Anche a Lecco si festeggia il Senegal campione d'Africa (con Sadio Mané come 'icona')
"Lunedì nessuno lavorerà, ma il giorno sarà pagato. Esultate senza pensieri fino a tarda notte". È festa nazionale, oggi, in Senegal. Lo ha stabilito lo stesso presidente Bassirou Diomaye Faye, sceso subito in piazza nelle scorse ore per unirsi alle celebrazioni della sua gente per la vittoria della Coppa d'Africa, la seconda nella storia dopo quella di quattro anni fa per la Nazionale calcistica di Sadio Mané e compagni.
Una finale folle, quella disputata ieri sera a Rabat contro il Marocco. Il Senegal, infatti, ha avuto la meglio con il risultato di 1 a 0 solo ai supplementari grazie a un super gol di Pape Gueye, centrocampista classe 1999 del Villarreal.
E il tutto, peraltro, dopo minuti di altissima tensione per un rigore concesso dall'arbitro a favore dei padroni di casa proprio all'ultimo istante dei tempi regolamentari (ma poi sbagliato dall'ex Milan Brahim Diaz), a seguito del quale gli avversari erano tornati per protesta negli spogliatoi, fino ad essere richiamati in campo dallo stesso Mané.
Al fischio finale, comunque, non ci sono più stati dubbi sul risultato. E così è partita la festa, a Dakar ma anche nelle tante città italiane dove vivono da più o meno tempo numerose persone originarie del Paese africano, tra cui Lecco: anche nel capoluogo manzoniano qualcuno si è ritrovato in piazza per celebrare il trionfo, come ci ha raccontato con orgoglio Ass Casset, storico sindacalista della CGIL e presidente dell'associazione dei senegalesi della provincia.
"Io ho guardato la finale a casa, con la mia famiglia e alcuni amici, ma so che altri si sono dati appuntamento in un locale in città per poi festeggiare in centro" ci ha raccontato quest'oggi. "Per il Senegal è una vittoria molto importante e ricca di significati, perché parla di futuro: la nostra è una squadra giovane e piena di talenti (la maggior parte dei giocatori milita in club europei, ndr), come del resto è giovane tutto il nostro Paese, dove il calcio è un bene di tutti e per tutti in quanto rappresenta un modo per stare insieme, per sentirsi uniti anche quando ci sono difficoltà e problemi. Lo sport, in generale, sa davvero unire i popoli".
La partita, come detto, è stata "macchiata" nel finale da un episodio tutt'altro che edificante, condannato anche da Casset: "Ritengo sbagliata la scelta di abbandonare il campo e tornare negli spogliatoi dopo il rigore. Posso capire la rabbia del momento ma non condivido: un allenatore - che è un professionista e anche un educatore - non deve comportarsi in questo modo".
Alla fine però, come dicevamo, tutto è andato per il meglio per il Senegal, trascinato ancora una volta dal suo indiscusso leader Sadio Mané (ora in Arabia all'Al-Nassr, dopo anni ad alti livelli in Europa tra Liverpool e Bayern Monaco, ndr): "Per noi è un'icona, una sorta di monumento" ha commentato Casset, confermando il noto impegno del calciatore nel suo Paese di origine.
"Sadio sta partecipando attivamente allo sviluppo sociale, economico e culturale del Paese: sta costruendo scuole, pozzi, centri medici e anche una scuola di formazione professionale per donne, sta investendo nell'agricoltura e sta facendo lavorare tantissimi giovani, ai quali lancia ogni giorno messaggi importanti con lo stile di vita "semplice" che conduce, a dispetto delle sue enormi possibilità. Per noi è un esempio".
Non diversamente dall'ex Napoli Kalidou Koulibaly, che nei giorni scorsi ha parlato pubblicamente dell'orgoglio di rappresentare il Senegal a livello internazionale ("la questione non riguarda solo una partita di calcio, riguarda il mio sangue, la mia storia e i sogni dei miei genitori").
"Anche lui ha vissuto tanti anni in Europa ma il suo cuore è ancora là, ha un grande senso di appartenenza: ecco perché ha capito che quella di ieri non è una vittoria solo per lui e la squadra ma per tutti noi senegalesi, che viviamo di calcio" ha concluso Casset, che con l'associazione è un vero e proprio punto di riferimento per i suoi connazionali residenti nel lecchese: "Il nostro obiettivo - ha ricordato per l'occasione - è quello di promuovere la cultura senegalese in uno spirito di convivenza pacifica e solidale, sostenendo i nostri soci nel loro percorso di inserimento nel tessuto economico, sociale e culturale dell'Italia, un Paese che per noi è casa e che amiamo. Come associazione siamo soliti incontrarci una volta al mese presso la Camera del Lavoro della CGIL, ma a breve avremo una sede nostra che metteremo volentieri a disposizione di tutti, anche delle altre comunità straniere e in generale dell'intero territorio".




Ass Casset
"Io ho guardato la finale a casa, con la mia famiglia e alcuni amici, ma so che altri si sono dati appuntamento in un locale in città per poi festeggiare in centro" ci ha raccontato quest'oggi. "Per il Senegal è una vittoria molto importante e ricca di significati, perché parla di futuro: la nostra è una squadra giovane e piena di talenti (la maggior parte dei giocatori milita in club europei, ndr), come del resto è giovane tutto il nostro Paese, dove il calcio è un bene di tutti e per tutti in quanto rappresenta un modo per stare insieme, per sentirsi uniti anche quando ci sono difficoltà e problemi. Lo sport, in generale, sa davvero unire i popoli".


Festeggiamenti sul lungolago a Lecco
Alla fine però, come dicevamo, tutto è andato per il meglio per il Senegal, trascinato ancora una volta dal suo indiscusso leader Sadio Mané (ora in Arabia all'Al-Nassr, dopo anni ad alti livelli in Europa tra Liverpool e Bayern Monaco, ndr): "Per noi è un'icona, una sorta di monumento" ha commentato Casset, confermando il noto impegno del calciatore nel suo Paese di origine.



B.P.





















