Il gran successo del Belvedere non basta al futuro dei Resinelli. Confronto su turismo e immobili

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Bella o brutta, apprezzata o criticata, la passerella panoramica al Belvedere del Coltignone ormai c’è. E’ lì a strapiombare sul lago. Una realtà, «anche volendo, abbatterla costerebbe troppo», chiosa sorridendo il presidente della Comunità montana Antonio Rusconi. Soprattutto, però, ha fatto la differenza: è diventata la vera attrazione turistica dei Piani Resinelli. Nei fine settimana richiama autentiche folle. La Grignetta è roba per esperti o quasi (per quanto qualche sprovveduto ci si avventuri comunque). Alla passerella, invece, ci possono andare davvero tutti. Anche con calzature non proprio adatte: «Coi tacchi! E che vuoi farci…», ironizza il sindaco mandellese Riccardo Fasoli.
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Insomma, bella o brutta, la passerella ha richiamato ai Resinelli gente che lassù non ci era mai stata prima e probabilmente non si sarebbe mai sognata d’andarci. Ed è l’immagine che circola della località. Anche qualche danno se lo porta pur dietro e sono i problemi i consueti dell’eccessivo afflusso nei giorni festivi, il turismo “mordi e fuggi” come una scia di rifiuti lungo i sentieri o la sosta selvaggia. 
Inoltre, a dirla tutta, non può certo bastare. Se i Piani Resinelli vogliono un futuro turistico e per di più “sostenibile”, non possono certo accontentarsi di quel terrazzino metallico. Ben altro ci vuole. Del resto, di futuro turistico dei Resinelli si parla da circa mezzo secolo. Da quando, esaurito il boom delle seconde case simboleggiato da un orribile “grattacielo”, per la località è cominciato un autentico declino. Un lungo arco di tempo in cui le parole d’ordine sono cambiate di volta in volta.
Ci si riprova. Ci riprova la Comunità montana del Lario Orientale e della Valle San Martino che all’inizio del nuovo mandato amministrativo ha deciso di mettere mano a un progetto concreto e di confrontarsi con la popolazione e cioè gli operatori turistici, che sono soprattutto esercenti, i pochi residenti e i proprietari di seconde case che, nel periodo della villeggiatura, rappresentano pur sempre una grossa fetta di persone. L’appuntamento, questa mattina (sabato 10 gennaio) è all’ex albergo “Rusconi”, il centro intitolato ai fratelli Della Santa che è anche il quartier generale per la visita alle miniere sottostanti. Una cinquantina di persone riunite in una sala gelida per un primo scambio di vedute. Partendo proprio dal patrimonio della Comunità montana e dal suo possibile utilizzo.01._Antonio_Rusconi.JPG (118 KB)
«Quando si fa politica – l’incipit di Rusconi – non si deve giudicare l’operato di chi ci ha preceduto. Si ereditano cose buone e altre meno buone e su quelle si lavora. In questo caso, chi ci ha preceduto ha fatto molti investimenti. A noi ora tocca farli fruttare, è il momento di stendere un progetto. Abbiamo davanti un foglio bianco tutto da scrivere. Questo incontro serve per raccogliere idee e suggerimenti. Che continueranno a essere raccolti nei prossimi due mesi, dopo di che si potrà cominciare seriamente a ragionare su ciò che si può fare».
Presenti all’incontro, oltre al presidente Rusconi, il vicepresidente Luca Pigazzini, il presidente dell’assemblea Simone Scola, gli “assessori” Riccardo Fasoli e Giovanni Bruno Bussola, tra l’altro sindaci rispettivamente di Mandello e di Ballabio, nonché il primo cittadino di Abbadia Roberto Azzoni.
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Al centro dell’attenzione innanzitutto la “questione” della strada che resta pur sempre uno dei problemi più sentiti e appunto il “censimento” del patrimonio della Comunità montana. Per poi allargare lo sguardo sugli interventi futuri, sui possibili progetti da rilanciare o riprendere: per esempio, è assicurato che dalla prossima stagione estiva sarà rimesso in funzione il Parco Avventura, fermo per il cambio di gestione.
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Indicando nel contempo la necessità di ricorrere a bandi e finanziamenti di enti superiori, non potendo la Comunità montana e tanto meno i Comuni mettere a disposizione cifre di non poco conto. Basti pensare appunto alle strade. Solo per l’asfaltatura – dice Azzoni di Abbadia – servirebbero 7 milioni e mezzo…
E infine, la collaborazione e la cogestione tra pubblico e operatori privati, ipotizzata già oltre una decina di anni fa ma poi rimasta lettera morta, soprattutto per i timori dei privati nell’impegnarsi in attività con pochi margini di guadagno e quindi troppo rischiose per un singolo operatore ma anche per eventuali “cordate” che pure erano state prospettate.
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Di strada parla il ballabiese Bussola, ricordando i lavori in corso in alcuni punti e la successiva asfaltatura, grazie a fondi comunitari e dei singoli Comuni. Una boccata d’ossigeno, peraltro, è quella arrivata dall’introduzione della sosta a pagamento i cui soldi raccolti sono interamente destinati alla manutenzione della strada e che ha consentito ai singoli Comuni di incrementare sensibilmente gli stanziamenti annui, per quanto ne servirebbero molti di più per una sistemazione complessiva come i tempi richiederebbero. 
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Fasoli presenta invece il quadro patrimoniale della Comunità montana: per quanto riguarda i Piani Resinelli l’inventario comprende i 110 ettari del Parco del Valentino, l’ex albergo Rusconi, Villa Gerosa Crotta sede del museo, la foresteria ristrutturata per l’accoglienza con posti-letto già pronti, l’ex teleferica che dovrebbe diventare un apiario didattico, il centro di informazioni all’ingresso della località e appunto la passerella. E’ nell’accoglienza – sono una cinquantina le camere di proprietà pubblica realizzate tra ex albergo Rusconi e foresteria di Villa Gerosa Crotta – e nella promozione di servizi di animazione turistica che si deve guardare adesso. Trovando appunto una collaborazione con gli operatori privati, cercando di sciogliere i nodi venuti al pettine in passato e cioè gli eccessivi rischi di impresa, i ridotti margini di guadagno, la forte stagionalità del “mercato”, un lavoro in rete senza esperienze pregresse in grado di dare la giusta direzione, la fragilità economica di talune iniziative.
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Via dunque – come sottolinea Pigazzini – a bandi e a manifestazioni d’interesse aperti a tutti gli operatori interessati, perché è necessario avviare una gestione oculata del patrimonio per evitarne il degrado ma anche per non dover pesare sui conti di Comunità montana e Comuni. Tra le altre cose, all’orizzonte vi è anche un progetto rivolto ai giovani che volessero avviare start-up. Un progetto promosso dai Comuni di Lecco, Mandello e Abbadia e finanziato con soldi dell’Anci (Associazione nazionale Comuni), nel quale si chiede anche di ipotizzare nuove attività economiche possibile ai Resinelli.
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Spazio poi ai contributi del pubblico. Per l’alpinista Pietro Corti va potenziata la casa-museo di Villa Gerosa-Crotta prevedendo anche un rinnovamento dell’esposizione in modo da poter offrire ogni volta qualcosa di diverso al visitatore, magari integrando la fruizione del museo con un’escursione guidata nel parco del Valentino, ma anche valorizzando da una parte il patrimonio culturale e la raccolta fotografica di Silvio Saglio e dall’altro alcuni angoli naturali: la Cima Calolden, la Cima Paradiso, il Coltignone, realizzando itinerari meno invasivi.
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Per Virginia Tentori (proprietaria di una seconda casa), i progetti non devono riguardare solo i turisti ma anche i residenti ed è necessaria un maggiore collaborazione con la vicina Comunità montana della Valsassina. Ma vanno anche sistemate le strutture esistenti come il campo da tennis (ottenendo una promessa da parte di Fasoli), mentre per il traffico si potrebbe pensare a un servizio di navetta con Ballabio dove realizzare un grande parcheggio.
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Secondo Mario Ponziani è necessario avviare una riflessione seria su quali incentivi servano per aiutare i giovani che vorrebbero venire a vivere ai Piani Resinelli.
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E’ Nicola Tosetti, ristoratore, a dire come già ora sia difficile la gestione di un locale: «A pranzo va bene, ma alla sera scendono tutti. Ieri sera ero aperto, ho pagato il personale per due sole persone. Alla sera è il deserto».
Per Simone Masdea dell’associazione Resinelli Turismo Lab sarebbe necessario promuovere progetti di cooperazione anche con il cosiddetto terzo settore (vale a dire l’associazionismo e gli enti no profit).
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Infine Dario Milani: il problema dei bandi andati a vuoto o del mancato intervento dei privati è dovuto a termini insostenibili: a fronte di investimenti di un certo impegno è fondamentale poter contare su tempi di ammortamento idonei. Se un bando dura uno, tre o cinque anni, non si rientra. E’ quindi necessario prevedere tempi di gestione più lunghi».
D.C. 
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