Energia per scelte limpide
Ora, grazie (anche) all'ennesimo lavoro prezioso di Duccio Facchini e Altreconomia non ci sono più finti alibi che in questo anno per opportunismo e ipocrisia sono stati scudo per girarsi dall'altra parte da parte di Comune e altri soci della Cers, la Comunità energetica rinnovabile e solidale di Lecco.
- Un progetto che, proprio per la sua vocazione solidale, dovrebbe, deve, incarnare valori chiari di giustizia sociale e di pace. Per questo la presenza tra i suoi soci fondatori della ditta Invernizzi Presse srl pone oramai da troppo tempo - da subito in realtà - una questione non più eludibile.
- Come documentato da Duccio col suo lavoro di inchiesta giornalistica, e come emerge paradossalmente anche dalle stesse carte presentate dall’azienda nella querela poi ovviamente archiviata allo stesso giornalista in quanto aveva svelato in una serata pubblica semplicemente la verità
- Invernizzi Presse ha venduto anche in Israele attrezzature utilizzate nella fabbricazione di munizioni, tra cui “attrezzatura inerte per la fabbricazione di punte calibro 5.56”, munizioni in uso all’esercito israeliano. - È lo stesso sito aziendale a rivendicare questo tipo di attività pubblicizzando la produzione di “attrezzature rivoluzionarie per la produzione di munizioni”. Non si tratta di un dettaglio tecnico né di un’opinione ideologica. È una contraddizione sostanziale.
- Non si può parlare di transizione ecologica, economia civile e responsabilità sociale mentre si accetta come partner un soggetto che trae profitto dalla filiera dell’industria bellica e da contesti di guerra e violazione dei Diritti. Questa contraddizione, che è già stata fatta presente ed evidenziata pubblicamente più volte, mina la credibilità della CERS e dovrebbe ferire chi, a Lecco, vede nella comunità energetica non solo un progetto tecnico, ma un orizzonte etico. Le comunità non si costruiscono solo con l’energia pulita, ma con scelte coerenti.
- Per questo si chiedono (nuovamente) Atti amministrativi concreti e non più rinviabili che abbiano un valore reale, che vadano oltre lo sventolio della bandiera della Palestina da una finestra da parte del Sindaco o la sola esposizione sui muri del Municipio dello striscione "Ripudia la guerra art.11" o la lettura dei nomi dei bimbi vittime del conflitto in Palestina.
- Si chiede che il Comune (anche attraverso i singoli consiglieri) e gli altri Enti e soggetti aderenti alla Comunità assumano una posizione chiara, coerente, urgente, inderogabile, chiedendo - e deliberando - la revoca dell’adesione di Invernizzi Presse alla CERS, in forza anche dello Statuto, e stabilendo criteri che escludano in futuro soggetti coinvolti in attività incompatibili con i valori di pace, sostenibilità e responsabilità sociale. E che il Comune faccia proprio questo impegno estendendolo, in autonomia, per quelle sue attività non obbligatorie per Legge. Agire ora non significa dividere, ma ricostruire coerenza e fiducia.
- La Cers può essere davvero solidale solo se ha il coraggio di scegliere da che parte stare. Che calibro ha altrimenti l’ipocrisia?
- Un progetto che, proprio per la sua vocazione solidale, dovrebbe, deve, incarnare valori chiari di giustizia sociale e di pace. Per questo la presenza tra i suoi soci fondatori della ditta Invernizzi Presse srl pone oramai da troppo tempo - da subito in realtà - una questione non più eludibile.
- Come documentato da Duccio col suo lavoro di inchiesta giornalistica, e come emerge paradossalmente anche dalle stesse carte presentate dall’azienda nella querela poi ovviamente archiviata allo stesso giornalista in quanto aveva svelato in una serata pubblica semplicemente la verità
- Invernizzi Presse ha venduto anche in Israele attrezzature utilizzate nella fabbricazione di munizioni, tra cui “attrezzatura inerte per la fabbricazione di punte calibro 5.56”, munizioni in uso all’esercito israeliano. - È lo stesso sito aziendale a rivendicare questo tipo di attività pubblicizzando la produzione di “attrezzature rivoluzionarie per la produzione di munizioni”. Non si tratta di un dettaglio tecnico né di un’opinione ideologica. È una contraddizione sostanziale.
- Non si può parlare di transizione ecologica, economia civile e responsabilità sociale mentre si accetta come partner un soggetto che trae profitto dalla filiera dell’industria bellica e da contesti di guerra e violazione dei Diritti. Questa contraddizione, che è già stata fatta presente ed evidenziata pubblicamente più volte, mina la credibilità della CERS e dovrebbe ferire chi, a Lecco, vede nella comunità energetica non solo un progetto tecnico, ma un orizzonte etico. Le comunità non si costruiscono solo con l’energia pulita, ma con scelte coerenti.
- Per questo si chiedono (nuovamente) Atti amministrativi concreti e non più rinviabili che abbiano un valore reale, che vadano oltre lo sventolio della bandiera della Palestina da una finestra da parte del Sindaco o la sola esposizione sui muri del Municipio dello striscione "Ripudia la guerra art.11" o la lettura dei nomi dei bimbi vittime del conflitto in Palestina.
- Si chiede che il Comune (anche attraverso i singoli consiglieri) e gli altri Enti e soggetti aderenti alla Comunità assumano una posizione chiara, coerente, urgente, inderogabile, chiedendo - e deliberando - la revoca dell’adesione di Invernizzi Presse alla CERS, in forza anche dello Statuto, e stabilendo criteri che escludano in futuro soggetti coinvolti in attività incompatibili con i valori di pace, sostenibilità e responsabilità sociale. E che il Comune faccia proprio questo impegno estendendolo, in autonomia, per quelle sue attività non obbligatorie per Legge. Agire ora non significa dividere, ma ricostruire coerenza e fiducia.
- La Cers può essere davvero solidale solo se ha il coraggio di scegliere da che parte stare. Che calibro ha altrimenti l’ipocrisia?
Paolo Trezzi





















