Santo Stefano: 'Spazio Accoglienza e Salute' funziona e cresce
La notizia è che lo “Spazio Accoglienza e Salute” ospitato dalla parrocchia di San Francesco in viale Turati aggiunge una mattinata (quella di giovedì) alle due attive fino a oggi per offrire una serie di servizi alla popolazione anziana del quartiere a cominciare dei controlli medici di routine.

In realtà, dietro c’è una storia da raccontare. Nei tre anni di funzionamento dello “Spazio” i volontari che vi si dedicano sono aumentati e ciò consente appunto di far funzionare lo sportello per una mattinata in più. Ma soprattutto che il piccolo ambulatorio è diventato un centro gravitazionale attorno al quale hanno preso forma e ruotano altre attività in grado di venire incontro ai bisogni dei più avanti con l’età: 1.400 persone che hanno superato i 65 anni su una popolazione complessiva del rione di Santo Stefano di 5.200 abitanti.

L’argomento è stato al centro di una conferenza stampa tenutasi questa mattina al convento dei cappuccini e alla quale sono intervenuti l’assessore al Sociale Emanuele Manzoni, il parroco Vitale Marinetti, il responsabile della società “San Vincenzo” Giuseppe Butta, il medico di base Pietro Baccomo, l’operatrice sociosanitaria del servizio anziani comunale Rosaura Ravasio, l’infermiera volontaria Rita Ferraris e, per l’associazione “Artimedia”, Anna Spinelli. Con loro anche un utente del centro, non proprio del tutto sconosciuto e cioè Gianni Riva, per tanti anni firma dell’edizione lecchese del quotidiano “Il Giorno” e di altre testate.

Cogliendo appunto l’occasione di annunciare il “giorno in più”, l’incontro ha voluto sottolineare il ruolo particolare che lo “Spazio Accoglienza e Salute” è andato acquistando per la vita sociale del rione di Santo Stefano. E’ nato tre anni fa sulla scia di una precedente lunga esperienza, quella dell’ambulatorio avviato negli anni Settanta, sempre alla parrocchia dei Cappuccini e su iniziativa tra gli altri di un altro storico medico di base del quartiere quale Pietro Fezzi. Ambulatorio che aveva interrotto l’attività durante il periodo del covid.
E’ stato proprio dopo la pandemia che è stata valutata la necessità di ripartire riaggiornando la proposta da offrire alla popolazione tenendo conto anche della serie di nuove esigenze manifestatesi nel corso degli ultimi anni. E’ partito così il progetto che ha visto la collaborazione del Comune, della parrocchia, della Società San Vincenzo e della rete dei medici di base, con Baccomo che ha riallestito il centro dal punto di vista medico.

Introducendo l’incontro, Manzoni ha ricordato come lo “Spazio” sia stato avviato proprio tre anni fa, nel febbraio del 2023 sulla falsariga delle iniziative promosse in altri rioni, ciascuna dando risposta a esigenze particolari: “Il giglio” di Pescarenico era stato il primo ad aprire i battenti. Sono poi venuti il “Laorcalab” appunto di Laorca e il “Labirinto” a Bonacina. «Si tratta di una rigenerazione dei rioni – ha detto Manzoni - Perché se fanno notizia, come è giusto che sia, i luoghi che chiudono, devono fare notizia anche quelli che aprono e che danno nuova vitalità ai quartieri. E ciò è possibile, come per lo “Spazio” di Santo Stefano, se ciascuno dà il proprio contributo e porta la propria esperienza».

Il parroco Marinetti ha citato il celebre passo del Vangelo di Matteo («Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi…») per dire che in tutte le persone che vengono aiutate vi si può vedere Gesù ed è bello esserne coscienti.

Giuseppe Butta ha ricordato come l’attuale progetto abbia cominciato a prendere forma proprio durante il periodo della pandemia: «Avevamo censito gli anziani del quartiere. Molti erano quelli soli. E durante la pandemia ci siamo chiesto dove fossero finiti. Avevamo quindi già qualche idea, quando è arrivato l’interessamento del Comune per l’ambulatorio. E del resto, gli stessi anziani ci chiedevano quando sarebbe stato riaperto. Abbiamo reclutato infermieri e volontari, il dottor Baccomo ha revisionato l’aspetto sanitario. E scegliendo di chiamare lo spazio “Accoglienza e salute” abbiamo voluto sottolineare come sentirsi bene è una cosa e stare bene un’altra: stare bene significa fare parte di una comunità. E ciò richiama il nostro compito. Non solo un ambulatorio, dunque, ma anche un luogo d’incontro, di orientamento e di promozione delle iniziative che avvengono in città. Oltre a cercare in chi si rivolge a noi se non ci sia anche qualche disagio nascosto».
E così sono state promosse altre iniziative: il mercoledì ci si ritrova al circolo parrocchiale per scambiare quattro chiacchiere, un caffè, ma non solo sono stati organizzati incontri con l’Auser sulla sanità e con i carabinieri sui consigli per difendersi dalle truffe. E poi pranzi comunitari, giochi, musica…
«Inizialmente – continuato Butta – eravamo sei volontari e tre infermieri, ora siamo il doppio. Non solo “vincenziani”, ma anche cittadini comuni. E ciò testimonia che si tratta di una responsabilità civile. Chiunque di noi può diventare importante per la società».

E’ poi intervenuto Pietro Baccomo definendo spazi come questi delle “perle” che vanno difesi e ciò anche sul fronte della sicurezza, invitando il Comune a implementare al massimo il sistema di videosorveglianza. Per rendere la città più bella e più sicura perché «se sei in un posto e ne vedi l’ordine e la bellezza, ne senti il profumo, allora ti viene la voglia di collaborare».
Baccomo ha sottolineato come lo spazio sia anche diventato un “mini hub” per le vaccinazioni antinfluenzali, rispondendo a circa 800 richieste in poco tempo. Ed è inoltre un’occasione per tenere monitorata la salute delle persone, anche semplicemente misurando la pressione e non solo. Perché, venendo qui un anziano ha la possibilità di essere sotto controllo costante dal punto di vista sanitario ed essere indirizzato al medico in caso di necessità.

In quanto alle iniziative collaterali alla pura assistenza sanitaria, Baccomo ha anche parlato di “rieducazione” delle persone anziane, iniziative che non solo sono rivolte a chi è ancora vivace e curioso, ma anche a coloro che hanno avuto problemi cerebrovascolari o di demenza senile.
«Si tratta – la conclusione del medico – di piccole grandi cose che hanno dati grandi risultati. Se è vero, come si dice, che fa più rumore un albero che cade, è giusto far vedere anche la foresta che cresce…» Del resto, «il vero killer di oggi è lo stress, andiamo sempre di corsa quando invece non ci sarebbe fretta e luoghi come questo aiutano: non dico che fanno vivere più a lungo, ma senz’altro più sereni».

Da parte sua, Rosaura Ravasio ha offerto alcuni dati sul funzionamento del servizio garantito ora da dieci volontari, quattro infermieri, un medico e una operatrice sociosanitaria. In tre anni le persone che – una volta sola o invece con costanza quasi settimanale – si sono presentate allo “Spazio” sono state 173, per ciascuna delle quali è stato redatto un “Diario della salute”. Si tratta di utenti dai 60 ai 90 anni, la media è fissata a 75. Nel corso del 2025, la media è stata di 8 persone al giorno, con 650 accessi complessivi per l’assistenza sanitaria: «Non è un traguardo, ma abbiamo costituito una base solida».

Rita Ferraris ha sottolineato come, con questa attività, vi sia la possibilità di fornire consigli utili, magari sul movimento o su esercizi da fare o solo sulla dieta: «Le persone anziane hanno sempre diecimila dubbi che non riescono a dire al medico e che invece confidano all’infermiera che sentono più vicina. Me ne sono resa conto anche lavorando in corsia. E noi li ascoltiamo».

Anna Spinelli di “Artimedia”, associazione impegnata sul fronte della disabilità, ha rilevato come nel rione di Santo Stefano, oltre a una grande popolazione anziana, vi sia anche una forte presenza di disabili. E allora «occorre uscire dai centri diurni per andare nei quartieri di residenza abituale e ciò aiuta a fare diventare le persone “cittadini attivi”. La parrocchia, per esempio, è attiva su vari fronti. Uno è la collaborazione con il Banco alimentare: c’è un orto proprio dietro alla collina del convento dei Cappuccini dove si producono verdure che vengono poi consegnate al Banco alimentare. Con la San Vincenzo sono state avviate altre attività nelle scuole, Dalla collaborazione reciproca, nascono sempre nuove idee».

Infine, Gianni Riva che ha detto come invecchiare sia inevitabile e con l’invecchiare si hanno problemi di salute. Ma non solo. E quando vieni qui, ti tieni sotto controllo. Ma nel contempo trovi anche qualcuno più anziano con te, hai occasione di scambiare quattro chiacchiere e così diventa un’occasione di incontro».
Come detto, lo Spazio Accoglienza e Salute che si apre sul sagrato della chiesa di San Francesco è aperto il martedì, il giovedì e il venerdì dalle 9,30 alle 11,30,
In realtà, dietro c’è una storia da raccontare. Nei tre anni di funzionamento dello “Spazio” i volontari che vi si dedicano sono aumentati e ciò consente appunto di far funzionare lo sportello per una mattinata in più. Ma soprattutto che il piccolo ambulatorio è diventato un centro gravitazionale attorno al quale hanno preso forma e ruotano altre attività in grado di venire incontro ai bisogni dei più avanti con l’età: 1.400 persone che hanno superato i 65 anni su una popolazione complessiva del rione di Santo Stefano di 5.200 abitanti.
L’argomento è stato al centro di una conferenza stampa tenutasi questa mattina al convento dei cappuccini e alla quale sono intervenuti l’assessore al Sociale Emanuele Manzoni, il parroco Vitale Marinetti, il responsabile della società “San Vincenzo” Giuseppe Butta, il medico di base Pietro Baccomo, l’operatrice sociosanitaria del servizio anziani comunale Rosaura Ravasio, l’infermiera volontaria Rita Ferraris e, per l’associazione “Artimedia”, Anna Spinelli. Con loro anche un utente del centro, non proprio del tutto sconosciuto e cioè Gianni Riva, per tanti anni firma dell’edizione lecchese del quotidiano “Il Giorno” e di altre testate.
Cogliendo appunto l’occasione di annunciare il “giorno in più”, l’incontro ha voluto sottolineare il ruolo particolare che lo “Spazio Accoglienza e Salute” è andato acquistando per la vita sociale del rione di Santo Stefano. E’ nato tre anni fa sulla scia di una precedente lunga esperienza, quella dell’ambulatorio avviato negli anni Settanta, sempre alla parrocchia dei Cappuccini e su iniziativa tra gli altri di un altro storico medico di base del quartiere quale Pietro Fezzi. Ambulatorio che aveva interrotto l’attività durante il periodo del covid.
E’ stato proprio dopo la pandemia che è stata valutata la necessità di ripartire riaggiornando la proposta da offrire alla popolazione tenendo conto anche della serie di nuove esigenze manifestatesi nel corso degli ultimi anni. E’ partito così il progetto che ha visto la collaborazione del Comune, della parrocchia, della Società San Vincenzo e della rete dei medici di base, con Baccomo che ha riallestito il centro dal punto di vista medico.
Introducendo l’incontro, Manzoni ha ricordato come lo “Spazio” sia stato avviato proprio tre anni fa, nel febbraio del 2023 sulla falsariga delle iniziative promosse in altri rioni, ciascuna dando risposta a esigenze particolari: “Il giglio” di Pescarenico era stato il primo ad aprire i battenti. Sono poi venuti il “Laorcalab” appunto di Laorca e il “Labirinto” a Bonacina. «Si tratta di una rigenerazione dei rioni – ha detto Manzoni - Perché se fanno notizia, come è giusto che sia, i luoghi che chiudono, devono fare notizia anche quelli che aprono e che danno nuova vitalità ai quartieri. E ciò è possibile, come per lo “Spazio” di Santo Stefano, se ciascuno dà il proprio contributo e porta la propria esperienza».
Il parroco Marinetti ha citato il celebre passo del Vangelo di Matteo («Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi…») per dire che in tutte le persone che vengono aiutate vi si può vedere Gesù ed è bello esserne coscienti.
Giuseppe Butta ha ricordato come l’attuale progetto abbia cominciato a prendere forma proprio durante il periodo della pandemia: «Avevamo censito gli anziani del quartiere. Molti erano quelli soli. E durante la pandemia ci siamo chiesto dove fossero finiti. Avevamo quindi già qualche idea, quando è arrivato l’interessamento del Comune per l’ambulatorio. E del resto, gli stessi anziani ci chiedevano quando sarebbe stato riaperto. Abbiamo reclutato infermieri e volontari, il dottor Baccomo ha revisionato l’aspetto sanitario. E scegliendo di chiamare lo spazio “Accoglienza e salute” abbiamo voluto sottolineare come sentirsi bene è una cosa e stare bene un’altra: stare bene significa fare parte di una comunità. E ciò richiama il nostro compito. Non solo un ambulatorio, dunque, ma anche un luogo d’incontro, di orientamento e di promozione delle iniziative che avvengono in città. Oltre a cercare in chi si rivolge a noi se non ci sia anche qualche disagio nascosto».
E così sono state promosse altre iniziative: il mercoledì ci si ritrova al circolo parrocchiale per scambiare quattro chiacchiere, un caffè, ma non solo sono stati organizzati incontri con l’Auser sulla sanità e con i carabinieri sui consigli per difendersi dalle truffe. E poi pranzi comunitari, giochi, musica…
«Inizialmente – continuato Butta – eravamo sei volontari e tre infermieri, ora siamo il doppio. Non solo “vincenziani”, ma anche cittadini comuni. E ciò testimonia che si tratta di una responsabilità civile. Chiunque di noi può diventare importante per la società».
E’ poi intervenuto Pietro Baccomo definendo spazi come questi delle “perle” che vanno difesi e ciò anche sul fronte della sicurezza, invitando il Comune a implementare al massimo il sistema di videosorveglianza. Per rendere la città più bella e più sicura perché «se sei in un posto e ne vedi l’ordine e la bellezza, ne senti il profumo, allora ti viene la voglia di collaborare».
Baccomo ha sottolineato come lo spazio sia anche diventato un “mini hub” per le vaccinazioni antinfluenzali, rispondendo a circa 800 richieste in poco tempo. Ed è inoltre un’occasione per tenere monitorata la salute delle persone, anche semplicemente misurando la pressione e non solo. Perché, venendo qui un anziano ha la possibilità di essere sotto controllo costante dal punto di vista sanitario ed essere indirizzato al medico in caso di necessità.
In quanto alle iniziative collaterali alla pura assistenza sanitaria, Baccomo ha anche parlato di “rieducazione” delle persone anziane, iniziative che non solo sono rivolte a chi è ancora vivace e curioso, ma anche a coloro che hanno avuto problemi cerebrovascolari o di demenza senile.
«Si tratta – la conclusione del medico – di piccole grandi cose che hanno dati grandi risultati. Se è vero, come si dice, che fa più rumore un albero che cade, è giusto far vedere anche la foresta che cresce…» Del resto, «il vero killer di oggi è lo stress, andiamo sempre di corsa quando invece non ci sarebbe fretta e luoghi come questo aiutano: non dico che fanno vivere più a lungo, ma senz’altro più sereni».
Da parte sua, Rosaura Ravasio ha offerto alcuni dati sul funzionamento del servizio garantito ora da dieci volontari, quattro infermieri, un medico e una operatrice sociosanitaria. In tre anni le persone che – una volta sola o invece con costanza quasi settimanale – si sono presentate allo “Spazio” sono state 173, per ciascuna delle quali è stato redatto un “Diario della salute”. Si tratta di utenti dai 60 ai 90 anni, la media è fissata a 75. Nel corso del 2025, la media è stata di 8 persone al giorno, con 650 accessi complessivi per l’assistenza sanitaria: «Non è un traguardo, ma abbiamo costituito una base solida».
Rita Ferraris ha sottolineato come, con questa attività, vi sia la possibilità di fornire consigli utili, magari sul movimento o su esercizi da fare o solo sulla dieta: «Le persone anziane hanno sempre diecimila dubbi che non riescono a dire al medico e che invece confidano all’infermiera che sentono più vicina. Me ne sono resa conto anche lavorando in corsia. E noi li ascoltiamo».
Anna Spinelli di “Artimedia”, associazione impegnata sul fronte della disabilità, ha rilevato come nel rione di Santo Stefano, oltre a una grande popolazione anziana, vi sia anche una forte presenza di disabili. E allora «occorre uscire dai centri diurni per andare nei quartieri di residenza abituale e ciò aiuta a fare diventare le persone “cittadini attivi”. La parrocchia, per esempio, è attiva su vari fronti. Uno è la collaborazione con il Banco alimentare: c’è un orto proprio dietro alla collina del convento dei Cappuccini dove si producono verdure che vengono poi consegnate al Banco alimentare. Con la San Vincenzo sono state avviate altre attività nelle scuole, Dalla collaborazione reciproca, nascono sempre nuove idee».
Infine, Gianni Riva che ha detto come invecchiare sia inevitabile e con l’invecchiare si hanno problemi di salute. Ma non solo. E quando vieni qui, ti tieni sotto controllo. Ma nel contempo trovi anche qualcuno più anziano con te, hai occasione di scambiare quattro chiacchiere e così diventa un’occasione di incontro».
Come detto, lo Spazio Accoglienza e Salute che si apre sul sagrato della chiesa di San Francesco è aperto il martedì, il giovedì e il venerdì dalle 9,30 alle 11,30,
D.C.





















