Uno sforzo collettivo per riqualificare il cimitero di Laorca
Cimitero di Laorca da riqualificare. Una tesi di laurea diventa il progetto ufficiale. E adesso si può cominciare a mettere mano all’intervento. A piccoli passi. Non ci sono previsioni di tempo né di spesa complessiva. Ma l’importante è partire. Con un lavoro di squadra: il Comune, la parrocchia, la Fondazione della comunità di Laorca e Malavedo, la Fondazione comunitaria del Lecchese. E chi altri si renderà disponibile.
Il programma è stato presentato ieri sera nel corso di un’affollata assemblea tenutasi all’oratorio di Laorca con l’intervento del parroco don Giuseppe Salvioni, del sindaco Mauro Gattinoni, degli assessori Emanuele Manzoni e Roberto Pietrobelli, della presidente della Fondazione comunitaria lecchese Maria Grazia Nasazzi e di quella della Fondazione laorchese Cristiana Achille.

A distanza hanno portato il loro saluto le due neolaureate del Politecnico lecchese che hanno studiato il progetto diventato il punto di partenza dell’intera operazione: Susanna Eneide e Maria Francesca Spezzacatene. A condurre il giornalista ma soprattutto laorchese Lorenzo Colombo.

Trattandosi di un luogo particolarmente delicato sotto tutti i punti di vista (architettonici, culturali e religiosi, ma anche ambientali), il progetto si muove in punta di piedi, più un restauro che una ristrutturazione, un intervento conservativo per risolvere le criticità senza stravolgere il contesto di uno degli angoli tra i più suggestivi della città. Già decantato dalle guide turistiche dell’Ottocento quando, ahinoi, i milanesi salivano a staccarne le stalattiti per decorare i parchi dei loro palazzi urbani, quello di Laorca è oggi inserito nelle mappe dei più interessanti cimiteri europei.

Dovranno essere sistemati il viale della Rimembranze che vi conduce, la scalinata di accesso, le passerelle, i muri, i corrimano. Dovrà essere risistemata la vegetazione, togliendo quella più invasiva sostituendo per esempio le conifere con piante di minor dimensione. E a proposito di vegetazione, già dibattito su un platano che sorge lungo la scalinata e le cui radici mettono a rischio il muro di contenimento e solleva le tombe. C’è chi vuole abbatterlo e chi no: si vedrà. Dovrà essere rivisto l’arredo: le sedute in acciaio, le fontanelle, i cestini portarifiuti, i pannelli informativi.
Dovrà inoltre essere consentito l’accesso ai disabili e alle carrozzine: saranno quindi installati un miniascensore e una piattaforma elevatrice, pavimentazione e segnaletica tattili. Dovranno essere poi realizzate rampe di accesso dalla via Gianola alla Via Crucis e da questa al cimitero. Infine, dovrà anche essere prestata attenzione alla parete rocciosa e al degrado delle grotte.

La tesi-progetto di Eneide e Spezzacatene è già stata sottoposta agli organismi superiori come la Soprintendenza che hanno avanzato alcuni suggerimenti e correttivi.

Ma la grande sfida – come l’ha definita il sindaco – è l’impegno collettivo, la collaborazione tra più organismi, il mettere in comune le forze. Già il Comune ha messo a bilancio un primo stanziamento di 40 mila euro ma il prossimo obiettivo è il bando promosso dalla Fondazione comunitaria del Lecchese previsto per il mese di giugno; entro settembre dovrà quindi essere presentato il progetto di un primo lotto di lavori che potrà essere finanziato con le consuete modalità: la Fondazione metterà a disposizione la metà della cifra, mentre l’altra metà dovrà essere recuperata autonomamente dai richiedenti. E i prossimi mesi serviranno anche alla ricerca dei fondi necessari, oltre che per ottenere l’approvazione da parte della Curia e della Soprintendenza.

Si parla delle necessità di racimolare 150mila euro e quindi di una spesa di circa 300mila euro per sistemare il viale della Rimembranza. Perché quello sarà il primo lotto, il primo passo. Poi si proseguirà: la scalinata, il sagrato della chiesetta di San Giovanni, per arrivare alla grotta della Madonna di Lourdes.

La serata è stata aperta dal parroco don Salvioni, insediatosi da pochi mesi nei quali «sono salito molte volte al cimitero, ma sono due i momenti che ritengo più significativi. Un primo, il giorno di Ognissanti quando sono salito per le funzioni, mi sono guardato intorno e mi sono detto che ho innaffiato un giardino perché lì sotto ci sono le nostre radici: noi siamo gli alberi e i rami sono i nostri ragazzi. Un secondo momento, la mattina di Natale quando mi è stato chiesto di celebrare l’Eucarestia proprio lì al cimitero: perché, mi è stato detto, non possiamo metterci a tavola senza avere onorato i nostri morti, quelli che hanno costruito le case in cui abitiamo. Non credo che questo succeda da una qualsiasi altra parte del mondo. E allora il nostro cimitero, realizzato lassù, è una luce che illumina le nostre case».

E’ poi intervenuto il sindaco Gattinoni: «Certo, ci chiederete cosa costa, quando partono i lavori e poi cosa faremo per il platano. Ma prima ci sono altri discorsi. Perché ci sono progetti che si fanno assieme o altrimenti non partono. Un esempio è il “Laorcalab”, un altro il parco del Grom, diventati luoghi di incontro, di impegno comune, di collaborazione. E il cimitero di Laorca è la sfida delle sfide: parte è di proprietà comunale, parte della parrocchia, parte ancora di privati. Ecco perché è necessario unire le forze. Il cimitero è inserito nelle mappe europee dei cimiteri storici, è un luogo di valore per i laorchesi, per la città e non solo. E’ un simbolo. E prendersi cura dei simboli significa prendersi cura dei valori e della nostra identità che in questo modo diventa una speranza per il futuro».

Raccogliendo poi lo spunto delle “radici”, Gattinoni ha aggiunto come quelle radici di cui ha parlato il parroco non sono solo quelle dei laorchesi, ma anche della nostra città, perché sono le radici del nostri sviluppo, della nostra industria; in quel cimitero sono sepolti quelli che hanno fatto la Lecco industriale.

Da parte sua Nasazzi ha parlato di «un progetto che attira, curioso, bello», ma anche lei ha voluto concentrare l’attenzione sul senso di comunità e di appartenenza e quindi sulla necessaria collaborazione. «E non è solo una questione economica – ha concluso – perché magari i soldi ci sono già, magari si trovano comunque, ma non è quello che conta. Ciò che conta è appunto la collaborazione, il mettersi insieme per un progetto collettivo».

Achille si è soffermata sulle tappe del progetto supportato da indagini tecniche (strutturali, geologiche, agronomiche), sul dialogo già avviato con la Soprintendenza e la Curia, annunciando un aggiornamento sull’iter dell’intera pratica per il mese di luglio in occasione della tradizione Festa di Laorca: «In quell’occasione magari saremo anche in grado di comunicare la data di inizio dei lavori».

L’assessore Manzoni ha sottolineato ancora come sia necessario che ciascuno metta il proprio “pezzetto” perché solo così è possibile avviare un percorso.

Infine, l’assessore Pietrobelli ha rilavato l’importanza di muoversi un passo per volta di «aggrapparci a cifre congrue, perché se si guarda a quanto costerebbe l’intera operazione ci spaventiamo e magari non si fa niente».
Avanti quindi. Seppur lentamente. «Possiamo essere certi – ha concluso con una battuta Lorenzo Colombo – che in piedi o distesi i laorchesi vedranno il nuovo cimitero».
A distanza hanno portato il loro saluto le due neolaureate del Politecnico lecchese che hanno studiato il progetto diventato il punto di partenza dell’intera operazione: Susanna Eneide e Maria Francesca Spezzacatene. A condurre il giornalista ma soprattutto laorchese Lorenzo Colombo.
Trattandosi di un luogo particolarmente delicato sotto tutti i punti di vista (architettonici, culturali e religiosi, ma anche ambientali), il progetto si muove in punta di piedi, più un restauro che una ristrutturazione, un intervento conservativo per risolvere le criticità senza stravolgere il contesto di uno degli angoli tra i più suggestivi della città. Già decantato dalle guide turistiche dell’Ottocento quando, ahinoi, i milanesi salivano a staccarne le stalattiti per decorare i parchi dei loro palazzi urbani, quello di Laorca è oggi inserito nelle mappe dei più interessanti cimiteri europei.
Dovranno essere sistemati il viale della Rimembranze che vi conduce, la scalinata di accesso, le passerelle, i muri, i corrimano. Dovrà essere risistemata la vegetazione, togliendo quella più invasiva sostituendo per esempio le conifere con piante di minor dimensione. E a proposito di vegetazione, già dibattito su un platano che sorge lungo la scalinata e le cui radici mettono a rischio il muro di contenimento e solleva le tombe. C’è chi vuole abbatterlo e chi no: si vedrà. Dovrà essere rivisto l’arredo: le sedute in acciaio, le fontanelle, i cestini portarifiuti, i pannelli informativi.
La tesi-progetto di Eneide e Spezzacatene è già stata sottoposta agli organismi superiori come la Soprintendenza che hanno avanzato alcuni suggerimenti e correttivi.
Ma la grande sfida – come l’ha definita il sindaco – è l’impegno collettivo, la collaborazione tra più organismi, il mettere in comune le forze. Già il Comune ha messo a bilancio un primo stanziamento di 40 mila euro ma il prossimo obiettivo è il bando promosso dalla Fondazione comunitaria del Lecchese previsto per il mese di giugno; entro settembre dovrà quindi essere presentato il progetto di un primo lotto di lavori che potrà essere finanziato con le consuete modalità: la Fondazione metterà a disposizione la metà della cifra, mentre l’altra metà dovrà essere recuperata autonomamente dai richiedenti. E i prossimi mesi serviranno anche alla ricerca dei fondi necessari, oltre che per ottenere l’approvazione da parte della Curia e della Soprintendenza.
Si parla delle necessità di racimolare 150mila euro e quindi di una spesa di circa 300mila euro per sistemare il viale della Rimembranza. Perché quello sarà il primo lotto, il primo passo. Poi si proseguirà: la scalinata, il sagrato della chiesetta di San Giovanni, per arrivare alla grotta della Madonna di Lourdes.
La serata è stata aperta dal parroco don Salvioni, insediatosi da pochi mesi nei quali «sono salito molte volte al cimitero, ma sono due i momenti che ritengo più significativi. Un primo, il giorno di Ognissanti quando sono salito per le funzioni, mi sono guardato intorno e mi sono detto che ho innaffiato un giardino perché lì sotto ci sono le nostre radici: noi siamo gli alberi e i rami sono i nostri ragazzi. Un secondo momento, la mattina di Natale quando mi è stato chiesto di celebrare l’Eucarestia proprio lì al cimitero: perché, mi è stato detto, non possiamo metterci a tavola senza avere onorato i nostri morti, quelli che hanno costruito le case in cui abitiamo. Non credo che questo succeda da una qualsiasi altra parte del mondo. E allora il nostro cimitero, realizzato lassù, è una luce che illumina le nostre case».
E’ poi intervenuto il sindaco Gattinoni: «Certo, ci chiederete cosa costa, quando partono i lavori e poi cosa faremo per il platano. Ma prima ci sono altri discorsi. Perché ci sono progetti che si fanno assieme o altrimenti non partono. Un esempio è il “Laorcalab”, un altro il parco del Grom, diventati luoghi di incontro, di impegno comune, di collaborazione. E il cimitero di Laorca è la sfida delle sfide: parte è di proprietà comunale, parte della parrocchia, parte ancora di privati. Ecco perché è necessario unire le forze. Il cimitero è inserito nelle mappe europee dei cimiteri storici, è un luogo di valore per i laorchesi, per la città e non solo. E’ un simbolo. E prendersi cura dei simboli significa prendersi cura dei valori e della nostra identità che in questo modo diventa una speranza per il futuro».
Raccogliendo poi lo spunto delle “radici”, Gattinoni ha aggiunto come quelle radici di cui ha parlato il parroco non sono solo quelle dei laorchesi, ma anche della nostra città, perché sono le radici del nostri sviluppo, della nostra industria; in quel cimitero sono sepolti quelli che hanno fatto la Lecco industriale.
Da parte sua Nasazzi ha parlato di «un progetto che attira, curioso, bello», ma anche lei ha voluto concentrare l’attenzione sul senso di comunità e di appartenenza e quindi sulla necessaria collaborazione. «E non è solo una questione economica – ha concluso – perché magari i soldi ci sono già, magari si trovano comunque, ma non è quello che conta. Ciò che conta è appunto la collaborazione, il mettersi insieme per un progetto collettivo».
Achille si è soffermata sulle tappe del progetto supportato da indagini tecniche (strutturali, geologiche, agronomiche), sul dialogo già avviato con la Soprintendenza e la Curia, annunciando un aggiornamento sull’iter dell’intera pratica per il mese di luglio in occasione della tradizione Festa di Laorca: «In quell’occasione magari saremo anche in grado di comunicare la data di inizio dei lavori».
L’assessore Manzoni ha sottolineato ancora come sia necessario che ciascuno metta il proprio “pezzetto” perché solo così è possibile avviare un percorso.
Infine, l’assessore Pietrobelli ha rilavato l’importanza di muoversi un passo per volta di «aggrapparci a cifre congrue, perché se si guarda a quanto costerebbe l’intera operazione ci spaventiamo e magari non si fa niente».
Avanti quindi. Seppur lentamente. «Possiamo essere certi – ha concluso con una battuta Lorenzo Colombo – che in piedi o distesi i laorchesi vedranno il nuovo cimitero».
D.C.





















