Mandello del Lario: Alberto, di giorno tecnico. Di sera scrittore. Due mondi opposti che si incontrano nelle parole
Di giorno tecnico manutentore, di sera scrittore. Due mondi che sembrano lontanissimi e che invece, nella vita di Alberto Dellas, convivono da anni senza mai scontrarsi.
Alberto ha 45 anni, è di origine piemontese, anzi ossolano, ed è arrivato nella nostra provincia portando con sé una passione che non ha mai davvero spento: quella per la scrittura.

Un mestiere concreto il suo, fatto di interventi, diagnosi, urgenze e soluzioni, di giornate che iniziano presto. Ed è proprio quando il lavoro termina che per Alberto inizia un altro tempo, più silenzioso, in cui mettere nero su bianco pensieri, ricordi, immagini. Scrivere non è un piano B, né un sogno nel cassetto: è sempre stato lì. Lo era già a scuola, quando consegnava pagine di tema, come se le parole avessero bisogno di più spazio per uscire tutte.
Nato nel 1981, ha attraversato gli anni Novanta vivendoli fino in fondo e portandoli con sé come un patrimonio emotivo da custodire. Dopo il Covid, complice una fase di rallentamento forzato e di riflessione, ha deciso di fare un passo in più: iniziare a scrivere davvero e pubblicare. Il primo libro con un editore romano, poi la scelta dell’autonomia, con una quindicina di titoli oggi disponibili su Amazon, tutti legati da un filo comune fatto di esperienze vissute e osservate.
Alberto non scrive romanzi, ma racconti che parlano di periodi, età, mondi ben precisi: gli anni Novanta, narrati con ironia e quella nostalgia che fa sorridere e pensare insieme, il calcio dilettantistico, quello “che non conta nulla” ma che è mosso solo dalla passione, e poi i manuali di sopravvivenza dedicati ai 18, ai 30 e ai 40 anni. Proprio il manuale dei quarant’anni è il libro a cui è più legato, scritto mentre quella soglia la stava vivendo in prima persona, in piena pandemia, trasformando un passaggio complesso in un racconto condiviso.
«Scrivere è soprattutto dare più che ricevere ed è tutto ciò che ho», dice Alberto, che non rincorre classifiche o riconoscimenti, ma il dialogo silenzioso con chi legge, quel momento in cui una frase riaccende un ricordo o una sensazione dimenticata.
L’ultimo libro, Valpoland, nasce quasi per istinto, in una sola settimana, scritto di sera dopo il lavoro da tecnico manutentore. Una cinquantina di pagine che trasformano la quotidianità in una favola ironica: il luogo di lavoro, la Valpolini Service di Mandello del Lario, diventa un regno incantato, i furgoni si fanno destrieri e i colleghi assumono i tratti di personaggi riconoscibili, ciascuno con un talento speciale, dalla capacità di risolvere tutto alla calma nei momenti critici, fino al dono della parola capace di rassicurare e convincere. Non è un libro tecnico e non è nemmeno una celebrazione: è uno sguardo laterale, leggero e intelligente, su un mondo che dall’esterno appare solo fatto di numeri, impianti e procedure.
Alberto non cerca etichette. Continua a fare il suo lavoro da tecnico manutentore, con la stessa precisione di sempre, e continua a scrivere quando sente che è il momento giusto. Senza programmi, senza scadenze, senza l’urgenza di dover dimostrare qualcosa. Scrive perché "è una passione". E forse è proprio questo il suo lato più inedito: in un mestiere fatto di urgenze e soluzioni immediate, Alberto si prende il lusso della lentezza, delle parole pensate, delle storie che arrivano solo quando sono pronte.
Tra un intervento e una pagina, continua così a tenere insieme due mondi opposti, dimostrando che anche nelle vite più concrete può esserci spazio per qualcosa che non si aggiusta, ma resta.
Alberto ha 45 anni, è di origine piemontese, anzi ossolano, ed è arrivato nella nostra provincia portando con sé una passione che non ha mai davvero spento: quella per la scrittura.

Un mestiere concreto il suo, fatto di interventi, diagnosi, urgenze e soluzioni, di giornate che iniziano presto. Ed è proprio quando il lavoro termina che per Alberto inizia un altro tempo, più silenzioso, in cui mettere nero su bianco pensieri, ricordi, immagini. Scrivere non è un piano B, né un sogno nel cassetto: è sempre stato lì. Lo era già a scuola, quando consegnava pagine di tema, come se le parole avessero bisogno di più spazio per uscire tutte.
Nato nel 1981, ha attraversato gli anni Novanta vivendoli fino in fondo e portandoli con sé come un patrimonio emotivo da custodire. Dopo il Covid, complice una fase di rallentamento forzato e di riflessione, ha deciso di fare un passo in più: iniziare a scrivere davvero e pubblicare. Il primo libro con un editore romano, poi la scelta dell’autonomia, con una quindicina di titoli oggi disponibili su Amazon, tutti legati da un filo comune fatto di esperienze vissute e osservate. Alberto non scrive romanzi, ma racconti che parlano di periodi, età, mondi ben precisi: gli anni Novanta, narrati con ironia e quella nostalgia che fa sorridere e pensare insieme, il calcio dilettantistico, quello “che non conta nulla” ma che è mosso solo dalla passione, e poi i manuali di sopravvivenza dedicati ai 18, ai 30 e ai 40 anni. Proprio il manuale dei quarant’anni è il libro a cui è più legato, scritto mentre quella soglia la stava vivendo in prima persona, in piena pandemia, trasformando un passaggio complesso in un racconto condiviso.
«Scrivere è soprattutto dare più che ricevere ed è tutto ciò che ho», dice Alberto, che non rincorre classifiche o riconoscimenti, ma il dialogo silenzioso con chi legge, quel momento in cui una frase riaccende un ricordo o una sensazione dimenticata.
L’ultimo libro, Valpoland, nasce quasi per istinto, in una sola settimana, scritto di sera dopo il lavoro da tecnico manutentore. Una cinquantina di pagine che trasformano la quotidianità in una favola ironica: il luogo di lavoro, la Valpolini Service di Mandello del Lario, diventa un regno incantato, i furgoni si fanno destrieri e i colleghi assumono i tratti di personaggi riconoscibili, ciascuno con un talento speciale, dalla capacità di risolvere tutto alla calma nei momenti critici, fino al dono della parola capace di rassicurare e convincere. Non è un libro tecnico e non è nemmeno una celebrazione: è uno sguardo laterale, leggero e intelligente, su un mondo che dall’esterno appare solo fatto di numeri, impianti e procedure.
Alberto non cerca etichette. Continua a fare il suo lavoro da tecnico manutentore, con la stessa precisione di sempre, e continua a scrivere quando sente che è il momento giusto. Senza programmi, senza scadenze, senza l’urgenza di dover dimostrare qualcosa. Scrive perché "è una passione". E forse è proprio questo il suo lato più inedito: in un mestiere fatto di urgenze e soluzioni immediate, Alberto si prende il lusso della lentezza, delle parole pensate, delle storie che arrivano solo quando sono pronte.Tra un intervento e una pagina, continua così a tenere insieme due mondi opposti, dimostrando che anche nelle vite più concrete può esserci spazio per qualcosa che non si aggiusta, ma resta.
C.C.




















