non conosce limiti.
Iniziamo con il Natale e una rivelazione sconvolgente: il 23 dicembre il Bambino Gesù era già bello che nato ed era già in giro per il mondo.
Lo so, secoli di religione ribaltati a Cuenca, la città natalizia per eccellenza in Ecuador.
Si tratta della processione del "Niño viajero" cioè il bambino viaggiatore. Protagonista è una statua di Gesù Bambino che, secondo la tradizione, viaggiò fino a Roma per essere benedetta dal Papa. Da qui il nome. Gli abitanti di Cuenca non presero alla leggera il viaggio fatto dalla statua e dagli anni '60 in poi il 24 dicembre viene fatta una gigantesca processione con la statua del bambino.
Attenzione, non sto parlando di una tradizionale processione religiosa ma di un evento gigantesco e molto folkloristico.
Per rendere l'idea dirò solo due eventi a cui abbiamo assistito:
1) Fuochi d'artificio roteanti sparati dal tetto della chiesa.
2) Elicottero che sparge petali di rosa sulla processione.
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Questi sicuramente gli highlights, a cui aggiungerei centinaia di macchine e pickup allestiti a ricreare delle capanne con tanto di presepe vivente al seguito, litri di chicha (bevanda di mais fermentato) presi con i secchi da dei barili e sfilata che dura dalle 10 del mattino alle 16.
Un tour de force incredibile che riempie e colora una delle città più belle dell'Ecuador.
Gesù bambino che appare il 23 anziché il 25 mi ha alquanto scioccato ma, a onor del vero, devo dire che alla sfilata ho anche visto una donna incinta vestita da Maria e accompagnata da Giuseppe. Quindi, alla fine, qualcuno fedele alle sacre scritture c'era.
E poi posso dirlo? Ma quanto è bello festeggiare il Natale con musica, costumi e lanci di caramelle sulla folla! Una delle tradizioni più allegre e divertenti a cui abbia mai assistito. Sicuramente ha contribuito a farci sentire meno il peso della lontananza che, durante le feste natalizie, diventa un macinio sul cuore.
Le mega sfilate del 23 e del 24 però, offuscano un po' il grande giorno. Infatti il 25 dicembre a Cuenca, è sembrato quasi un giorno qualunque.
La maggior parte dei ristoranti e dei negozi erano aperti come sempre. La gente girava per strada con quelle stelline luminose in mano, ma per il resto  tutto si comportavano come fosse un qualunque sabato pomeriggio in centro città.
Chiediamo a una signora che vende caffè nella piazza dei fiori: "fino a che ora è qui signora?" "Come tutti i giorni. Fino all'1 di notte" ci risponde lei.
Questo non vuol dire che il 25 non sia una festa sentita, anzi. La tradizione prevede di stare in famiglia per mangiarsi un gigantesco tacchino arrosto.
È solo che gli ecuadoriani considerano il vero giorno di festa l'1 Gennaio.
E infatti arriviamo adesso alla festa di Capodanno appena passata. Perché se il Natale sembra bizzarro, quello che succede il 31 ha del folle.
Bisogna fare una piccola premessa. Alla fine dell'anno gli ecuadoriani arrivano preparati e la preparazione prevede delle pulizie energetiche.
Le chiamano limpias e vengono fatte sia sulle persone che sugli ambienti utilizzando erbe medicinali e rituali che risalgono all'epoca precoloniale.
I curanderos, letteralmente i curatori, nelle ultime settimane dell'anno raggiungono Cuenca dai villaggi circostanti e si sistemano con degli sgabelli ai mercati principali della città.
La loro funzione è quella di fare dei rituali di purificazione che permettano alla persona che partecipa alla limpia, di liberarsi da tutte le energie negative accumulate nell'anno che sta per terminare.
Mazzi di piante medicinali sbattuti addosso, uova usate per capire dove risiedono le negatività e sputi di petali... la limpia energetica è qualcosa di unico e mistico. Siccome anche noi l'abbiamo fatta, ne parlerò più in dettaglio prossimamente.
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Per ora torniamo alle tradizioni di fine anno.
Il 31 dicembre le strade delle città in Ecuador si riempiono delle famose viudas (vedove). Ma non stiamo parlando di signore vestite di nero in lacrime.
Le viudas sono in realtà uomini travestiti da donne, con parrucche, abiti esagerati, trucco pesante e atteggiamenti comici e provocatori.
Rappresentano le “vedove” dell’anno che sta per morire. Fermano le macchine in mezzo alla strada, ballano, scherzano e chiedono qualche moneta per il dolore della perdita.
La gente ride, regala qualche centesimo di dollaro, mentre queste vedove ballano al ritmo di una musica altissima sparata dalle casse.
In tantissimi partecipano a questa tradizione, tanto che spesso si creano ingorghi di traffico. Ma nessuno si arrabbia o innervosisce, anzi!

Ma arriviamo al momento clou: la mezzanotte.
È in quel momento che si mette in pratica letteralmente quanto scritto nel proverbio di cui parlavo all'inizio.
Quando finisce il countdown di fine anno, inizia "la quema del Año Viejo".
Le persone costruiscono grandi fantocci di cartapesta.
A volte rappresentano personaggi famosi (politici, calciatori, celebrità), a volte simboleggiano eventi negativi e c'è chi realizza anche pupazzi con le fattezze dell'ex.
I fantocci non sono vuoti ma all'interno si mettono carta, segatura, vestiti vecchi e biglietti con scritte tipo: “stress”, “problemi”, “brutta pagella”, “litigi”.
Poi si sistemano nel cortille di casa o in mezzo alla strada e si dà fuoco a tutto.
Il messaggio è chiaro: quello che bruci, non te lo porti nel nuovo anno.
Oltre a questo, è anche usanza leggere il "testamento dell’Año Viejo". Si tratta di un testo ironico in cui l’anno che se ne va “lascia in eredità” debiti, promesse non mantenute e sogni ancora da realizzare.

In Ecuador non si entra nel nuovo anno in punta di piedi, ma ballando, ridendo e lasciando andare, con ironia, il peso del passato.
E, tra una vedova baffuta e un fantoccio in fiamme, questo Paese ci ha mostrato come sia importante non prendere mai la vita troppo sul serio.

Buon 2026 a tutti!
Con l'augurio che succeda proprio quello per cui festeggiano gli ecuadoriani: che gli eventi negativi restino nel passato mentre le gioie e la felicità facciano parte di questo nuovo anno.
Angela (e Paolo)
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