Attesi per lavorare a Lecco, sono 'bloccati' in Africa. ANOLF vince il ricorso

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A poco più di un mese dal primo click day del nuovo Decreto Flussi 2026-2028 per l’ingresso in Italia di lavoratori domestici, previsto per il 18 febbraio, emergono ancora segni evidenti dei limiti di una procedura che, in mancanza di una vera e seria revisione delle leggi sull’immigrazione, resta l’unica modalità per accedere regolarmente in Italia per motivi di lavoro. Una “lotteria” con la quale famiglie e imprese provano ad assumere, a distanza, un lavoratore che non hanno mai conosciuto. Lo sottolinea l'articolazione di Monza Brianza e Lecco di ANOLF(associazione nazionale oltre le frontiere), elevando a esempio il caso di quattro cittadini africani che, pur in possesso del Nulla Osta all'ingresso nel nostro Paese rilasciato dalla Prefettura di Lecco, si sono visti rigettare la possibilità di partire dal Consolato di Abidjan, competente per la Costa d’Avorio e il Burkina Faso. I lavoratori interessati hanno dato mandato all’ANOLF, che già investita dell’assistenza ai loro datori di lavoro nell’inoltro delle istanze per il rilascio dei Nulla Osta, di presentare a mezzo dei suoi legali i ricorsi al TAR del Lazio. Quest’ultimo si è pronunciato su ciascun singolo caso accogliendo tutti i ricorsi presentati.
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Le motivazioni le spiega Andrea Massironi, Presidente di ANOLF Monza Brianza Lecco. “Dopo aver portato a termine con successo la complicata procedura prevista dal Decreto Flussi, queste persone si sono viste negare dal Consolato il diritto di venire in Italia sulla base di requisiti che, per legge, non erano affatto previsti. Per alcuni il rigetto era basato sull’assenza di specifiche competenze nel curriculum, quando queste non erano richieste, così come non era richiesto alcun titolo di studio particolare. Per altri la respinta della richiesta di visto era ancora più subdola: la ragione addotta era che il paese di origine del richiedente il visto non era nell’elenco degli stati ammessi per l’assegnazione delle quote del lavoro domestico; quando in realtà per queste quote tutti gli Stati sono inclusi”.
“Quando un’articolazione della Pubblica Amministrazione emana provvedimenti di rigetto senza fondamento legale, si potrebbe ritenere che lo faccia con la presunzione che queste persone non abbiano le forze per fare ricorso” continua Massironi. “Per questo, ANOLF Monza Brianza Lecco ha deciso di impugnare i dinieghi dei visti, affidando il ricorso allo Studio Legale Damiani di Vergada, in collaborazione con i nostri uffici”. Le sentenze emesse dal TAR garantiranno ai quattro lavoratori coinvolti il visto per entrare in Italia.
Come già denunciato da ANOLF Lombardia e dalla CISL Lombardia in occasione dell’uscita dell’ultimo DPCM che programma gli ingressi dei lavoratori stranieri in Italia per il triennio 2025-2028, Massironi conferma come il Decreto Flussi sia “una procedura inadeguata a rispondere alle reali esigenze del mondo del lavoro e dei territori. Oltre al meccanismo del “click day” che, caso unico in Europa, lega l’accoglimento della domanda alla velocità di invio della domanda nel giorno stabilito dal decreto, anche i numeri confermano il fallimento di questo meccanismo: dall’ultimo monitoraggio della campagna “Ero straniero” emerge infatti che nel 2024 non solo il numero delle domande presentate è stato superiore di quasi 5 volte alle quote disponibili, ma soprattutto soltanto il 7,8% delle persone che effettivamente è riuscita ad entrare in Italia con il Decreto Flussi ha poi ottenuto un permesso di soggiorno e un impiego stabile”.
“Numeri che trovano riscontro nei racconti di chi si rivolge ogni giorno agli sportelli ANOLF” spiega ancora Massironi. “Da una parte persone frodate da inesistenti agenzie di intermediazione che raccontano di aver pagato migliaia di euro per essere messe in contatto con datori di lavoro altrettanto inesistenti, che una volta arrivati in Italia si trovano senza un contratto di lavoro e senza la possibilità di ottenere il permesso di soggiorno, finendo così per ingrossare le fila degli irregolari, del lavoro nero, del sommerso ed essere relegate ai margini della società, in attesa che venga emanata prima o poi l’ennesima “sanatoria”. Dall’altra, famiglie e imprese che cercano di regolarizzare persone che vorrebbero assumere o che già lavorano alle loro dipendenze ma sono impossibilitate a farlo poiché questi lavoratori hanno fatto ingresso in Italia con un visto turistico che non costituisce titolo idoneo per il rilascio di un permesso di soggiorno anche in presenza di una proposta di lavoro. A fronte di evidenti inefficienze e problematicità, ANOLF ribadisce la necessità di un aggiornamento significativo della normativa sull'immigrazione, che risponda realmente alle esigenze demografiche e del mercato del lavoro italiano e non esponga le persone coinvolte al rischio di ritrovarsi nell’irregolarità amministrativa e lavorativa".
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