Il domino e la farfalla
Oggi ennesima mattina di cabaret ferroviario: treni cancellati, treni in ritardo, treni annunciati su un binario e partiti da un altro, treni che sul display promettono una destinazione e poi ne scelgono un’altra, in autonomia, come spiriti liberi. Il tutto senza annunci, perché l’effetto sorpresa è parte dell’esperienza. Una ordinaria mattina di disservizi.
Ritardi di 5, 10, 15 minuti: ormai così normali da non far più notizia. Peccato che bastino a innescare il solito, elegante effetto domino che manda in crisi altre corse, altre linee, altri pendolari. Un piccolo ritardo per l’uomo, un disastro per la rete ferroviaria. Una ordinaria mattina di disservizi.
Poi ti tornano in mente i trionfali annunci di Trenord per le Olimpiadi, ormai a meno di un mese: 124 corse in più, treni ogni mezz’ora da/per Sondrio/Milano, per 23 ore al giorno. E ti chiedi, con candida curiosità: dove li han trovati tutti questi treni? E il personale? Li han evocati? Clonati? Sottratti ad altre linee, altre città, altri territori? Ma soprattutto: dopo le Olimpiadi che fine faranno? Non tutti, certo, ma almeno qualcuno resterà su questa linea di Lecco - città turistica, sì, ma soprattutto città di pendolari, studio e lavoro? Aumenteranno frequenze e qualità del servizio? O bisogna andare a scuole e al lavoro con gli sci in spalla per far credere a Trenord che è sempre Olimpiadi?
Poi ti blocchi. Come i treni. E pensi che già oggi saltan le corse, già ora bastano 5 o 10 minuti di ritardo per mandare tutto in tilt. Figuriamoci cosa potrà succedere con treni ogni mezz’ora su una linea che, per un bel tratto, è ancora a binario unico. Suspense olimpica.
A quel punto ti chiedi anche come sarà possibile che, per un mese, tutte queste cose quotidiane smettano magicamente di accadere. E se davvero non dovessero accadere… perché? E soprattutto: perché solo allora?
Tu, in tutto questo, sei persino un pendolare “fortunato”: puoi scegliere tra le tratte BG e MI. Più opzioni, meno rischio, o forse lo raddoppi, dipende dalla giornata.
Puoi persino ripiegare sui bus urbani. E scopri che, mentre l’attenzione è tutta concentrata sul disastro ferroviario, anche il servizio bus è di qualità precaria e arrancante. Ritardi degni dei treni, se non peggiori. I bus scolastici son talmente affollati che farebbero passare la voglia di studiare anche a Umberto Eco.
Alcuni stili di guida sono allucinati, le fermate richieste col campanello van poi urlate a voce, perché non si sa mai. Aggiungiamoci gli automobilisti in sosta creativa: quattro frecce, in doppia fila come diritto acquisto, genitori che portano i figli fin dentro l’aula. E naturalmente nessun vigile. Mai. Neanche per sbaglio. E se poi capita un incidente - di qualsiasi entità - tra il Barro e un qualsiasi ponte, ecco l’apoteosi: il domino diventa effetto farfalla. Un battito d’ali/auto a Pescate provoca uno tsunami a Laorca o Germanedo. Una ordinaria, prevedibile, quotidianità di disservizi. Però ci sono le bike lane e il carsharing
Ritardi di 5, 10, 15 minuti: ormai così normali da non far più notizia. Peccato che bastino a innescare il solito, elegante effetto domino che manda in crisi altre corse, altre linee, altri pendolari. Un piccolo ritardo per l’uomo, un disastro per la rete ferroviaria. Una ordinaria mattina di disservizi.
Poi ti tornano in mente i trionfali annunci di Trenord per le Olimpiadi, ormai a meno di un mese: 124 corse in più, treni ogni mezz’ora da/per Sondrio/Milano, per 23 ore al giorno. E ti chiedi, con candida curiosità: dove li han trovati tutti questi treni? E il personale? Li han evocati? Clonati? Sottratti ad altre linee, altre città, altri territori? Ma soprattutto: dopo le Olimpiadi che fine faranno? Non tutti, certo, ma almeno qualcuno resterà su questa linea di Lecco - città turistica, sì, ma soprattutto città di pendolari, studio e lavoro? Aumenteranno frequenze e qualità del servizio? O bisogna andare a scuole e al lavoro con gli sci in spalla per far credere a Trenord che è sempre Olimpiadi?
Poi ti blocchi. Come i treni. E pensi che già oggi saltan le corse, già ora bastano 5 o 10 minuti di ritardo per mandare tutto in tilt. Figuriamoci cosa potrà succedere con treni ogni mezz’ora su una linea che, per un bel tratto, è ancora a binario unico. Suspense olimpica.
A quel punto ti chiedi anche come sarà possibile che, per un mese, tutte queste cose quotidiane smettano magicamente di accadere. E se davvero non dovessero accadere… perché? E soprattutto: perché solo allora?
Tu, in tutto questo, sei persino un pendolare “fortunato”: puoi scegliere tra le tratte BG e MI. Più opzioni, meno rischio, o forse lo raddoppi, dipende dalla giornata.
Puoi persino ripiegare sui bus urbani. E scopri che, mentre l’attenzione è tutta concentrata sul disastro ferroviario, anche il servizio bus è di qualità precaria e arrancante. Ritardi degni dei treni, se non peggiori. I bus scolastici son talmente affollati che farebbero passare la voglia di studiare anche a Umberto Eco.
Alcuni stili di guida sono allucinati, le fermate richieste col campanello van poi urlate a voce, perché non si sa mai. Aggiungiamoci gli automobilisti in sosta creativa: quattro frecce, in doppia fila come diritto acquisto, genitori che portano i figli fin dentro l’aula. E naturalmente nessun vigile. Mai. Neanche per sbaglio. E se poi capita un incidente - di qualsiasi entità - tra il Barro e un qualsiasi ponte, ecco l’apoteosi: il domino diventa effetto farfalla. Un battito d’ali/auto a Pescate provoca uno tsunami a Laorca o Germanedo. Una ordinaria, prevedibile, quotidianità di disservizi. Però ci sono le bike lane e il carsharing
Paolo Trezzi





















